5. Vista dall’alto.

La città vista dall’alto, ecco, adesso non la vediamo.

Perché siamo troppo in alto, e la nostra vista è ostacolata dalla coltre di foschia con cui la città si avvolge.

Quindi dobbiamo scendere ancora, e attraversare questa coltre.

Ecco.

La città vista dall’alto è come vedete una forma scura in mezzo al verde. Avrete sicuramente notato che la forma ricorda un cerchio.

Scendiamo ancora. Vedete che dal cerchio si dipanano come dei raggi. Arterie di collegamento, che proprio come accade negli organi vitali del nostro organismo, portano dentro e fuori dalla città nutrimento e scorie. Avviciniamoci ancora all’organo.

Vedete come queste arterie innervano l’organo fino ad arrivare al centro del cerchio. E come l’organo tutto sia intessuto di vene, venuzze, capillari che collegano tra loro le arterie. Prendete nota del fatto che da dove ci troviamo quello che prima era semplicemente un cerchio scuro ora ci appare nella sua forma di bersaglio da freccette, quindi con cerchi concentrici all’interno del cerchio più grande, e di raggi che ne sezionano l’area a spicchi.

Notate anche i colori. Le mille sfumature di grigio. Straordinario.

Avvicinandoci ancora vedete come arterie, vene, capillari siano attraversati da un flusso continuo, che in alcuni punti si interrompe, si blocca, per poi ripartire – ciò non solo è perfettamente normale ma è addirittura governato da regole statistiche sulla probabilità. Ecco, qui si blocca. Ecco che ora riprende.

Da questa distanza noterete che alle mille sfumature di grigio si sommano sezioni di verde – poche, ma visibili. E’ verso una di queste che ora ci dirigeremo, scendendo ancora.

Vista più da vicino, quest’area verde si nota composta da vegetali relativamente rigogliosi e una sorta di strisce di grigio chiaro, di materia minerale. Notate che alcuni frammenti di questo verde sbiadito sono racchiusi in primitive recinzioni in materiale organico da costruzione. Scendiamo ancora.

Ecco, la recinzione. Potete constatare come la fattura della stessa sia assolutamente primitiva. Se camminassimo coi nostri piedi nei pressi di questa recinzione, saremmo costretti a prendere nota di un odore sgradevole. Ma tranquilli, non lo faremo.

La temperatura dell’aria si attesta attorno ai 35 gradi centigradi con un’umidità che sfiora l’80%. Il vento è assente, ma si leverà tra qualche ora. Lo so, pensate sono condizioni meteorologiche veramente disagevoli.

Ora, se guardate in direzione nord, vedete approssimarsi un autoctono – avremo la straordinaria possibilità di osservarlo nel suo habitat naturale. Notate la pelle scura e la bassa statura, e tenete a mente: gli autoctoni che abitano questo ecosistema possono essere molto dissimili fra loro, e non somigliarsi per niente l’uno all’altro.

L’autoctono si accompagna a tre esemplari di discendenza del lupo, anche questi molto diversi fra loro. Nei secoli, alcune specie animali hanno imparato a convivere pacificamente, questo che vedete ne è un esempio. Noterete che i tre animali non sono in libertà a differenza dell’indigeno, ma sono legati ad una corda. Non vi fate ingannare dalle apparenze, nella maggior parte dei casi anche gli autoctoni non vivono in libertà ma sono legati, solo che la corda non si vede.

Notate l’autoctono che si avvicina alla recinzione, la apre e vi entra. Ora libera i tre animali. Poi esce dalla recinzione e si allontana verso un grosso albero alla base del quale si siede, forse a cercare il ristoro di un po’ d’ombra. Veramente straordinario.

Tenete conto che in questa, che è la stagione delle piogge, molti indigeni abbandonano la città e migrano verso zone dal clima migliore, per poi farvi ritorno non appena le temperature si abbassano. Altrimenti quest’area sarebbe molto più frequentata. Poter osservare questo indigeno è stato veramente un colpo fortunato.

Se date un’occhiata agli animali all’interno della recinzione, noterete che si comportano come prigionieri durante l’ora d’aria, si sgranchiscono, quello più grande addirittura corre, si dedicano ai loro bisogni, giocano tra loro.

Ma guardate verso sud, e vedrete sopraggiungere un altro indigeno, anche questo accompagnato da due animali legati. E’ veramente la nostra giornata fortunata.

Anche quest’indigeno ha la pelle scura ed è di bassa statura, ma ricordatevi quanto detto in precedenza.

L’indigeno libera gli animali nel recinto, poi si siede su una strana struttura di metallo che ha tutta l’aria di non essere affatto comoda.

Notale ora i cinque animali: si annusano, si studiano. I nuovi arrivati si dedicano alle stesse attività già descritte.

Considerate questi animali e la loro incredibile docilità: accettano la schiavitù e questi continui spostamenti da una prigione all’altra pur di convivere in pace con gli indigeni. In cambio di cosa? Come ben sapete, negli incontri di tipo simbiotico entrambi gli esseri che vi prendono parte ne hanno un beneficio. Ma qual è il beneficio di questi animali? E a ben guardare: qual è il beneficio degli indigeni? Rimane oscura questa risposta.

Fate attenzione al recinto, dove ora succede qualcosa di veramente interessante.

Notate l’animale più piccolo, bianco. Guardate come si muove impettito, come un militare. Sta compiendo lentamente una serie di cerchi attorno agli altri animali. Un atteggiamento predatorio. Infatti gli altri animali formano un gruppo al centro del recinto. Ora l’animale più piccolo si ferma, e siede, porta indietro le orecchie. Gli altri animali si dispongono seduti in riga davanti a lui. Non ho mai assistito a un fenomeno simile. L’animale più piccolo, che a questo punto definiremo alfa, si muove, si avvicina al primo della riga, lo annusa, e questi abbassa la testa, poi passa al secondo. Fa la stessa cosa con tutti, e vedete come tutti reagiscono allo stesso modo. Poi torna a sedersi dov’era prima. Veramente incredibile. Comincia ora a emettere strani suoni, che definirei poco piacevoli. Gli altri animali rimangono fermi con la testa abbassata. No, aspettate, uno di loro ha alzato la testa e sembra voler rispondere, quello più grosso, sulla destra. Alfa ora mostra la dentatura e si alza tendendo il pelo della schiena. L’altro animale fa lo stesso Gli altri, immobili. Sembra che il secondo animale, che chiameremo beta, stia mettendo in discussione l’autorità di alfa. E infatti ecco alfa che gli si scaglia contro, e lo afferra con i denti al collo. Beta immediatamente si lascia cadere a terra, completamente abbandonato, ansimante. Irrompono nella recinzione i due indigeni, che si lanciano su alfa e beta, e li separano. Notate come anche loro emettano suoni poco piacevoli. Immediatamente legano tutti gli animali, alfa e beta compresi, per poi uscire dalla recinzione e allontanarsi in direzioni apposte.

Bene, signori miei. Credo che la nostra esplorazione di oggi sia stata straordinariamente fortunata. Spero che siate stati bene, che sia stato divertente e istruttivo. Se così è stato, consigliatelo ai vostri amici e parenti, o regalate loro uno dei nostri coupon. Ora rientriamo, ma lasciate che vi ringrazi ancora una volta per aver partecipato al nostro safari.

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