Boh.

 con

lara guidetti

coreografia

lara guidetti

musiche originali

marcello gori

photo

lorenza daverio

produzione

compagnia Sanpapié

drammaturgia per il movimento

febbraio 2009

PERSONAGGI.

Signorina L. – donna tra i 20 e i 30 anni

Un armadio.

LO SPAZIO.

Un quadrato di pavimento a scacchi bianchi e neri, un’isola, una zattera sospesa.

Questo quadrato è abitato dalla Signorina L e dal suo Armadio rosso. Oltre a loro, solo una sedia, rossa.

IL TEMPO.

I giorni nostri. Il tempo di una vita, un battere di ciglia. Un istante che si dilata.

1. POP CORN.

“Capita anche a voi di dover fare qualcosa e di rimandare, rimandare, rimandare. Senza un motivo apparente. Semplicemente rimandare. In attesa del momento giusto.”

La Signorina L è seduta sulla sedia. Ha sulle ginocchia una ciotola di pop corn, rossa. Ne prende alcuni dalla ciotola, li mette in bocca, li mastica, deglutisce.

2. INIZIO.

“Chi è la signorina L? E’ una donna. Ma che donna è? Aggressiva? Dinamica? Domestica? Materna? Alla moda? Nostalgica? Romantica? … Nello sforzo di mettersi un’etichetta, far bene attenzione a non restare strozzati con lo spaghetto del cartellino.”

L’Armadio sputa fuori una borsetta.

La signorina L si avvicina, circospetta. Fa un giro attorno all’Armadio. Niente. Lo apre e ci guarda dentro. Niente. Allora si avvicina alla borsetta. Come la prende in mano, cade in un vortice:

fitness – forma – tonicità – sorridere – sorridere sempre – sguardo in camera – essere ammiccanti, simpatici e sportivi – soprattutto sportivi – tutti gli occhi di tutti addosso – flash di macchine fotografiche – una folla esaltata ed esultante – tutti possono essere come me – anche tu anche tu – fate come me – siate come me – siate come me – come me

Il vortice si spegne si esaurisce improvvisamente senza motivo di colpo, così com’era nato. La signorina L si trova nella sua stanzetta, aperta in un’atletica spaccata, senza avere la minima idea di che cosa sia successo.

Si alza si ricompone.

La borsetta.

Prova a scuoterla, a muoverla, ma niente. Non succede niente.

Un po’ delusa la lascia cadere a terra e si dirige verso la sedia.

L’Armadio sputa fuori un grambiule da cucina.

La signorina L si avvicina, lo prende, lo indossa e subito scivola in una cucina perfettamente ordinata, perfettamente coordinata, pulita, niente è fuori posto, perfino il gatto che sonnecchia sul cuscino di una delle sedie sembra far parte dell’arredamento.

colori caldi – profumo di caffé – di torta – di sugo al pomodoro – il ronzio della lavatrice in lontananza – preparare la colazione al marito – salutarlo sulla porta quando va al lavoro – fare la spesa – oh guarda c’è una macchia sul pavimento – telefonare ad un’amica – cucinare la cena – salutare il marito che torna dal lavoro – com’è andata amore sei stanco hai fame lavati le mani è pronto – servire la cena – telefonare ad un’amica – venite a pranzo domenica – stirare la camicia per domani – preparare il pranzo la cena la colazione – rispondere al telefono – salutare – sorridere – soprattutto sorridere – oh guarda questa macchia sul pavimento

Così come l’ha accolta, la cucina la sputa fuori, e la signorina L si ritrova in ginocchio, a pulire il pavimento con il grembiule.

Si rialza, si toglie il grembiule, si rivolge all’Armadio, pronta a raccogliere la sfida.

L’Armadio sputa fuori un impermeabile, la signorina L lo raccoglie e lo indossa al volo.

Comincia a soffiare una brezza da bagnasciuga.

sguardo perso all’orizzonte – là da qualche parte c’è lui – se n’è andato e non lo rivedrò mai più – mai più – muoio al pensiero di – la mia silouette nella luce della luna – sulla spiaggia al porto all’aeroporto in stazione al casello dell’autostrada – dove lui mi ha lasciato – dove lui ha detto addio – muoio al pensiero di – ancora con lo sguardo all’orizzonte – sotto la pioggia – sotto il sole – ma meglio di notte – di notte – la mia silouette ritagliata nela luce di un lampione – all’angolo di una strada – muoio al solo pensiero di

Il vento si spegne, come qualcuno avesse spento un interruttore. S’incrina con violenza la cartolina che la conteneva, e la signorina L si ritrova stesa a terra, ferita come una cerva.

