Il rumore della cimice.

Esci a fare la spesa e cerchi di spendere il meno possibile.
Ancora mentre cucini due hamburger surgelati pensi che può andare. Poi quando te li trovi nel piatto di plastica sulla cerata a bolle comprata dai cinesi pensi che no che non va. Per la precisione pensi: che vita di merda.
Ti capita di fare questi pensieri, di solito quando fatichi ad arrivare a fine mese, cosa che ti porta poi a pensare che questa città chiede troppo rispetto a quanto da, che è l’emblema di un sistema che non può funzionare. Ti fa paura e ti mette una pace rassegnata la parola decrescita.
A questo si aggiunge la bicicletta che ti hanno rubato questa settimana, il cui furto ti mantiene in un perenne stato di inquietudine e di disorientata frustrazione – come se avessi perso il tuo posto nel paesaggio.
Come sempre cerchi di pensare che potrebbe andare peggio, e provi a visualizzare i ragazzi ricchi ma grassi, o le persone con evidenti disabilità.

Finisci i tuoi hamburger cercando di non considerarli. Lavi le pentole. Ciondoli per casa spostando cose. Pensi che dovresti forse vendere la chitarra per comprarti un’altra bicicletta ma è un pensiero doloroso e cerchi di non pensarci. E siccome comincia a sembrarti grosso il mucchio di cose a cui cercare di non pensare, prendi in mano il libro che ti hanno regalato e ti metti a leggere aspettando che sia ora di andare a dormire.
E funziona. Il libro ti prende, ti aiuta a spostare sempre più lontano quel mucchio di cose.

E’ allora che entra volando dalla finestra un insetto. Te ne accorgi perché fa rumore. Te ne accorgi perché i gatti scattano a sedere seguono con le testine il volare della preda si muovono a scatti fanno vibrare i baffi con le bocche schiuse. Te ne accorgi perché sai benissimo che rumore fa una cimice quando vola. Non è il rumore che fa una mosca è più forte più secco è un volo più scomposto. E’ un volo che immagini faticoso per via della corazza. La cimice ti fa schifo.

Ti alzi di scatto lasci il libro ti allontani dal centro della stanza. Adesso sono tre le testoline che per ragioni diverse ne seguono il volo. Vorresti che se ne occupassero loro come fanno quando entra una mosca: è la natura è la legge della natura è l’eterna lotta per la sopravvivenza eccetera eccetera. Ma sai che non si può perché la cimice quando si sente attaccata rilascia una sostanza oleosa e dall’odore terribile e persistente e il sapore di questa cosa rilasciata oleosa puzzolente è l’essenza stessa della cattiveria dello schifo assoluto. Quindi tieni monitorato il volo della cimice e i movimenti dei felini in modo da essere pronto a intervenire. Nel caso. E la cimice si posa in alto sul serramento d’alluminio della finestra aperta i felini in un balzo da piccole tigri d’appartamento sono lì sotto. Tu prendi una scopa e cerchi di farla cadere. La cimice scompare alla vista. I felini ti guardano. Tu guardi in alto. Loro anche guardano in alto. Allora la cimice riappare sbuca dallo spigolo del serramento dall’alto ti guarda con la sua testolina minuscola le sue antennine e dietro la pesante corazza. Ti guarda. Sei certo senti che ti sta guardando negli occhi. Poi riprende a volare tu ti fai indietro i felini seguono con le code basse. Si posa su un mobile in alto i felini scattano sul tavolo senza perderla di vista. Allora tu aspetti. I felini si agitano. Finalmente la cimice riprende il volo e si posa sulle piastrelle bianche sopra al lavello dio è orrenda è marrone scuro striata di un colore più chiaro non verde è un mostro orrendo e tu pronto con troppa carta assorbente la afferri corri in bagno alzi il coperchio del water spingi la troppa carta sott’acqua e poi tiri lo sciacquone. Poi respiri.

In cucina i felini ti guardano a te pare un po’ delusi. Tu ti rimetti a sedere e riprendi in mano il libro.

E’ allora che dalla finestra aperta entra ronzando uno sciame di cimici nere che fanno un rumore secco sbattendo contro i muri bianchi contro il lampadario di carta contro qualunque cosa contro la tua maglietta contro la tua fronte. Tu non riesci a gridare forse vorresti ma mai apriresti la bocca i felini scappano via nell’altra stanza tu rimani immobile in quel vortice della cosa per te più schifosa del mondo moltiplicata per centinaia per migliaia senti zampette posarsi sulla pelle delle tue braccia sui tuoi capelli sai che è impossibile ma sei certo di sentirne il peso sui vestiti e quel ronzare inconfondibile moltiplicato per migliaia di paia di ali che sbattono su migliaia di orrende corazze.

E’ allora che ti torna addosso tutta la campagna dove sei cresciuto la campagna e il paese e la gente del paese onesta e maliziosa e gli anni della tua infanzia con il boom delle coltivazioni della soia e di seguito il boom delle cimici verdi verde pisello verde foglia di soia che erano dappertutto in primavera d’estate con quel loro ronzio e la puzza terribile di quell’olio schifoso che da schifose mollavano se le schiacciavi col piede o se per sbaglio le schiacciavi chiudendo la finestra o la porta o se ancora più per sbaglio ne masticavi una in mezzo all’insalata quell’odore quel sapore quello schifo che merda cristo che schifo.

E’ allora che lo sciame di cimici come è arrivato come obbedendo ad un silenzioso comando esce dalla finestra e ci mette dei secondi dei secondi che sembrano minuti ronzando esce e neppure una rimane indietro tutte tutte se ne vanno.

E’ allora che tu ti lasci cadere sul pavimento e finalmente respiri. Ti chiedi se domani ne parleranno i giornali.

 

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