Le affinità elettive.

goethe calzini

da w a goethe // di sarah chiarcos // regia paolo giorgio // musiche originali marcello gori // con caterina bajetta // gabriele bajo // tomas leardini // francesca pedrazzi //comunicazione visiva dario serio // una produzione circolo bergman in collaborazione con associazione k // teatro libero milano, 20 febbraio – 2 marzo 2014

g31 la proposta

 

Carlotta è seduta su una sdraio con gli occhiali da sole.

Arriva Edoardo, vestito da tennis. Ha un asciugamano attorno al collo.

La raggiunge, si piega a darle un bacio sulla fronte. Lei sorride.

Lui esce.

Rientra con due bicchieri ghiacciati, ne porge uno a lei, si siede sulla sdraio al suo fianco. Guardano lontano.

Lei gli prende una mano.

 

CARLOTTA: E’ bellissimo qua. Mi chiedo come mai non ci avessimo pensato prima.

EDOARDO: Perché prima era inverno. Adesso invece è tarda primavera.

CARLOTTA: Tarda primavera.

EDOARDO: Tra poco sarà estate.

CARLOTTA: Già senti come scalda il sole.

EDOARDO: Questa è la stagione ideale per la montagna.

CARLOTTA: Anche d’inverno dev’essere bello qui. Con la neve.

EDOARDO: Dev’essere meraviglioso l’inverno qui.

CARLOTTA: Mi chiedo come mai non ci avessimo pensato prima.

EDOARDO: Perché ero troppo impegnato a correrti dietro. (si sporge a baciarle una guancia)

CARLOTTA: Com’è andata?

EDOARDO: Come vuoi che sia andata… Ho stravinto. Non c’è più nessuno da battere nel raggio di dieci chilometri. Poi il campo è terribile.

CARLOTTA: Sai… Pensavo… Questa grande casa. Quanti anni erano che non ci veniva più nessuno?

EDOARDO: Trecento, credo. O quattromila. E’ prerogativa della mia famiglia fare il possibile per ottenere cose, e poi annoiarsene.

CARLOTTA: Farai lo stesso tu con me?

EDOARDO: Scema. (la bacia) Ho qualche ricordo dell’infanzia. Anche se non sono sicuro che fosse qui. In ogni caso non venivo qui da prima dell’università. Ti piace?

CARLOTTA: La adoro. Con le modifiche di cui parlavamo diventerà un gioiello.

EDOARDO: A questo proposito… Il Capitano.

CARLOTTA: Era in Francia, giusto?

EDOARDO: Sì, ma non ci si trova bene per niente. Quei clienti lo fanno impazzire. E’ inutile affidarsi a qualcuno per poi mettere costantemente in dubbio la sua opera.

CARLOTTA: Il committente avrà pur diritto ad avere voce in capitolo.

EDOARDO: Sì, sì, sì, certo. Ma se non hai abbastanza gusto e abbastanza idee per progettarti la casa da solo, e ti rivolgi ad un architetto, poi lascialo lavorare. Lo paghi per quello. No?

CARLOTTA: Come te la prendi a cuore!

EDOARDO: Perché so quanto è bravo e quanto ama il suo lavoro, e quanto soffre quando non gli viene data la possibilità di dimostrarlo. A questo proposito… Mi è venuta un’idea. Chiamarlo qua.

CARLOTTA: Qua?

EDOARDO: Vogliamo ristrutturare la casa. Vogliamo rifare il parco. Chi meglio di lui potrebbe occuparsene?

CARLOTTA: Quindi i miei progetti non ti piacciono.

EDOARDO: Lui è un professionista. Ci conosce molto bene. Potrebbe darti il supporto tecnico necessario, i mezzi, le idee… E’ il suo lavoro. E poi potrebbe trasferirsi qui da noi. Finalmente una compagnia degna di questo nome. Quasi imbattibile al tennis. Dovrò farmi trovare pronto.

CARLOTTA: Non stai forse correndo un po’ troppo? E’ così poco che siamo qui, io e te soli…

EDOARDO: E’ vero, ma a me sembra una vita intera. Non per te, tesoro, assolutamente, io con te sarei felice anche nel mezzo del deserto. Solo che qui il paesaggio umano è sconfortante. Nessuno con cui fare due chiacchere sensate, nessuno che sappia anche lontanamente tenere in mano una racchetta da tennis. E il paese è di una noia mortale.

CARLOTTA: Avevamo così bisogno di un po’ di pace. (gli accarezza la testa) Per questo abbiamo scelto di venire qui invece che andare sulla costa.

EDOARDO: Sì, me lo ricordo.

CARLOTTA: C’è voluta una vita. Adesso siamo qui, io e te. Non hai voglia di stare ancora un po’ per conto nostro?

EDOARDO: Amore, abbiamo tutta la vita per stare insieme! Il Capitano è una persona talmente discreta… E questa casa è sconfinata. E poi sarà molto impegnato con i lavori. Quando lavora si lascia completamente assorbire, non si fa neanche la barba – cosa per cui all’università lo prendevo sempre in giro. Poi l’ho sentito così depresso… E’ il mio migliore amico.

