FRINGE! Littel Itali.

Come da tradizione, gli italiani all’estero – e non solo loro, ma questa è un’altra storia – tendono a fare mucchietto, gruppetto, quartierino, little italy, mafia, spaghetti, mandolino.

E io devo dire che sperduti e sparuti in questo mare di gente fa piacere a volte incontrare qualcuno che quando ti scappa una colorita espressione più o meno dialettale intesa ad offendere la tua divinità annuisce, approva, rimarca, o semplicemente ti mette una mano sulla spalla.

Io di Littel Itali nei miei pochi e tanti anni di vita ne ho viste una serie – intendo: di persone che cercano di mettersi insieme per sempre o temporaneamente con l’obiettivo di, appunto, condividere gli obiettivi, fare muro, fare gruppo, dato che, così ci insegnano, l’unione fa la forza.

Io di Littel Itali nei miei fin qui anni di vita ne ho viste parecchie, mi è successo tante volte di far parte o di osservare a lato gruppi di persone che si proponevano di lavorare insieme per il vantaggio di tutti, mirabile intenzione, anche furba ed economica a pensarci: il lavoro di tante braccia a vantaggio di tutti, e non ognuno sanguinolento nella sua personale infinita solitaria battaglia per la sopravvivenza. Anche i branchi gli stormi le flotte di animali, non di tutti, ma di alcuni, funzionano così: meglio uniti che soli soletti.

Ma il branco per l’uomo – che tra i mammiferi è quello delle eccezioni – funziona medio, anzi, diciamo la verità: funziona zero.

Tante belle intenzioni, tante belle parole, ma poi va a finire che nella concretezza delle cose i patti sono chiari, ma scivolosi, multiformi o amorfi, come l’acqua di Camilleri che non ha forma e prende quella di ciò che di volta in volta la contiene – insomma, a differenza del lupo, della gazzella, della rondine con o senza la primavera: l’uomo in gruppo non funziona.

Lo diceva anche Calvino nel Barone Rampante, che noi uomini / noi italiani, non ricordo la precisione della riflessione, siamo bravi a fare gruppo a metterci tutti insieme quando c’è un’emergenza, una catastrofe, un nemico comune. Poi appena il problema si risolve o si supera, ognuno torna a farsi gli affari propri. (ecco, lui magari lo diceva meglio).

Quindi: viste tante di Littel Itali, ma viste funzionare veramente poche, anzi, forse nessuna.

Qui al Fringe la Little Itali che si è un po’ creata non è stata decisa a tavolino, forse per questo riesce ad avere tutto il bello del parlare, condividere, sostenersi, e niente del brutto che può avere – parlare con qualcuno mentre si calcola mentalmente per che cosa, come, quanto e quando ci può essere utile, e da questo calcolo decidere che atteggiamento tenere.

Ecco. I nostri vicini di remi – casuali, non calcolati, semplicemente incontrati – sono Cristian (Ceresoli), Silvia (Gallerano), Marta (Ceresoli) e Inti (Nilam), che sono nella nostra stessa venue (Summerhall) con il loro spettacolo THE SHIT / LA MERDA (more info). Loro sono più rock’n’roll di noi, perché stanno in scena per tutto il festival, fino al 26 agosto.

SFIGA ad essere pop, DESTINO ad essere un po’ più eleganti, io lo spettacolo in italiano non l’ho mai visto; l’ho visto per la prima volta in inglese qui al Fringe, poco dopo il nostro arrivo. E sicuramente il mio giudizio è legato alla situazione in cui l’ho visto. Ma quale giudizio non lo è? Ed ha poi così senso preoccuparsene?

Quello che mi fa pensare è che il loro spettacolo parla del nostro paese. Il nostro spettacolo parla del nostro paese. Per quello che ho capito, anche lo spettacolo di Sanpapié parla del nostro paese – ma di questo scriverò dopo averlo visto (more info).

Quindi per quanto si dica che la situazione è disastrosa, intanto, si dice. E finché c’è qualcosa da dire …

Intanto, The Shit. Quello che ho visto io è:

Una stanza, vuota. I muri scrostati dall’umidità. Un odore strano. Un corpo con una bocca enorme che vomita parole, in una lingua che non è la mia ma che so sento capisco che parla anche di me. Un racconto che mi porta lontano, fino a casa, ma mi lascia fuori a guardare dalla finestra, e tutto prende una prospettiva diversa. So che quel mostro lo conosco bene, lo conosco da anni, lo conosco da sempre. Perché quel mostro è anche me.

Intanto, Littel Itali.

Che significa anche fermarsi stanotte qui, al Summerhall, per cercare di sistemare l’acustica della sala in cui siamo che ha un riverbero che sembra il duomo di Milano.

Perché in realtà noi facciamo poche repliche.

Eh, allora è meglio che ci proviamo prima che finiscano le vostre repliche. Però magari visto che ne fate poche non ne vale la pena.

Eh sì, ma voi ne fate tante.

Vabbè.

Comunque.

Vediamo di recuperare una cassa di birra.

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