Diario analogico dell’era digitale

Signore e Signori,

Lediis en Gentlmen – vi introduco ai misteri della vita, a uno di questi, tipo quello per cui ci sono cose desiderate, pensate, progettate, costruite che rimangono in disuso, e cose invece che nascono così, di colpo, a tradimento, e la cui luce magari non durerà in eterno ma per lo meno il tempo di fumarsi una sigaretta sì. Anche più di una, magari.

 

Allo stesso modo ci sono pagine pensate progettate messe in bozza e rimaste vuote per sempre che tutt’al più diventano un “il blog -> mi devo assolutamente ricordare di / dedicare a / riempire quel vuoto in” e altre pagine che appena nate sono già piene di cose – e speriamo continuino a riempirsi e a farci fumare tante fantastiche sigarette.

 

Quindi:

Dedicato a tutti quelli a cui piace a volte fare lentamente cose che potrebbero fare in fretta.

Dedicato a chi si ricorda di quando i nastri delle cassette si aggiustavano con lo scotch.

Dedicato a mia zia Luigina, che mi ha insegnato a colorare dentro i margini quand’ero piccola.

Dedicato a chi ha un avanzo di fantasia e la mette ovunque, perché buttarla è peccato come buttare il pane.

Dedicato a chi sa dare alle cose un valore diverso dall’utilità.

A chi non si accontenta del possesso digitale del mondo – delle immagini, delle storie, della conoscenza, delle informazioni, delle persone care – ma sente la mancanza di un approcio più sporco meno preciso più fallibile meno eterno.

Insomma, analogico.

 

Per me stessa prima di tutto, e per voi tutti, ecco DIARIO ANALOGICO DELL’ERA DIGITALE.

Buon viaggio!

 

TROVI TUTTO ANALOGICAMENTE QUI:

 

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Un pensiero riguardo “Diario analogico dell’era digitale

  1. “ascoltando un vecchio cd a volume sostenuto per farmi un po’ di silenzio dentro … scritta come una lettera ma resta quello che è. una mail. senza maiuscole sembra portarsi dentro, con questa facciata un po’ inespressiva, la sua caducità, come di un volantino pubblicitario lasciato sul parabrezza in una giornata di pioggia. sullo schermo non le vedi, queste lunghe pause che faccio mentre scrivo, come pre prendere fiato, sullo schermo non senti il mio profumo, non mi puoi guardare negli occhi un po’ tristi e tanto stanchi”
    Questa eri tu, tanti anni fa. Non sei cambiata.
    Scusa l’intrusione …

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