CARLOTTA: Capisco. Hai già deciso.

 

Squilla un cellulare. Edoardo risponde.

 

EDOARDO (al telefono, entusiasta): Pronto! Stavo parlando giusto di te! Come stai? Sì, sì, ho capito. Sono qui con Carlotta. Ho una notizia che ti cambierà la giornata, vedrai, aspetta un attimo. (porgendole il telefono, a Carlotta, a mezza voce) Diglielo tu.

 

Carlotta prende il telefono.

 

CARLOTTA (al telefono, guardando Edoardo): Pronto? Ciao carissimo ciao. Come stai? Qui benissimo. Tempo splendido. Edoardo ed io volevamo farti una proposta.

 

g22 rilevamenti

 

Carlotta, Edoardo, Il Capitano, in piedi, attorno a loro enormi fogli di carta. // O forse un unico foglio bianco su cui Il Capitano scrive mentre racconta. Carlotta segue attentamente il discorso del Capitano, Edoardo gioca con una pallina da tennis.

 

CAPITANO (indica / disegna): Questo è il punto esatto dove ci troviamo. Questo è il corpo principale della casa. Esposto a sud. Questo è il viale d’accesso, così com’è oggi.

CARLOTTA (chinandosi sul disegno): E tu dicevi che andrebbe modificato.

CAPITANO: Bisognerebbe allargarlo, non troppo, perché mantenga le proporzioni. Diciamo che basterebbe mezzo metro, un metro al massimo. In modo che sia più agevole la manovra da questo lato.

CARLOTTA: E i due piloni con gli aironi?

CAPITANO: Il cancello principale verrebbe completamente smantellato. Ma gli aironi li terremo, e li monteremo sui piloni nuovi. Il cancello lo ordiniamo su misura.

CARLOTTA: Non so perché ma ci tenevo agli aironi.

CAPITANO: Gli aironi non sono un problema. Ma il viale d’accesso, e questa parte di giardino interno, proprio qui davanti, va completamente ridisegnato.

CARLOTTA: Completamente?

CAPITANO: Lo biforcherei in questo punto, in modo che ci sia l’accesso al retro per le macchine di servizio, e un ingresso sul fronte, per gli ospiti. Esattamente com’è ora, ma biforcandolo in questo punto invece che in quest’altro…

CARLOTTA: Non passerebbero più sotto alla veranda! E questi alberi?

CAPITANO: Li abbattiamo.

CARLOTTA: Vuoi dire che li butteremo via?

CAPITANO (ride): Non si butta niente. Ve li tenete per quando accenderete il caminetto.

CARLOTTA: E’ del tutto diverso da come l’avevo immaginato…

EDOARDO: Queste proposte sono molto, molto interessanti.

CARLOTTA: … ma assolutamente perfetto.

CAPITANO: Ho solo sviluppato le idee da cui eri partita tu.

EDOARDO: Te l’avevo detto che era bravo.

CARLOTTA: E’ un unico disegno, mette insieme i pezzi. Con armonia.

CAPITANO: Gli interventi sono gli stessi a cui pensavi tu. Il vialetto. Il cancello. Il bosco.

EDOARDO: (vittorioso) E il campo da tennis!

CARLOTTA: Campo da tennis? Se non ricordo male qui doveva esserci la serra.

EDOARDO: E’ la mia proposta. Alla fine il campo da tennis che c’è qui fa schifo. In terra battuta, con l’umidità che c’è impossibile giocarci. Un bel campo da tennis con fondo sintetico, ecco cosa ci vuole. Lo ritengo un nostro dovere sociale nei confronti della comunità.

CARLOTTA: Quindi la serra…

EDOARDO: La serra andrà bene dopo i settant’anni, quando io e il qui presente non riusciremo più ad alzare la racchetta. E non solo quella… (Edoardo e il Capitano ridono)

CARLOTTA: E va bene, niente serra. Con voi due mi devo arrendere per forza. (alzandosi) Bevete qualcosa?

EDOARDO: Sì, grazie. Fa caldo oggi.

CAPITANO: Anch’io, grazie.

 

Carlotta esce.

Edoardo e il Capitano si guardano.

 

CAPITANO: Ti trovo bene.

EDOARDO: Tu invece fai schifo. Hai la faccia grigia.

CAPITANO: In Francia pioveva sempre. Lei è stupenda.

EDOARDO: E’ più che stupenda.

CAPITANO: Sei felice?

EDOARDO: Assolutamente sì. (pausa) E’ tutto quello che ho sempre voluto. Che motivo avrei di non esserlo?

g1

 

3 chimica

 

Edoardo, Carlotta e il Capitano. Dopo cena.

Edoardo e il Capitano ridono, sono brilli. Carlotta sorride.

 

EDOARDO: E lei cosa ti ha risposto?

