Arriverà l’idraulico.

Domani verrà l’idraulico. Perché il lavello della tua cucina non scarica. Allora tu metterai la sveglia presto, per fare le tue cose prima che arrivi.

La sera prima ti verrà il dubbio che ti chiuderanno l’acqua per lavorare, e allora farai la doccia e caricherai la moka del caffè. Metterai dell’acqua pulita nella ciotola dei gatti.

Darai da bere all’unica pianta che hai, sul davanzale.

Da quando vivi da sola – e non è molto – cerchi di fare tutto come deve essere fatto, quindi hai molta cura nel comporre procedure complesse, in cui ciò che deve essere fatto si scompone in unità di azione sgranate in un determinato ordine.

Ti da sicurezza. Ti fa sentire orientata.

E’ per questo motivo che prenderai una purga prima di andare a dormire. Perché farlo rientra in quel flusso di azioni che si sviluppano attorno all’evento della venuta dell’idraulico. Perché dovrai andare in bagno prima che l’idraulico arrivi, e per certe cose sai che non basta la forza di volontà, perché poi ti staccheranno l’acqua, ed uscire senza prima essere stata in bagno ti costringerebbe a sentirti visceralmente impacciata e nervosa con una lunga giornata di lavoro, e perché hai sempre fatto difficoltà ad usare bagni che non fossero il tuo.

Per questi motivi, e per molti altri, prenderai la purga prima di andare a dormire e punterai la sveglia un’ora prima dell’appuntamento.

Ma non sentirai la sveglia. Ti sveglierà il telefono, e la voce del capocantiere che ti dice che loro sono fuori dalla porta, e che hanno suonato, e che avevate un appuntamento, e se sei in casa.

Tu, con la voce roca da sonno mentre già ti stai infilando un paio di pantaloni, gli risponderai di sì, e gli aprirai la porta.

Entreranno il capocantiere e il muratore, entrambi rumeni, ti sembrerà dall’accento.

Ti diranno che devono spaccare il muro.

Poi il capocantiere se ne andrà e lascerà lì il giovane muratore a picconare.

Tu ti farai il caffè e ti darai il tempo di riacquistare coscienza di te stessa e del mondo che ti circonda.

Mentre berrai il caffè, ti passeranno davanti agli occhi, come fotografie di famiglia, tutte le volte che un idraulico è stato in questo appartamento: tu con l’idraulico ultracinquantenne che ti ha liberato lo scarico del water da quel pezzo di piatto in ceramica; tu con il giovane idraulico marocchino che ha sostituito lo scarico del lavandino in bagno; tu con la squadra di rumeni che è venuta a spostare i caloriferi; tu con il giovane idraulico – stavolta italiano – che ha sistemato lo scarico del bidet.

Ti farà arrabbiare, questa carrellata di foto con idraulico. Ti farà sentire presa in giro, da chi non ha avuto la cura di mettere a posto l’appartamento prima di trovare qualcuno (tu) a cui affittarlo.

Ti farà sentire frustrata, questa casa che non è mai a posto, sempre con qualcosa che non funziona ancora, che sta per funzionare, che funzionerebbe se solo.

E getterà un’ombra scura di pulizie sul tuo weekend l’immagine delle macerie che si accumulano sul pavimento mentre il giovane idraulico rumeno continua a martellare, e tutto si veste di un sottile strato di polvere.

Mentre elabori questa consapevolezza, succederanno alcune cose: il muratore avrà finito di spaccare il muro, farà una telefonata, suonerà il campanello, come nelle commedie di teatro amatoriale andrai ad aprire ed entreranno il capocantiere, l’idraulico e l’idraulico in seconda, e tu sentirai una prima significativa fitta alla pancia.

Mentre il capocantiere scambierà due parole con te, le sue api operose saranno già tutte attorno al buco fatto dal muratore, proprio come attorno a un fiore. Ti apparirà agli occhi questa metafora mentre sentirai affiorare sulla nuca un sottile velo di sudore freddo, simile a brina.

Tornerai a sederti al tavolo, con lo sguardo fisso sulle api operose, fumerai una sigaretta tra una contrazione e l’altra. Sarà in quel momento che una consapevolezza profonda e banale insieme troverà una breccia tra le metafore e l’intestino.

Non sei stata brava. Non sei stata arguta, preparata. Il tuo flusso di azioni subirà ora un duro colpo alla base, che lo farà prima vacillare, poi crollare miseramente. Ciò che fino a quel momento era sembrato così logico, così razionale, inattaccabile, adesso finirà in briciole davanti ai tuoi occhi, e tu non potrai fare altro che ammettere il tuo fallimento.

Per uno scarico ostruito non si chiude il rubinetto centrale dell’acqua. Questo penserai mentre un brivido ti drizzerà i peli sulle braccia. E saperla adesso, questa cosa che hai sempre saputo, non ti servirà a niente. Perché ci sono azioni che innescano reazioni che poi non è possibile evitare. Non vale cambiare idea, poi. Come spingere il masso giù dalla montagna, come attraversare la strada e fermarsi a metà, come aver bevuto troppo e pentirsene quando si ha già la testa nel water.

Qualcosa dentro di te si staccherà e inizierà a precipitare da un’altezza incredibile quando il capocantiere si rivolgerà a te. Per farti domande, sulla casa, sull’impianto idraulico, se hai degli stracci, se hai una scopa, una bottiglia, dell’acqua, un secchio. A te improvvisamente sembrerà di stare in un quiz televisivo che vedevi quand’eri piccola, dove c’erano prove assurde ed estenuanti da superare. Richiamerai a te tutta la concentrazione possibile mentre i muscoli del tuo corpo cercheranno di contrarsi per impedire l’imminente eruzione.

Ma tutto è maceria. Quel fallimento ormai si sarà fatto strada dentro di te lasciando sulla sua strada una ferita, l’orgoglio corroso. Rispondi alle domande, porti stracci, scope, bottiglie, acqua e secchi.

Poi non ti resterà altro da fare se non defilarti, con un sommesso “Torno subito”, e chiuderti in bagno. E lì, mentre le viscere si rivolteranno come un lungo calzino bagnato, due lacrime rotoleranno lungo le tue guance. Forse per la sconfitta, forse per il sollievo. Questo non saprai dirlo.

 

 

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