La misura della distanza.

Perché con tutta la scienza e la matematica che abbiamo codificato nei millenni non esiste un misuratore di distanze tra le persone?

Eppure lo sentiamo – di essere più vicini a qualcuno che abbiamo desiderio di vedere che non a qualcuno che è nella nostra stessa stanza ma che abbiamo deciso di ignorare.

Eppure la sentiamo – la distanza.

La distanza di non riuscire a parlare con qualcuno che ci conosce intimamente. La vicinanza – in potenza – con un estraneo al quale potremmo, se solo capitasse l’occasione, aprire il nostro cuore.

Oggetti simili a quello in foto servono a misurare distanze. Sono distanziometri al laser. Li punti verso l’oggetto del quale devi misurare la distanza rispetto a dove ti trovi, premi un pulsante. In un secondo (è un modo di dire, in realtà ci mette meno di un secondo) la distanza appare scritta sul display. Perché. Perché il metro laser emette un raggio laser (di qui il nome) di bassa potenza, che raggiunge il bersagli, lo colpisce e torna indietro. Il metro laser misura quanto tempo ci vuole, e conoscendo la velocità del laser nell’atmosfera, sa qual è la distanza. Alcuni le memorizzano, le distanze, possono calcolare superfici, volumi, altezze. Alcuni riescono a misurare anche distanze oltre i mille metri. Più costano, più misurano lontano. Più costano, più sono precisi.

Ma quella distanza là, quella non la misurano mica.

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