CAPITANO: Piuttosto mi ammazzo. (Edoardo e il Capitano ridono fino alle lacrime) Ma scusa, e quella volta che sei uscito dalla finestra? (ridono)

EDOARDO: Me lo ricorderò per sempre. Che ero lì con lei, e ci avevo messo dei mesi, ti rendi conto, dei mesi, e finalmente siamo io e lei soli, e suona il campanello!

CAPITANO: Proprio quando…

EDOARDO: Seee, magari, diciamo che è stata la volta in cui ci sono andato più vicino. E suona il campanello. E lei va a vedere chi è…

CAPITANO: Perché devono sempre andare a vedere chi è, o rispondere al telefono, o al citofono…

EDOARDO: Non ho neanche cercato di fermarla, è matematico, ci vanno sempre, e se ne torna indietro con la faccia bianca come un lenzuolo, “è lui, è lui”, “ma lui chi?” faccio io, e lei “lui LUI”. (ridono)

CAPITANO: E tu ti rivesti…

EDOARDO: Macché, io le dico “mica vorrai farlo entrare?!”.

CAPITANO: Patetico. Se entra l’altro, esci tu.

EDOARDO: Sì ma con quello fuori dalla porta, e noi al terzo piano?!

 

Ridono. Carlotta si alza ed esce.

 

EDOARDO: “Non mi interessa, te ne devi andare, esci dalla finestra.” (ridono) E io mi ritrovo a novembre fuori dalla finestra – c’era una terrazza lunga tutto il palazzo per fortuna – in mutande e coi vestiti in mano mentre quella apre a lui LUI e gli racconta non so cosa…

CAPITANO: A quel punto ti sarai rivestito, spero.

EDOARDO: Sì. Ho fumato una sigaretta. Poi ho bussato ai vicini. Due vecchietti che stavano cenando. La signora mi ha aperto la porta finestra e mi ha detto: ma lei che cosa ci fa qui? E io: mi hanno buttato fuori dall’appartamento accanto. Potrei per favore passare da casa vostra per andarmene a casa mia? (ridono)

CAPITANO: Se fossi stato io avrei chiamato la polizia.

EDOARDO: Fortuna che non eri tu. Mentre me ne andavo la signora mi ha detto: Se l’hanno buttata fuori…

CAPITANO: …Avranno avuto i loro buoni motivi!

 

Ridono. Carlotta rientra con i caffé e dei superalcolici.

 

CAPITANO (a Carlotta): Se non gli avessi messo tu il guinzaglio a questo qua, chissà dove sarebbe…

EDOARDO (a Carlotta): Sì, amore, mi hai proprio salvato la vita. (le bacia la fronte)

CARLOTTA: Qualche fidanzato geloso sicuramente te l’avrebbe fatta pagare, prima o poi. (ridono tutti e tre)

CAPITANO: Questo è poco ma sicuro.

CARLOTTA: E avrebbe anche avuto ragione.

EDOARDO: Su questo non sono affatto d’accordo.

CAPITANO: Impenitente!

EDOARDO: Eh no. Qui bisogna distinguere. Se stiamo facendo un discorso di morale, va bene, d’accordo. Ma la morale non è tutto.

CAPITANO: Tu lo puoi proprio dire.

CARLOTTA: E se non ne stessimo facendo una questione di morale, il discorso sarebbe …?

EDOARDO (dandosi importanza): Chimica.

 

Il Capitano scoppia a ridere. Edoardo riempie i bicchieri a tutti e tre.

 

EDOARDO: No, ma no, parlo sul serio.

CARLOTTA: Ma smettila.

EDOARDO: Ascoltatemi.

CAPITANO: Sentiamo.

EDOARDO: E’ una questione di attrazione.

CARLOTTA: Il tuo ego è talmente sconfinato che dovremmo prendere una casa ancora più grande. (Carlotta e il Capitano ridono)

CAPITANO: Trasferitevi al palazzetto del ghiaccio. (ridono)

EDOARDO: Datemi la possibilità di spiegarmi. Non sto parlando di me nel dettaglio. Proviamo ad astrarci. (beve, si schiarisce la voce) Ora io, con l’aiuto del mio fedele amico (indica il Capitano) e delle sue nozioni tecniche cercherò di teorizzare una legge universale.

CAPITANO (a Carlotta): Io non so assolutamente di cosa stia parlando.

EDOARDO: Cara, prendi appunti perché stiamo scrivendo una pagina di storia. Questa teoria una volta messa a punto mi frutterà una laurea in sociologia applicata.

CAPITANO: Ad honorem.

EDOARDO: Per forza. Allora. Chimica. (al Capitano) Qui mi servi tu.

CAPITANO (a Carlotta): Credo che avesse zero, in chimica.

EDOARDO: Appunto. Gli elementi hanno delle loro caratteristiche, giusto?

CAPITANO: Giusto.

EDOARDO: In base a queste caratteristiche, creano dei legami con altri elementi con caratteristiche diverse.

