FRINGE! Psicoacustica – 3a e ultima puntata (speriamo).

parte del set di Francesco Arcuri per Noi Non Siamo Qui

Penultimo giorno al Fringe di Edinburgo.

In parte contenta di stare per tornare a casa, in parte con la sensazione di aver perso qualcosa per strada.

Nel frattempo, sono atterrati qui in Scozia anche i Sanpapié, e la nostra piccola comunità di littel italians è cresciuta! (loro debuttano domani, noi domani invece facciamo l’ultima replica, è così, la vita è una ruota che gira, tutto scorre, non fare oggi quello che potresti non voler aver fatto domani, eccetera eccetera).

Sento come un dovere risportarvi l’ultimo capitolo della ormai esausta saga sulla psicoacustica scozzese, anche se io vi ho preso parte solo come spettatrice.

Diciamo di immaginare un dialogo sempre ipotetico tra due littel italici – finzione eccetera eccetera.

 

1 L.I.: Com’è andata? (lo spettacolo, NdR)

2 L.I.: Bene bene. Cosa ci fate già qui?

1 L.I.: Eh, il nostro intervento coi teli (vedi qui) ha funzionato talmente bene che dobbiamo fare un sound check e risettare tutto e usare il riverbero che avevamo chiesto all’inizio. L’avevamo chiesto, poi visto che c’era già di suo non l’abbiamo mai usato, poi però l’abbiamo levato e lo dobbiamo rimettere.

2 L.I.: Ah. Capisco. Beh, buon lavoro.

1 L.I.: A dopo!

 

Poco più tardi.

 

2 L.I.: Fatto tutto?

1 L.I.: Fatto niente.

2 L.I.: E perché?

1 L.I.: E perché ci hanno portato via il riverbero.

2 L.I.: ?

1 L.I.: Ieri abbiamo chiesto a PIT (vedi qui) di poter fare questa prova, e gli abbiamo spiegato perché. E lui ci ha detto di sì che non c’era problema. Solo che quando siamo arrivati il riverbero non c’era. Siamo andati da lui e ci ha detto che AH SI’, SO SORRY, I APOLOGIZE, IT’S MY FAULT ma il riverbero il pomeriggio serve su un altro spettacolo.

 

Federico Bonaconza, Mario Fedeli, Andrea Pinna e Valentina Scuderi si preparano per la replica.

Ci dev’essere da qualche parte nella tradizione orale una storiella simile a questa:

Ci sono un italiano e uno scozzese che percorrono lo stesso marciapiede uno verso l’altro. Arrivati alla stessa altezza, lo scozzese va a sbattere contro l’italiano e gli dice I’M SO SORRY, I APOLOGIZE, IT’S MY FAULT. L’italiano risponde Ok, non importa. Ognuno continua per la sua strada.

Il giorno dopo, alla stessa ora, si ritrovano nella stessa situazione e di nuovo lo scozzese va a sbattere contro l’italiano, e di nuovo gli dice I’M SO SORRY, I APOLOGIZE, IT’S MY FAULT. L’italiano un po’ scocciato gli risponde Ok, ma stai un po’ attento magari.

Il giorno dopo, alla stessa ora, i due si ritrovano nella stessa situazione e quando stanno per incontrarsi l’italiano dà una potente manata in testa allo scozzese, e gli dice: IT’S TO LATE TO APOLOGIZE.

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