Drag – pet.

Marc Quinn, “Thomas Beatie”, 2009, marble

E un giorno i gatti si vestiranno da cani, e i cani da panda, e i panda da giraffe, e le farfalle da elefanti.

Questo sarà l’inizio di tutto, perché a quel punto anche le briciole si vestiranno da tovaglie e le poltrone da gatti.

E a chi chiederà: Ma che cosa diavolo sta succedendo? Questi felici risponderanno: Siamo quello che siamo. E questi non potrà che annuire.

E anche la cenere si vestirà da cenere, e i posacenere da sigaretta, le pentole da coperchi e i coperchi da coperte. I galloni si vestiranno da cedroni, le cedrate da tassoni, i tassi da tassisti, le tasse da estetisti, gli esteti da scambisti. La televisione si vestirà da comò, la luna da falò, il partigiano da altopiano, il divano da banano e il bidet da pret à porter.

E io in una bellissima serata d’inverno mi ritroverò seduta su un banano con un coperchio di lana sulle gambe ad accarezzare un panda guardando un comò, e penserò, col cuore pieno di stupore: Mai riuscirò a comprendere la meravigliosa meraviglia dell’universo mondo.

Mentre questa visione mi appare chiara davanti agli occhi e la scrivo, incrocio lo sguardo delle mie gatte, che mi guardano a loro volta, ma lontane mille milioni di anni. E’ tutta una questione di pollici, e non c’entrano le televisioni, ma l’evoluzione. Stanno pensando: Ad aver evoluto i pollici opponibili, tanto atti all’apertura di scatolame a noi destinato, qui si suonerebbe un’altra musica.

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