CAPITANO: Sì, generico e mal esposto, ma sì.

EDOARDO: Io e il mio fedele amico qui siamo due elementi diversi eppure siamo legati.

CARLOTTA: Sì.

EDOARDO: Ora, diciamo che il nostro è un legame forte.

CAPITANO: Amico mi commuovi.

EDOARDO: Smettila. La nostra amicizia dura da tutta la vita. Mi seguite?

 

Carlotta e il Capitano annuiscono.

 

EDOARDO: Però. Se arrivasse un elemento con il quale la mia intesa è originale, fondamentale, io non esiterei un secondo a sciogliere il mio legame con lui per unirmi a quest’altro elemento.

CARLOTTA: Bell’amico che sei.

EDOARDO: E’ solo un esempio. Sto parlando di chimica. Se solo avessi studiato di più.

CAPITANO: Generico, mal esposto, fuorviante. Però ho capito di cosa stai parlando.

CARLOTTA: Ce lo puoi spiegare meglio?

CAPITANO: Difficile farlo peggio. Tutti gli esseri della natura dei quali abbiamo percezione intrattengono una relazione verso se stessi. Come ogni elemento ha un rapporto con se stesso, così deve avere anche una relazione con gli altri. E quest’ultima sarà diversa a seconda delle diversità dei vari esseri.

Quando due nature, una volta incontratesi, si compenetrano e si influenzano reciprocamente, diremo che tra loro si verifica un’affinità elettiva.

EDOARDO (alzando il bicchiere): Amico mio, parli come un libro stampato.

CAPITANO (alzando il bicchiere): Perché ho studiato. (fanno cin cin e bevono)

CARLOTTA: E quindi?

CAPITANO: Quindi quello che noi chiamiamo calcare è una terra calcarea più o meno pura combinata con un acido leggero. Se noi immergiamo un frammento di pietra calcarea nell’acido solforico diluito, questo afferra la calce e, insieme ad essa si trasforma in gesso, mentre l’acido si volatilizza per conto suo.

CARLOTTA: L’esempio mi è chiaro, o almeno credo.

CAPITANO: In questo caso assistiamo ad un’unione spezzata in favore di una seconda relazione, che viene anteposta, preferita alla prima.

CARLOTTA (tra sè): Ubi maior …

CAPITANO: Viene fatta una scelta.

CARLOTTA: Un po’ mi dispiace per il povero acido, che viene abbandonato in quel modo.

CAPITANO: E’ solo questione di tempo, e incontrerà un altro legame.

CARLOTTA: Sarà anche, ma a me sembra ingiusto.

EDOARDO: Se non ti conoscessi…

CARLOTTA: Sì?

EDOARDO: Se non ti conoscessi non coglierei questa punta così ben nascosta di rancore nelle tue parole.

CARLOTTA: Rancore, non so di cosa tu stia parlando.

EDOARDO (prendendola in giro): Ma sì, tutta questa pena per il povero acido abbandonato! Solo perché pensi che io sia la calce e che il mio amico solforico mi abbia sottratto a te.

CARLOTTA: Se lo dici è solo perché evidentemente hai la coda di paglia.

EDOARDO (esultante): Allora vedi che ho ragione! (salta in piedi e la va ad abbracciare; prendendola in giro) Povero, povero acido leggero, povero acido abbandonato…

CARLOTTA (spingendolo via): Vi ricordo comunque che stiamo parlando di elementi, non di persone. Quando ci sono in gioco i sentimenti, le cose si fanno decisamente più dolorose – cosa che non credo accada nè agli acidi, nè alla terra, alla calce o al gesso. Ho assistito a storie di questo tipo, unioni in apparenza indissolubili che si disfano davanti agli occhi perché il caso ha fatto intervenire un terzo elemento. E non c’è proprio niente da ridere. (beve)

EDOARDO (esaltato): Ma è proprio qui che interviene ancora la chimica! Con il quarto elemento!

CAPITANO: Sono i casi più sorprendenti, quelli in cui le relazioni di cui stiamo parlando si possono disegnare con uno schema a croce. I quattro elementi, accoppiati a due a due, abbandonano tutti la loro unione per crearne un’altra.

EDOARDO: Quindi se le due coppie di elementi fossero A + B e C + D, potremmo risolverla con A + D e B + C. (alza il bicchiere) Salute alla chimica. (brinda col Capitano, beve) Quindi, cara la mia Carlotta, se tu sei A e io sono il tuo B, il mio caro amico è il C che mi slega da te, sarà meglio che tu ti sbrighi a trovare un D – se non vuoi svolazzare via disperderti nell’aria e fare la fine terribile del tuo povero acidino abbandonato.

CARLOTTA: Ottilia.

CAPITANO: E chi è?

EDOARDO (al Capitano): Sua nipote. Vive in collegio, in Svizzera.

CARLOTTA: Sì, ma ci si trova malissimo. Pensavo di invitarla qui per l’estate.

CAPITANO: Ma non si annoierà?

