4. Interno giorno.

– Ciao.

– Ciao. Com’è andata?

– Bene. Scusa ma ho pochissimo tempo e devo per forza fare una doccia.

– Sì, sì, lo so, la valigia è già pronta. Hai fame?

– Non tanta, ma qualcosa mangio. Dio che stanchezza… Qui tutto bene?

– Niente di grave, però …

– Dov’è la piccola?

– Tranquillo, è in camera sua.

– E’ successo qualcosa?

– Chico … Chico è scappato.

– Tutto qua?

– Come dici?

– Scusa ma mi hai fatto prendere un colpo, mi dici così, niente di grave, uno pensa subito al peggio. Se è solo il cane …

– Beh, non è solo il cane, è Chico.

– Sì, sì, va beh, meglio così. Ma siete uscite a cercarlo?

– Abbiamo fatto il giro del quartiere, e niente, dovevi vederla, era disperata, e lo chiamava, lo chiamava… Credi che dovremmo fare denuncia? Intendo, alla polizia. Si fa in questi casi? Tesoro, cosa stai facendo?

– Scusa, devo controllare una cosa al volo, mi è venuta in mente… Ci metto un secondo.

– Sai che non mi piace il computer sulla tovaglia.

– Non è un computer, è un tablet.

– Fa lo stesso. Non è un buon esempio da dare alla bambina.

– Tanto è di sopra.

– E’ di sopra a piangere disperata per il suo cane. Ma mi stai ascoltando?

– Eh? Sì, certo, certo che ti ascolto. E’ di sopra a piangere. Ma sì, vedrai che le passa.

– Tesoro.

– Dammi un secondo. Mail inviate. Ieri.

– Credevo che stessimo parlando.

– Stiamo parlando, no?

– No, io sto parlando, tu stai leggendo su quel coso.

– Dammi tregua due secondi. Due secondi e ho fatto. Intanto ti ascolto. Ma dov’è finita? Ieri l’ho mandata.

– Guarda che tra poco è pronto.

– No, devo prima fare la doccia.

– Amore mio… vieni dalla mamma, vieni qua. Cos’è questo, vediamo…

– Un disegno.

– Amore ma è bellissimo!

– Papà, ho fatto questo disegno.

– Ciao tesorino, aspetta un attimo che il papà finisce…

– Metti via quel coso, tesoro, puoi?

– Ti ho chiesto due secondi, tesoro, me li concedi altri due secondi? E’ importante.

– Amore vieni qui, aspettiamo un attimo che tuo padre finisca questa cosa importantissima che deve fare per forza adesso. Fammi vedere bene il disegno. Questa chi è?

– Questa sono io.

– E cosa fai?

– Cammino per la strada che cerco Chico.

– E quello lì cos’è?

– Chico sopra una nuvola.

– Amore mio non piangere, vedrai che lo troveremo.

– Mamma io non so se lo troviamo. Lui se n’è andato via. Forse non voleva più stare con noi.

– Amore ma cosa dici? Certo che voleva.

– E allora perché è andato via?

– Magari è andato solo a fare un giretto, vero caro?

– E’ tardissimo. Vado a fare la doccia.

– Papà guarda il disegno.

– Ah sì il disegno. Siediti qui. Vediamo. E’ bellissimo. Questa sei tu?

– Sì.

– E questo?

– Questo è Chico su una nuvola.

– E questo?

– Questo sei tu.

– Con la valigia.

– Veramente quello è il tuo computer.

– E’ un capolavoro. E questo cos’è? Un raggio di sole?

– Questa è la pipì di Chico che ti cade in testa.

– Amore!

– Chico faceva sempre la pipì sulla valigia di papà.

– Tesoro, se levi il coso metto in tavola la cena, che dici?

– Sì, ma non per me.

– Avevi detto che qualcosa mangiavi.

– Ormai ho perso un sacco di tempo sono praticamente già in ritardo.

– Papà vai via?

– Sì tesoro.

– E quando torni?

– Fra tre o quattro giorni al massimo.

– Ma allora non mi puoi aiutare a cercare Chico?

– Tesoro, ma vedrai che Chico torna.

– E se non torna?

– Lo andrai a cercare con la mamma.

– Tesoro, devi proprio partire?

– Ma stai scherzando?

– Non puoi rimandare?

– Due giorni di riunioni a Hong Kong?

– Dai papà… Io ci volevo andare con te a cercarlo…

– Quindi è un no.

– Beh, mi sembra ovvio.

– Come al solito.

– Come al solito cosa?

– Come al solito dici di no.

– Adesso stai esagerando.

– Quando a Barbara era scappato il cane, c’era andata col suo papà a cercarlo. L’ha anche scritto nel tema, a scuola.

– Puoi andare anche tu con Barbara e il suo papà a cercare Chico.

– Non mi sembra una cosa da dire alla bambina.

– Dato che il papà di Barbara adesso è disoccupato ha tutto il tempo che vuole, no?

