Il debito.

C’era una volta un omino.


Questo omino aveva una certa quantità di amici, colleghi, conoscenti e parenti.
Un giorno questo omino si trovò in difficoltà, con un problema che non sapeva come affrontare.
Allora capitò che ne parlasse con una persona che conosceva. Non era nè un amico vero, nè un parente, nè un collega: semplicemente un conoscente, che aveva incontrato tempo prima, e incontrato ancora per caso qualche altra volta.
Lui stesso, tempo dopo, si domandò come mai avesse parlato proprio con quella persona e non con un’altra fra le tante care che aveva, ma si rispose che era stata semplicemente una coincidenza.
Fatto sta che proprio davanti a quella persona tutte le domande, le angosce, i dubbi che lo tormentavano sgorgarono fuori senza pudore come un conato.


La persona lo ascoltò con attenzione e pazienza – “con l’attenzione e la pazienza di chi non ti ascolta tutti i giorni”, pensò poi l’omino – e con delicatezza gli disse che cose ne pensava, gli diede qualche consiglio prudente, e lo tranquillizzò, rassicurandolo. Amorevolmente, pur non essendo amico di lunga data, gli raccomandò di fargli sapere come si sarebbe evoluta la faccenda, dimostrandogli così di avere in qualche modo a cuore la soluzione del suo problema.
L’omino trovò le sue parole molto giuste e sagge, tant’è che si ritrovò a riflette su quello che gli era stato detto, e poi persino a mettere in atto ciò che gli era stato consigliato.
Ritrovò speranza, vigore e un’attitudine così positiva che alla fine risolse il suo problema, le cose ricominciarono ad andargli bene, e lui si dimenticò di ringraziare il quasi estraneo dell’aiuto che gli aveva dato.
Passò molto tempo, la vita dell’omino continuò a scorrere tranquilla, finché non incontrò una donna che desiderava.


Il pensiero di lei lo rincorreva da sveglio e lo tormentava nel sonno. Ormai tutto in lui tendeva verso quella donna, tutto il resto non destava in lui il benché minimo interesse, trascurava il lavoro, gli amici, la famiglia, addirittura se stesso.
Incontrò per caso quella persona che conosceva, e per prima cosa si scusò per non essersi più fatto sentire, e la ringraziò per i suoi preziosi consigli; quest’altra si disse molto felice di sentire che le cose fossero andate bene, e gli chiese come stava, e come mai avesse un’aria così sdrucita.
Allora l’omino le raccontò della donna che gli occupava il cuore, gliela descrisse nei minimi dettagli con le lacrime agli occhi, e le parlò della sua pena. La persona rimase ad ascoltarlo molto attentamente, in silenzio, a lungo, poi con discrezione diede una sua opinione su quello che aveva sentito, e su come secondo lei l’omino dovesse comportarsi.
Si salutarono; l’omino la ringraziò per il tempo che gli aveva dedicato, promettendo di farle sapere come la cosa si sarebbe risolta, e si allontanò rimacinando tra sè e sè tutto quello che gli era stato detto.
Capì in fretta che le osservazioni che gli erano state fatte erano giuste; questo gli permise di riuscire a guardare le cose da una prospettiva nuova e rivoluzionaria. In breve si fece avanti con la donna, che accettò il suo amore.
Al matrimonio invitò anche quella persona che conosceva, gli chiese addirittura di fargli da testimone, e questa accettò molto volentieri.
Durante la festa, al colmo della gioia, le si avvicinò e le disse: “Non so davvero come ringraziarti. Già due volte mi hai aiutato e io non ho ancora fatto niente per te. Dimmi che cosa posso fare per ricambiare tutto il bene che ho ricevuto da te.”
Allora la persona che conosceva gli rispose: “Non ti preoccupare, prima o poi sarò io ad avere bisogno di te.”
“Allora non avrai che da chiamarmi” disse l’omino “e io ci sarò per te”.