EDOARDO: Lei e Carlotta sono molto legate.

CARLOTTA: Potrebbe farle bene, cambiare un po’ aria. (sarcastica) E poi sì, ci vorrà un po’ di compagnia anche a me, adesso che voi uomini fate squadra tra di voi.

EDOARDO: Sai che se a te fa piacere per me non c’è nessuno problema. La casa è grande.

CARLOTTA (seria): Lo so. E dove si sta in due si può stare in tre. Il quarto vien da sè.

 

Brindano.

 g44 il quarto elemento

 

Carlotta e Ottilia.

 

CARLOTTA: Mi devi raccontare tutto del collegio.

OTTILIA: Non c’è niente di interessante, credo.

CARLOTTA: Beh, ma avrai delle amiche, no? E magari anche qualche… Amico?

 

Ottilia rimane in silenzio.

 

CARLOTTA: Beh, ma non c’è fretta, abbiamo tutto il tempo che vogliamo. Sono così felice che tu sia qui. (l’abbraccia)

OTTILIA: Anche io. Ti ringrazio tanto per avermi invitata.

CARLOTTA: Hai già visto la tua stanza? E’ un po’ spoglia ma vedrai come la sistemeremo.

OTTILIA: Ma va benissimo così com’è.

CARLOTTA: Approfitterò della tua presenza per farmi venire qualche idea. E ci lavoreremo insieme. Voglio che tu ti senta a casa qui.

OTTILIA (abbassando lo sguardo): Grazie.

CARLOTTA: E su questa testa. Che ti si vedano bene gli occhi, che sono belli. (Ottilia sorride)

 

Arrivano Edoardo e il Capitano, vestiti da tennis.

Appena Edoardo vede Ottilia rimane bloccato. Il Capitano avanza.

 

CAPITANO: E questa dev’esser Ottilia! (si stringono la mano) Però nessuno mi aveva detto che fossi anche così bella. (voltandosi verso di lui) Vero, Edoardo?

 

Edoardo si riprende e avanza rapido verso Ottilia.

 

EDOARDO: Perché nessuno lo sapeva. Eri così piccola l’ultima volta che ci siamo visti. Benvenuta. (la bacia sulle guance, poi rimane in disparte, la guarda)

CARLOTTA (indica il Capitano, a Ottilia) Lui è un nostro carissimo amico, ci sta aiutando con la ristrutturazione. Anche se per adesso si occupa più di tennis che di altro.

CAPITANO: Guarda che ci lavoro anche di notte. Poi lo guardiamo insieme.

EDOARDO: Così aggiorniamo anche Ottilia.

OTTILIA: Non vi preoccupate per me.

CARLOTTA: Magari ti viene qualche idea. Io a forza di guardare fisso tutte quelle linee e quei grafici ho paura di non capirci più niente.

CAPITANO: Finiscila che ne sai più di me. Se sapessi anche giocare a tennis, non avremmo proprio più bisogno di Edoardo. (Carlotta e il Capitano ridono)

CARLOTTA: Non è ancora riuscito a batterti?

CAPITANO: Temo di no. Inizio a pensare che almeno una partita gliela dovrei lasciare, in nome dei bei vecchi tempi. (a Ottilia) Tu giochi a tennis?

OTTILIA: No.

CARLOTTA: Come no? Certo che gioca.

OTTILIA: Non bene, però.

CARLOTTA: Beh, adesso che siamo in quattro dovrò rispolverare la mia vecchia racchetta.

CAPITANO: Era ora! (a Ottilia) Vedrai che se gioca Carlotta puoi giocare benissimo anche tu.

CARLOTTA: Che cosa vorresti dire?

CAPITANO: Che ce n’è di polvere sulla tua racchetta! (Carlotta e il Capitano ridono)

CARLOTTA: Bene, se i ragazzi del tennis vogliono andare a farsi una doccia, le ragazze di casa fanno preparare per il pranzo. (a Ottilia) Hai fame?

OTTILIA: Un po’.

CARLOTTA: Vedrai l’aria di montagna come ti rimpolpa. (toccandole le costole) Qui sento solo ossicini!

 

Ottilia ride e si scosta.

 

CAPITANO: Benissimo. (si volta verso Edoardo) Doccia?

EDOARDO (come risvegliandosi): Come dici?

CAPITANO: Doccia? Non insieme, ovviamente. (Carlotta e il Capitano ridono)

EDOARDO: Sì, doccia, certo. Prepariamoci per il pranzo.

CAPITANO (a Carlotta e Ottilia) Mie belle signore, a tra poco. (fa per andare; a Edoardo, che è rimasto fermo) Ti porto in braccio?

EDOARDO: Come? No, no. (a Ottilia) A tra poco.

 

Il Capitano e Edoardo escono.

 

CARLOTTA (a Ottilia, seguendo l’uscita dei due con lo sguardo): Hai visto come stiamo bene qui? Stiamo proprio bene. (le circonda le spalle con un braccio)

g5

5 l’educazione della fanciulla

 

Carlotta, Edoardo, il Capitano e Ottilia, dopo cena.

