Lapsus.

Una delle targhette originali, SIGMUND FREUD MUSEUM, Vienna

Dialogo in ufficio. Tratto da una storia vera.

Ally Mc Beal:

Certo che la mente umana a volte fa veramente degli strani scherzi. Un giorno dovevo fare 10 milioni di telefonate, avevo il cervello bollito, a un certo punto sull’elenco dovevo richiamare una persona che di cognome faceva PATTANA. Ero sicura al 100% che avrei sbagliato… Mi sono messa lì, e mi sono ripetuta mille volte PATTANA PATTANA PATTANA. Chiamo. Squilla. Risponde. E io dico: Buongiorno, la signora TRAIA?

In psicoanalisi, i lapsus sono inquadrati all’interno della categoria più generale degli atti mancati. Essi sono considerati forme di espressione indiretta dell’inconscio: l’errore che prende corpo nel lapsus, secondo Freud, è solo apparentemente casuale. Il lapsus non solo sarebbe la manifestazione di un desiderio inconscio che affiora e trova, così, soddisfacimento, ma costituirebbe anche un canale attraverso il quale trovano sfogo pensieri che, altrimenti, resterebbero rimossi dalla censura.

Il lapsus freudiano è un fenomeno psicologico che prende nome da Sigmund Freud, il quale lo descrisse per la prima volta (chiamandolo Fehlleistung o parapraxis) nel saggio “Psicopatologia della vita quotidiana” (1901).

Nella teoria psicoanalitica, si suppone che i contenuti che l’inconscio esprime attraverso i lapsus siano, in generale, di natura sessuale, sebbene questo non sia sempre evidente dal loro contenuto apparente.

Wikipedia.it

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