Stavolta arrabbiata, si toglie l’impermeabile e va verso l’Armadio che le butta addosso un giubbotto di pelle che lei indossa al volo.

Rumore di traffico di metropoli, l’urlo di una sirena squarcia la notte.

cosa guardi? – ce l’hai con me? – non ti conviene bello – fammi passare – fatti da parte – non sai con chi hai a che fare – cosa guardi? – ce l’hai con me? – non me ne frega niente – non me ne frega niente – di te non me ne frega niente – tu non esisti – di nessuno mi frega niente – di niente mi frega niente

Silenzio improvviso, la signorina L resta in una posizione abbastanza provocatoria e volgare. Si toglie rabbiosamente anche il giubbotto di pelle e lo butta a terra.

Dal niente parte il vortice, la signorina L si butta sulla borsetta e cerca di rientrare nell’immagine che questa evocava. Subito il vortice si spegne e si sente profumo di torta; la signorina L si tuffa sul grembiule, lo indossa, ma appena lo ha indossato esplode rumore di metropoli con la sirena. Allora la signorina L si butta sul giubbotto di pelle ma appena lo indossa comincia a soffiare il vento. La signorina L si lancia sull’impermeabile, lo indossa ma subito si sente profuno di torta. (…)

Questo susseguirsi continua a crescere e incalzare nel ritmo al punto che la signorina L si ritrova a indossare tutto contemporaneamente, ma perde dei pezzi, arriva in ritardo, ha il fiatone.

In un ultimo delirio, suona tutto insieme contemporaneamente per poi arrivare improvvisamente al silenzio.

La signorina L, distrutta e arrabbiata, raccoglie tutto e butta tutto nell’Armadio.

3. CARILLON.

Da lontano si sente arrivare il suono di un carrillon.

L’Armadio si scosta, scoprendo un paio di scarpe da donna.

La signorina L si avvicina, le indossa, ma le scarpe sono enormi.

L’Armadio si scosta ancora un po’, e scopre un paio di occhiali.

La signorina L li indossa, ma gli occhiali sono enormi.

Sembra tutto enorme attorno a lei, l’Armadio stesso, la sedia… O è lei che è diventata piccola?

Come quando giocava con i vestiti della mamma…

La mamma…

Ha ancora voglia di giocare, la signorina L, ma non è piccola.

Ha ancora voglia di sognare, di fare i capricci, di ricevere attenzioni, di sentirsi amata, coccolata, ha ancora voglia di sbagliare, di imparare, di distrarsi, di innamorarsi, di non dover dare per forza spiegazioni a nessuno.

Lasciatemi in pace.

4. LEI E LUI – parte 1

La signorina L si siede con la schiena appoggiata all’armadio, le braccia attorno alle ginocchia.

Un buco nello stomaco.

L’Armadio dolcemente si fa da parte, lei si stende a terra.

Forse dovrei dormire un po’.

Suona un telefono.

E’ lui? Il cuore batte un po’ più forte.

La signorina L allunga le mani sopra la testa, trova un cappello e le sue scarpe rosse.

Il telefono continua a squillare.

Mi chiederà di uscire?

La signorina L lentamente si alza a sedere, indossa scarpe e cappello.

Il telefono continua a squillare.

Che cosa mi metto? Dalla lentezza dei movimenti non trapela alcuna ansia, tradita solo dal cuore che batte forte. E dagli occhi lucidi. Ma forse è solo un riflesso della luce.

La signorina L si alza, va all’armadio, lo apre.

Il telefono smette di squillare.

Sarà lui l’uomo giusto? Mi guarderà come una principessa. Sarà alto sarà basso, sarà magro o robusto. Sarà sportivo ed elegante. Mi aprirà la porta e mi farà passare. Mi comprerà un gelato. Mi porterà a cena e pagherà lui. Faremo a metà. Faremo una passeggiata. Non lo guarderò ma vedrò solo lui. Avrà un buon profumo. Mi prenderà la mano. Parleremo moltissimo di tutto. Non parleremo per niente. Ci fermeremo a guardare le vetrine. Siamo belli riflessi sul vetro insieme. Anche se lui è molto alto, o molto basso, o molto biondo e molto moro. Mi bacerà. Mi bacia. Mi si chiude lo stomaco. Mi guarda negli occhi. Io vedo solo lui. Andiamo a bere qualcosa. Non ho sete. Io vedo solo lui. Non ho fame. Non avrò più fame in vita mia. Io vedo solo lui. Andiamo da me? Facciamo l’amore. Io vedo solo lui. Restiamo abbracciati. Io vedo solo lui. Solo lui. Mi addormento. E’ proprio lui.