Carlotta e il Capitano ridono.

 

CAPITANO: La faccia di quell’uomo… Quando ha visto cadere il cancello… Sembrava che avesse visto il demonio!

CARLOTTA: Davvero! Gli è passata davanti agli occhi tutta la vita! (ridono; a Edoardo) Veramente, caro, non ti immagini, è sbiancato.

CAPITANO: Se la terra gli si fosse aperta davanti si sarebbe stupito meno. E cos’è che ha detto poi?

CARLOTTA (imitando la voce di un vecchio) I gabbiani, i gabbiani… Sono caduti i gabbiani… (ridono)

CAPITANO: Alzando il bastone come se stesse lanciando una maledizione…

CARLOTTA: Sì ma la cosa più divertente… La cosa più divertente… Oddio non ce la faccio…

CAPITANO: La cosa più divertente di tutte è che in quel momento io e Carlotta ci siamo guardati…

CARLOTTA: E siamo scoppiati a ridere, ma da non smettere più…

CAPITANO: Sì perché capisci? I gabbiani! (ridono)

CARLOTTA: Io e il tuo amico qui… Il fine architetto… Eravamo convinti che fossero aironi! (ridono; poi si calmano, Carlotta si asciuga le lacrime) Bene, bene. Dio che ridere. Bene. (guarda Edoardo) Con quello che spendo in creme antirughe potrò almeno togliermi la soddisfazione di ridere, no?

EDOARDO (prendendole una mano): Certo, cara, certo.

CARLOTTA: Bene. (fa per alzarsi) Caffè.

OTTILIA (scattando in piedi): Lascia, zia, vado io. (esce)

CAPITANO (guardando Ottilia uscire): Com’è carina.

EDOARDO: Più che carina.

CARLOTTA: Però le manca qualcosa… Non so, forse è solo una questione di carattere. Però è un po’ come… Debole. Il collegio l’ha resa troppo educata. Da piccola era così vivace.

EDOARDO: Non le manca niente. E’ solo giovane.

CAPITANO: Ha parlato il fine intenditore della natura umana.

EDOARDO: E’ che voi da quando è arrivata siete così presi dai lavori. Io ho avuto occasione di parlare un po’ con lei. Non è affatto stupida.

CARLOTTA: Tesoro, ma io non intendevo affatto dirlo.

EDOARDO: E’ solo un fiore non ancora sbocciato.

 

Silenzio. Carlotta e il Capitano, interdetti, guardano Edoardo; poi si guardano e scoppiano a ridere.

Entra Ottilia con il vassoio del caffé e dei liquori.

 

CARLOTTA: Grazie, cara. Appoggia pure qui. (Carlotta serve il caffé) Bevi il caffé?

OTTILIA: No grazie, non lo bevo mai.

CAPITANO: Neppure al mattino? Io prima del mio mezzo litro di caffè praticamente non esisto.

OTTILIA: Al mattino bevo… Latte.

CARLOTTA: Qui c’è – vediamo – amaro alle erbe, grappa, brandy, whiskey… Prendi quello che vuoi. (Il Capitano si versa da bere, e versa da bere anche per Carlotta)

OTTILIA (imbarazzata): Veramente… Non sono abituata.

CARLOTTA: Vorrei vedere. Vorrei vedere che in collegio vi dessero da bere. Però ora non sei in collegio.

OTTILIA: Non saprei…

CARLOTTA: In società bere con moderazione è quasi un dovere sociale.

EDOARDO: Come sopportare altrimenti certe infinite conversazioni a tavola? Come digerire certe matrone della noia che ti capita di aver sedute a fianco? (Ottilia sorride con lo sguardo basso) Cara Ottilia, in fretta ti dovrai adeguare alle brutture che questo mondo ci impone, alle torture a cui spesso siamo costretti: visite di cortesia, pranzi, cene, feste comandate in compagnia di gente assolutamente detestabile o perfettamente sconosciuta. Come salvarsi? (Il Capitano versa un bicchierino per Ottilia) Ci viene incontro l’unica droga legalizzata, socialmente riconosciuta e accettata, per alterare – seppure per un attimo – la fisionomia del paesaggio che ci circonda. (porge il bicchierino a Ottilia)

 

Ottilia prende il bicchierino, il Capitano alza il suo, brindano; il Capitano svuota il suo d’un sorso, Ottilia assaggia timidamente il suo.

 

OTTILIA: E’ forte. Però mi piace. (beve; il Capitano sorride, soddisfatto)

CAPITANO: Bene. Superata la prima lezione di sopravvivenza.

CARLOTTA: Sai, è quasi buona educazione bere quando ti viene offerto. Non so perché ma quando offro da bere a qualcuno e quel qualcuno si tira indietro, non lo so, mi da una sensazione spiacevole, ecco. Questo non vuol dire che devi attaccarti al collo della bottiglia… Moderazione, sempre e comunque.

