1. Una notte come tutte.

– Mi scusi.

– Sì?

– Mi scusi. Con chi posso parlare gentilmente…

(suona un telefono)

– Aspetti un attimo. (risponde) Centrale di polizia. Sì. Sì. Ah certo. Sì, le passo l’interno. Salve, buonasera. (preme un bottone e riattacca) Diceva?

– Dicevo, avrei bisogno di parlare con qualcuno per…

(suona un telefono)

– Pronto? No, non è ancora arrivato. No. Se ti dico che non è arrivato, vuol dire che non è ancora arrivato. Non lo so. Sì è acceso. E’ acceso. Ma cosa vuoi che controlli? (sbuffando si allontana dal telefono, poi ci ritorna) Ho controllato. Il fax è acceso. Non è arrivato niente. Sì. Sì. Sì. Quando arriva chiamo. Sì. Me lo ricordo. Sì. Me lo appunto. Sì. Ciao. (riattacca) Mi scusi ancora. Diceva?

– Devo fare una denuncia.

– Ma si sente bene?

– Non mi sento molto bene, ma alla mia età ci si abitua. Qualche linea di febbre, niente di che. La gola secca, ma faccio fatica a bere.

– Mmm. Ok. Faccia un passo indietro magari.

– Oh sì, sì certo mi scusi. Non volevo…

(porgendo dei fogli) Riempia questo modulo.

(suona un telefono)

– Centrale di polizia. Sì. Ho capito. Deve venire qui. Ho detto: deve venire qui. Di persona. E compilare il modulo. Si figuri. Arrivederci. (riattacca)

(coi fogli in mano) Ha una penna?

– No.

– Come prego?

– Non ce l’ho la penna.

– Come non ce l’ha? Ne ha almeno due lì, sulla scrivania.

– Sì, ma queste sono mie. Non sono autorizzato a darle una penna.

– Ma scusi, e con cosa compilo il modulo?

– C’è mica scritto fuori CARTOLERIA? O no?

– No, però la prenderei solo in prestito per un attimo.

– Non sono autorizzato. Immagini che lei poi si fa male con la penna. Sarebbe mia la responsabilità.

(suona un telefono)

– Centrale di polizia. Sì. Sì. Le passo l’interno. Buonasera. (preme un bottone e riattacca; con tono confidenziale) Una volta un drogato strafatto che era stato portato qui per essere interrogato ha tentato di uccidere il piantone, con una bic.

– Scusi, ma le sembro forse un … drogato?

– Signora mia, se lei facesse questo mestiere qua e vedesse tutti i giorni quello che vedo io, non si stupirebbe più di nulla.

– Senta, io …

(suona un telefono)

– Centrale di polizia. Sì. Ah, ho capito. Sì. Le passo l’interno. Come dice? Se non risponde, vedrà che adesso risponde. Glielo passo. Salve. (preme un bottone e riattacca)

– Senta, io devo solo compilare questo modulo. Mi presti la penna. Ci siamo solo io e lei qui. Non la vedrà nessuno. E se dovessi cercare di farle del male con questa penna che lei mi presta, potrà sempre spararmi con quella grossa pistola che porta alla cintura.

– Sì, ma è una cosa che cerchiamo di non fare. Dico, usare armi da fuoco qui dentro.

– Quanti anni ha?

– 28.

– Ecco. Io ne ho quasi il triplo. Secondo lei, anche a mani nude, chi ha più possibilità di cavarsela tra me e lei?

– Mai lasciarsi ingannare dalle apparenze.

– Andiamo.

(porgendo la penna) Non si allontani troppo.

– La ringrazio infinitamente.

(suona un telefono)

– Centrale di polizia. Ancora? Aspetti allora. Richiami tra 5 minuti. (riattacca; risolleva la cornetta, preme un pulsante) Pronto! Ma che vi siete addormentati tutti? C’è sto tizio che ha chiamato cento volte, si può sapere perché non prendete la chiamata quando la passo? Dai, che palle! Quando richiama vedete di rispondere! (riattacca)

(Poco dopo, il telefono squilla. Il poliziotto risponde. La sua voce e tutti i rumori dell’atrio della stazione di polizia passano in secondo piano, poi sullo sfondo. La Signora Anziana è in disparte, curva su un ripiano, con la mani deformate dall’artrosi cerca faticosamente di compilare il modulo. Si sente solo la punta della biro incidere sul piano di legno attraverso la carta. Poi a questo si aggiunge un altro rumore, come di rubinetto che gocciola. Le lacrime della Signora Anziana picchiettano il modulo faticosamente compilato.)

(il telefono squilla, di nuovo in primo piano)

– Centrale di polizia. Le passo l’interno. Vedrà che adesso le rispondono. Sì, sì, ho capito, abbiamo tutti bisogno. Sì. (preme un bottone e riattacca)

(suona il telefono)

– Che c’è? No. Non è arrivato. Ti giuro che non è arrivato. Ho capito che è urgente, ma se non è arrivato non è arrivato. Aspetta un attimo. (tappa la cornetta con la mano) Che c’è ancora?

(porgendo la penna) La biro non va.

– Cos’ha che non va?

– La biro non funziona.

– Senta, signora, io non è che posso stare qui a farle da badante. Vuole fare la denuncia? E la faccia, cristo. Se poi non è capace, trovi qualcuno che le dia una mano. O venga il sabato pomeriggio, c’è lo sportello Amico dei Disabili, se viene presto magari un volontario libero lo trova. (al telefono) Senti, non è che se è urgente io ci posso fare qualcosa. Chiama quelli e dì che te lo mandino. A loro devi dire che è urgente, mica a me. Io sto qua seduto davanti al fax tutta la notte ma se non arriva non arriva. Eh? Cosa? No, no, no. Non è possibile che sia arrivato e io non me ne sia accorto. Non è possibile. Senti, non è che posso tirarlo fuori se non c’è, sono loro che …

(La Signora Anziana scavalca il bancone con un balzo è addosso al poliziotto gli pianta la penna di lato nel collo profondamente poi la estrae il sangue esce a fiotti come da un tubo rotto il poliziotto grida la Signora Anziana gli morde a sangue un orecchio poi gli pianta la penna all’altezza dello sterno in profondità il poliziotto le tira un pugno che le rovescia la testa all’indietro e le fa sputare la dentiera lei barcolla ma non cade il poliziotto afferra la cornetta grida AIUTO CRISTO SCENDETE la Signora Anziana gli strappa il telefono dalle mani e con quello lo colpisce alla testa con tutta la forza che ha il poliziotto perde sangue barcolla a sua volta ma riesce a spingerla indietro estrarre la pistola dalla fondina e spararle alla testa la Signora Anziana vola all’indietro ed atterra sulla fotocopiatrice mentre uno scalpiccio dalle scale indica l’arrivo dei rinforzi che però si bloccano all’ingresso dell’atrio non appena vedono la vecchia con la testa spappolata e il ragazzo sconvolto coperto di sangue con la pistola fumante in mano.)

(Nel silenzio, il rumore della stampa di un fax, poi di fogli che cadono a terra.)

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