5. SCATOLONE: il sogno.

L’Armadio si scosta e appare lo Scatolone. E’ uno scatolone di cartone, chiuso da nastro adesivo rosso.

Silenzio.

Lo Scatolone si alza in piedi, perché ha i piedi, rossi. Si guarda in giro, si sgranchisce un attimo, poi si mette in posizione. Fa un cenno alla regia.

Prokofiev, Romeo e Giulietta.

Lo Scatolone danza.

C’era una volta uno scatolone che sognava di fare la ballerina.

Tutti lo prendevano in giro.

Si sa che gli scatoloni non possono diventare ballerine.

Ma lo Scatolone non si perse d’animo e studiò, studiò, si preparò a lungo, incurante degli insulti, delle offese, degli scherzi: sei troppo basso! Sei troppo largo! Non hai le braccia! Testa di cartone!

Una bel giorno, nel teatro della città, venne ospitata una famosa étoile della danza classica. Questo evento era sulla bocca di tutti, e infatti il teatro era strapieno di gente.

Lo Scatolone si nascose dietro le quinte e aspettò.

Alle fine del primo tempo, dopo lunghi applausi, l’étoile si chiuse nel suo camerino. Lo Scatolone, non appena il palco fu libero, e prima che il pubblico uscisse per l’intervallo, ci si precipitò e si presentò agli occhi di tutti.

Subito il pubblico si zittì.

Iniziò la sua musica, e lui danzò, con tutto il suo cuore eseguì quella coreografia di repertorio che tante volte aveva provato nella sua stanzetta.

Quando la musica finì, in teatro c’era un silenzio di tomba, tanto che lo Scatolone alzò gli occhi per controllare che il pubblico non se ne fosse andato, che fosse ancora lì.

Dalla seconda galleria partì un applauso che subito si allargò a tutto il teatro come un boato, un’esplosione mai sentita.

Lo Scatolone, commosso, si inchinò per ringraziare il pubblico, ma cadde a terra e non si rialzò più

Il suo povero cuore di cartone, bagnato da tante lacrime, non aveva retto tutta quella gioia.

6. MAGLIETTE: sono io.

“Parlando di sè, dire tutto e il contrario di tutto, senza mentire mai.”

Dallo scatolone rovesciato spunta fuori la signorina L.

Indossa una maglietta bianca.

All’altezza del cuore, un tondo rosso, come una ferita.

La signorina L si sfila la maglietta bianca.

Sotto indossa un’altra maglietta bianca, con un tondo rosso, come una ferita, ma un po’ più piccolo.

La signorina L si sfila anche questa maglietta.

Sotto ne ha un’altra, bianca, con un tondo rosso sul cuore, come una ferita, ma ancora un po’ più piccolo.

Continua a sfilarsi le magliette finché sull’ultima il tondo rosso, come una ferita, è piccolissimo.

Voce off:

Sono tranquilla. Sono incasinata. Sono un coniglio e sono un leone. Sono coraggiosa ma ho paura. Sono attacco e difesa. Sono una piuma, sono un peso massimo. Sono impalpabile, sono concreta. Sono inafferrabile ma a portata di mano. Sono polvere. Sono il giorno e la notte. Sono semplice. Sono io.

7. SEGGIOLINA.

La signorina L raccoglie tutte le magliette e le mette nello scatolone, in disparte.

L’Armadio dal fondo le va contro, si ferma, poi lentamente si sposta di lato, scoprendo una seggiolina rossa, in tutto e per tutto uguale alla sua, ma piccola.

La signorina L si avvicina alla sedia, ci si siede sopra. E diventa piccola agli occhi di chi la guarda.

Voce off:

Ma dormi abbastanza? Ma quanto dormi? Ma mangi? Mangi abbastanza? Ma che vita fai? Ma che lavoro fai? Ti dà da mangiare? Ma mangi? Mangi abbastanza? Ce l’hai una simpatia? E la carne rossa? E le fibre? Il latte lo bevi? Bevi almeno due litri d’acqua al giorno? Ma che vita fai? E la pappa reale? Lo prendi il ginseng? E i fermenti lattici? Ma che vita fai? Le mangi le arance? Ma la frutta? Quanto caffé bevi? La vitamina B12? Ce l’hai una simpatia? E la carne rossa? Ma ti dà da mangiare? Ma mangi? …

Fai tardi?