EDOARDO: Non stasera, non stasera. (riempie i bicchieri a tutti, ne versa uno anche a Edoardo) Stasera dobbiamo festeggiare.

CARLOTTA: E che cosa festeggiamo?

EDOARDO: L’inizio dei lavori. Il cantiere è ufficialmente aperto. (alza il bicchiere; anche gli altri lo imitano, brindano, bevono)

CARLOTTA: Con la demolizione del cancello!

CAPITANO: E gli aironi. (Carlotta e il Capitano ridono)

OTTILIA: Non ho mica ben capito la storia degli aironi.

CARLOTTA: Perché infatti erano gabbiani. (guarda il Capitano; ridono)

EDOARDO (a Ottilia): Cosa ne pensi dei lavori che faremo?

OTTILIA: Io… Io credo che siano dei gran lavori. (pausa; tutti la guardano) Credo che miglioreranno di molto la tenuta. Voglio dire… Che la renderanno più bella. (imbarazzata, beve)

EDOARDO: Certo, sarà più bella. Anche più comoda, più funzionale, adesso che io e Carlotta ci trasferiremo qui.

CARLOTTA: La città ormai ci risulta invivibile. (Il Capitano riempie i bicchieri di tutti)

OTTILIA: Il collegio è in un piccolo paesino. Io non esco molto. Ho sempre molto da fare in collegio. Studio tanto, mi piace studiare. Studio tantissimo, tutto. Anche se penso che ci sia un numero limitato di cose che uno può imparare. Non so perché. In ogni caso studio. Mi chiedo se me ne accorgerò quando non avrò più lo spazio. Dico, dove mettere le cose. E poi in che ordine si mettono le cose nella testa? In ordine di importanza? O cronologico? Anche questo mi chiedo. Se non ci sta tutto. Quindi per forza uno delle cose le perde. Cosa si perde? Vincono le cose più importanti o le più recenti?

 

Silenzio. Tutti guardano Ottilia, che arrossisce e abbassa lo sguardo.

 

EDOARDO: (riempiendo i bicchieri): Bene, benissimo. Esperimento riuscito. Come vedi tu stessa, cara, l’alcol ti fa fare delle scoperte sensazionali. Ti fa scoprire ad esempio di poter dire un sacco di cose su argomenti di cui pensavi non te ne fregasse niente.

OTTILIA (quasi tra sè): Ma io le cose che ho detto le penso davvero.

CARLOTTA: Ottimo, ancora meglio. (bevono) Sai, Ottilia, credo che ti troverai bene qui con noi.

OTTILIA: Sono felice di essere qua.

CARLOTTA: Domani io e Ottilia usciamo.

EDOARDO: E dove andate?

CARLOTTA: In paese. Vero, cara?

OTTILIA: Ti accompagno volentieri, certo.

CARLOTTA: E invece sarò io ad accompagnare te. (le prende le mani) Questi vestiti, così scuri, severi…. vanno bene in collegio.

OTTILIA (lisciandosi la gonna): Cos’hanno che non va?

CARLOTTA: Sei una donna. Una giovane donna.

EDOARDO (entusiasta): Mi sembra un’idea fantastica.

OTTILIA: Non vanno bene?

CARLOTTA: Ho visto dei vestitini in centro che comprerei per me se non fosse che non ho proprio più l’età.

CAPITANO: Adesso non esageriamo.

CARLOTTA: E’ giusto così. Ogni cosa ha il suo tempo.

EDOARDO (guardando Ottilia): E ci sono cose senza tempo, ma che vanno prese al volo.

CAPITANO (lancia uno sguardo a Carlotta, poi a Edoardo): Stai bene?

EDOARDO (guardando Ottilia): Mai stato meglio.

g6

6 la passeggiata

 

Edoardo, Carlotta, il Capitano, pronti per uscire.

 

CARLOTTA (al Capitano): Potremmo scendere al laghetto e guardare la collina dal basso.

CAPITANO: Facciamo prima un giro del parco, così Edoardo potrà vedere la spianata del campo da tennis.

CARLOTTA: Io scenderei prima al laghetto. Poi risaliamo al parco.

CAPITANO: Come preferisci.

CARLOTTA: Beh? Andiamo?

EDOARDO: E Ottilia?

CARLOTTA: Era salita in camera a cambiarsi. Andiamo, ci raggiungerà.

EDOARDO: Non mi sembra carino.

CARLOTTA: Ci troverà lungo il sentiero.

EDOARDO: Che fretta c’è?

CAPITANO: Non sei curioso di vedere il campo da tennis?

EDOARDO: Il campo da tennis può aspettare.

CARLOTTA: Sì ma se il sole gira dietro la collina…

EDOARDO: Anche il sole può aspettare.

 

Arriva Ottilia, trafelata; è bellissima.

 

OTTILIA: Scusate… Scusate se vi ho fatto aspettare. Ci ho messo più tempo del previsto, e…

EDOARDO: Non ti preoccupare. Stai benissimo.