Capitò poi che i due non si incontrassero per molto tempo. La vita dell’omino scorreva felice: il lavoro, la famiglia, la salute, tutto andava bene.
Un giorno però l’omino ebbe una disgrazia, e perse il lavoro. Era disperato, non sapeva come fare: aveva una famiglia da mantenere.
Cercava di sembrare sereno per non preoccupare la sua bella moglie, ma dentro l’angoscia lo divorava, il timore che i risparmi messi da parte finissero lo tormentava giorno e notte. Non mangiava, non dormiva: faceva lunghissime passeggiate durante le quali si arrovellava per trovare una soluzione, ma senza riuscirci mai.


Fu durante una di queste passeggiate che incontrò quella persona che conosceva: fu felice di vederla. Si abbracciarono, quasi subito questa si accorse che c’era qualcosa che non andava. Si sedettero su una panchina, e l’omino vuotò il sacco. La persona che conosceva lo ascoltò attentamente, poi gli disse quello che pensava. L’omino era talmente disperato che appena sentì parole di incoraggiamento senza pensarci due volte corse via subito a mettere in pratica i consigli che aveva ricevuto. E risolse i suoi problemi.
Allora invitò la persona che conosceva a cena per ringraziarla, e ancora una volta le disse: “Come posso sdebitarmi con te?” e questa gli rispose: “Non preoccuparti, prima o poi verrà l’occasione. C’è tutto il tempo del mondo.”
La vita dell’omino continuò a scorrere felice per molti anni, velocemente come scorrono i momenti di felicità. Ebbe due figli, comprò una bella casa, poi i figli diventarono grandi, a loro volta si sposarono e gli diedero dei bei nipotini.

Finché un giorno sua moglie si ammalò, e dopo una lunga malattia morì, lasciandolo solo in una casa piena di ricordi.
L’omino si sentì come colpito a morte. Niente sembrava avere più senso per lui. Si chiuse sempre più in se stesso, allontanando parenti, amici e persone care e rifugiandosi nella solitudine.


Un giorno incontrò quella persona che conosceva. Salutandola scoppiò a piangere, disperato le raccontò tutto il suo dolore. La persona che conosceva lo ascoltò, e si commosse alle sue parole. Gli diede conforto e forza, e l’omino la salutò sentendosi più sereno. Prima di andarsene le chiese: “Che cosa potrò mai fare per ripagare tutto l’aiuto che mi hai dato?” e questa rispose: “Non preoccuparti, ci penseremo alla fine.”
E con serenità l’omino visse gli ultimi anni, circondato dalle persone che gli erano care, vedendo crescere i propri nipoti.
Finché non si ammalò, e un giorno venne ricoverato in ospedale.


Ormai era molto anziano, e i medici dissero subito ai figli che non si poteva fare altro che alleviare le sue sofferenze e aspettare che venisse il momento.
L’omino era sereno, nel suo letto d’ospedale, aveva vissuto una vita ricca e felice, aveva accanto a sè tutte le persone che amava – anche se di giorno in giorno la sua vista si annebbiava sempre di più e gli costava uno sforzo enorme riconoscere i volti di chi gli parlava.
Comunque era felice, comunque sorrideva.
Un giorno riconobbe nella nebbia sempre più densa della sua malattia il volto di quella persona che conosceva. Fu felice di poterla salutare, perché sapeva bene che non sarebbe mai uscito da quell’ospedale.
“Sono felice che tu sia qui” le disse “così posso ancora ringraziarti. Alla fine non ho fatto nulla per te, sono costretto ad andarmene senza aver pagato questo debito.”
“Tu ti sbagli” disse la persona “hai fatto molto per me. Qui e ora paghi il tuo debito, la tua vita è mia.”
Detto questo, gli chiuse gli occhi. L’omino lasciò scivolare via il suo ultimo respirò, e morì sorridendo.
La persona che conosceva uscì dall’ospedale e si allontanò: aveva ancora molte persone da aiutare.

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