Ma dormi abbastanza?

Ti copri abbastanza?

E il reffreddore?

E il mal di testa?

Mangi abbastanza?

Perché sei sempre nervosa?

Perché salti su così?

Sei stanca?

Quanto dormi?

Quanto mangi?

Quanto fumi?

E le vitamine?

E il mal di testa?

E le proteine? La carne rossa? Le verdure? Il lavoro? La simpatia? La cortesia? Le fibre alimentari? Le fibre ottiche? Mangi? Dormi? Fumi? Esci? Stai? Vai? Sei?

E’ lontana, la signorina L. Sulla sua seggiolina che diventa un aereoplano un sottomarino un’astronave vola via, lontano dà lì. Non le sente più, tutte quelle domande di chi non le lascia il tempo per rispondere. La signorina L non è più lì. E’ sott’acqua è in cielo è su una stella è sotto terra con le formiche è su una nuvola. La signorina L non è più lì.

8. LEI E LUI – parte 2

“La domanda non è cosa, sappiamo benissimo cosa. La domanda è quando.”

Suona il telefono.

Suona ancora il telefono.

Forse è lui.

La signorina L apre l’Armadio e ci entra.

Il telefono non suona più.

Lì trova le sue scarpe rosse e il suo cappello. Li indossa. Esce dall’Armadio. Esce.

Quando? Quando hai smesso di guardarmi? Quando hai smesso di toccarmi? Quando abbiamo smesso di parlare? Quando abbiamo smesso di ridere scherzare? Quando abbiamo smesso di dormire abbracciati? Quando ho smesso di guardarti? Quando abbiamo cominciato a chiedere scusa, a giustificarci? Quando abbiamo smesso di aspettarci? Quando abbiamo cominciato a chiedere? Quando abbiamo smesso di sorprenderci? Quando abbiamo smesso di fare l’amore? Quando tutto è diventato pesante? Quando abbiamo cominciato a mentirci? Quando hai smesso di guardarmi? Quando ci siamo allontanati? Quando non ci siamo più guardati? Quando non ci siamo più visti? Quando abbiamo cominciato a sopportarci? Quando abbiamo smesso di fare l’amore? Quando abbiamo smesso di essere belli? Quando abbiamo smesso di toccarci? Quando abbiamo smesso di ridere? Quando abbiamo smesso di essere speciali?

Voce off:

Le chiavi di casa le ho lasciate nella tua cassetta delle lettere.

Sono ancora io. Senti, vado via per un po’.

Io ho bisogno di fare qualcosa per me.

Non cercarmi.

Non cercarmi.

Scusami se prima mi sono arrabbiato tanto.

Io non volevo.

Io non so cosa mi è preso.

Io ti giuro che non succederà più.

Scusami, davvero.

Chiama.

Ma dove sei? Sono quaranta minuti che ti aspetto. Io spero che tu sia almeno uscita di casa, se no…

Senti, non aspettarmi per cena che faccio tardi. Mi faccio portare qualcosa qui al lavoro. Se sei stanca va pure a dormire. A dopo.

Mi aspetti, hai voglia? Ceniamo insieme?

Senti, vado via per un po’.

Senti, vado via per un po’.

Non cercarmi.

Senti, vado via per un po’.

Non cercarmi.

Vola via, la signorina L, libera. Leggera. Libera dal peso. Vola via con tutti i ricordi, le fotografie, le canzoni. Vola via.

9. IL RIORDINO.

“Il momento giusto.”

La signorina L si guarda in giro, si avvicina all’Armadio, lo apre, e tira fuori tutto quello che contiene.

Prende gli oggetti uno alla volta e, con cura, li mette nello scatolone. Con cura, mettendoci tutto il tempo che ci vuole.

10. IL REGALO.

Tutto è in ordine.

L’Armadio si muove dal fondo e le va contro. La signorina L sobbalza, poi lo apre.

Dentro c’è un regalo, un pacchetto color cartone con un fiocco di raso rosso.

La signorina L si commuove, prende il pacchetto, chiude l’Armadio e lo abbraccia forte.

Poi si siede di profilo con la schiena appoggiata al fianco dell’armadio, si sfila le scarpe, si mette comoda. Prende il nastro di raso rosso con le dita, comincia a disfare il fiocco.

BUIO.

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