– E magari visto che ha tanto tempo libero può anche portare fuori me una sera, no?

– Se vuoi uscire col papà di Barbara fallo pure.

– Forse non ti rendi conto di cosa stai dicendo.

– Come fai a pensare che possa non partire? Non sto mica andando in gita.

– Stai perdendo delle cose importanti e neanche te ne accorgi.

– Il contratto. Far firmare quel contratto. Quello è importante.

– Però Chico era il mio amico.

– Amore vieni qui dalla mamma, non piangere, vieni.

– Se fosse successo qualcosa di grave non sarei partito.

– Grave quanto?

– Non provocarmi.

– Grave quanto? Rispondi.

– Non lo so… Un incidente… O se la piccola stava male…

– Il mese scorso ha avuto la febbre: quante sere hai passato con lei?

– Per un raffreddore?

– Era una tonsillite. Quante?

– Non lo so, un paio…

– Due. E con me?

– Cosa c’entri tu adesso?

– Con me quante sere passi in una settimana? In un mese? E in un anno?

– Stai esagerando.

– No, mio caro. Sto solo cercando di capire che cosa dobbiamo fare per avere la tua attenzione.

– Avete tutta la mia attenzione.

– E il tuo tempo?

– E’ il tempo che ho. E’ tutto per voi, tutto quello che mi rimane.

– Però se ci fosse stato un incidente …

– Se ci fosse stato qualcosa di grave non sarei partito, mi sembra ovvio.

– Quindi per averti a casa ci dobbiamo buttare sotto a una macchina?

– Stai esagerando.

– Non fai altro che ripetermi che sto esagerando.

– Forse perché stai sul serio esagerando.

– No, tu stai esagerando. Lavori troppo. Non fai altro che lavorare. Non ci sei mai. Mai.

– Adesso devo proprio andare.

– Vai, vai a lavorare. Che è la sola cosa che ti rimane. Il lavoro.

– Ma tu cosa vuoi? Mi sputi addosso tutto sto veleno perché è scappato il cane?

– Era il nostro cane. Il cane di quello che resta di questa famiglia.

– Ne prenderemo un altro.

– Io voglio Chico, non voglio un altro cane.

– Tesoro, non ti ci mettere anche tu.

– E’ il mio amico.

– Lo so però se non dovesse tornare papà porterà a casa un altro cagnolino.

– Non lo voglio un altro cagnolino.

– Vedrai che passerà un po’ di tempo e cambierai idea.

– Sono allibita dalle cose che stai dicendo.

– Ma che cosa vuoi che faccia?

– Che tu stia con noi.

– Ma io sto con voi!

– Quando non lavori.

– Esatto, quando non lavoro.

– Solo che lavori sempre.

– Vado a vestirmi. Non ho neanche tempo per fare la doccia. Sarai contenta.

– Stavolta è scappato il cane. Voglio vedere cosa farai quando scapperemo noi.

 

(L’Uomo si alza di scatto lasciandosi cadere la sedia alle spalle. La Bambina ha un sussulto, la Donna si alza, stringendo la Bambina si allontana dall’Uomo. La Bambina piange. L’Uomo urlando tremende imprecazioni afferra la pirofila con l’arrosto che si trova sul tavolo, si scotta le mani, la lancia con violenza contro il muro. La pirofila esplode. L’Uomo si guarda le mani. Ansimando guarda la Donna e la Bambina, entrambe piangono. L’Uomo lancia un’ennesima imprecazione, la Bambina si stringe alla donna, l’Uomo butta a terra tutto ciò che si trova sul tavolo: tre piatti piani, tre piattini per antipasto, due calici da vino, tre bicchieri per l’acqua, un bicchiere da bibita con infilata dentro una cannuccia rosa, due forchette, due coltelli, una forchetta da dolce, un cucchiaio, un piatto da portata con verdure al vapore, una bottiglia di vino, una bottiglia d’acqua, una lattina di cocacola, un tablet, una terrina d’insalata già condita con le apposite posate, il pane, un tagliere con ben disposti dei formaggi e un grosso coltello, tre vasetti di sottaceti appoggiati su un piattino con a lato tre forchettine, un vasetto di senape, una bottiglietta di ketchup in vetro. La Donna si allontana dalla tavola e finisce spalle alla parete, stringe al petto la Bambina. L’Uomo strappa la tovaglia dal tavolo e la butta a terra. Afferra una sedia in legno e con violenza la sbatte ripetutamente contro il piano di lavoro in granito della cucina, fino a ridurla in pezzi. Raccoglie da terra il grosso coltello dei formaggi, si avventa urlando contro la Donna, la Donna grida, la Bambina grida, l’uomo vibra un colpo con il coltello e lo pianta profondamente nella parete, fino all’impugnatura, a meno di un centimetro dalla guancia della Donna. Esce. Lungo la guancia della Donna si srotola lenta una goccia di sangue.)

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