CARLOTTA: Mi stupisci, Ottilia, tu che sei sempre stata così puntuale…

EDOARDO (interrompendo Carlotta): Andiamo? Avevate tanta fretta, adesso non perderei altro tempo.

CAPITANO: Scendiamo al laghetto dal viale di ghiaia. Ci mettiamo meno.

EDOARDO: Secondo me ci mettiamo meno se prendiamo il sentierino.

CAPITANO: E’ più lungo.

EDOARDO: Ci si mette meno.

CAPITANO: Non credo.

EDOARDO (eccitatissimo): Benissimo. Dividiamoci in due squadre. Voi prenderete il viale, noi il sentiero. Vedremo chi arriva prima.

CAPITANO: Non vale correre.

CARLOTTA: Con queste scarpe…

EDOARDO: Vale tutto. (guarda Ottilia) Pronti? (annuiscono tutti) Via.

 

Le due coppie escono in due direzioni diverse.

Rientrano Edoardo e Ottilia. Camminano. Si fermano al centro del palco.

 

EDOARDO: Che succede?

OTTILIA: Niente. Mi gira un po’ la testa. Dev’essere il sole.

EDOARDO: Vuoi rientrare?

OTTILIA: No, no, è tutto a posto, passa subito.

 

Edoardo le porge il braccio, lei si appoggia, camminano.

 

EDOARDO: E’ una giornata stupenda.

OTTILIA: Peccato che farà buio presto. Ci ho messo troppo a prepararmi.

EDOARDO: Non ti preoccupare.

OTTILIA: Carlotta era scocciata.

EDOARDO: Ha altro per le testa. E’ molto presa dai lavori.

OTTILIA: Tu non li segui?

EDOARDO: Mi fa piacere che se ne occupi lei. So che ci tiene molto.

OTTILIA: Credo che il parco sarà molto bello.

EDOARDO: Lo vedremo insieme, quando sarà finito.

OTTILIA: Quando sono partita mi è dispiaciuto, un po’. Adesso che sono qui ci resterei per sempre.

EDOARDO: Non ti mancano i tuoi amici?

OTTILIA: Sembra passato tantissimo tempo.

EDOARDO: Lo capisco. Quando ti ho visto, il giorno che sei arrivata, mi sono chiesto come mai non ci avessimo pensato prima.

OTTILIA: A cosa?

EDOARDO: Ad averti qui. Era così semplice.

OTTILIA: Erano anni che non ci vedevamo. Ma io mi ricordavo benissimo di te. Non sei cambiato per niente.

EDOARDO: Tu invece sei cresciuta.

OTTILIA: Tutti quelli che mi conoscono dicono che sono sempre uguale.

EDOARDO: E’ qualcosa di sottile, difficile da dire. Come fosse un odore. Ecco, hai cambiato odore.

OTTILIA (divertita): Come fai a dirlo?

EDOARDO: Ti sento.

 

Ottilia arrossisce, scosta lo sguardo.

 

OTTILIA: Tu mi studi.

EDOARDO: Ti da fastidio?

OTTILIA: Non sono un insetto.

EDOARDO (sorridendo): Non lo sembri per niente.

OTTILIA: Sento il tuo sguardo addosso, sempre. Anche quando sei in un’altra stanza. Tu mi controlli.

EDOARDO: Non credo di poterlo evitare.

OTTILIA: Mi fa sentire protetta.

EDOARDO: Anch’io mi sento così.

OTTILIA (divertita): Protetto da me?

EDOARDO: Salvato.

OTTILIA: Io… Io mi sento confusa.

EDOARDO: A me sembri così nitida.

OTTILIA: Un minuto fa morivo di caldo, adesso sento freddo. (si porta una mano alla fronte.)

EDOARDO: Non credo tu abbia la febbre.

OTTILIA: Mi sento come se ce l’avessi.

 

Edoardo le appoggia le labbra sulla fronte; rimane fermo un attimo. Poi le da un piccolo bacio, e si scosta, ma le rimane di fronte.

 

OTTILIA: Non so che cosa mi succede.

EDOARDO: Non ti devi preoccupare.

OTTILIA: Passerà?

EDOARDO: Spero di no. (le sorride)

OTTILIA: Mi confondi.

EDOARDO: Ho le idee chiarissime.

OTTILIA: Mi prendi in giro.

EDOARDO: Prendo tutto molto sul serio.

OTTILIA: E quella faccia triste?

EDOARDO: Non è triste. (le sorride)

OTTILIA: Anch’io ti guardo.

EDOARDO: Lo so.

OTTILIA: E mi sono accorta che a volte ti allontani.

EDOARDO: Solo coi pensieri.

OTTILIA: Non sei felice?

EDOARDO: Adesso che ho deciso, sì.

OTTILIA: E che cosa hai deciso?

 

Lui la guarda a lungo.

 

OTTILIA (arrossendo): Non guardarmi così. Mi imbarazzo.

EDOARDO: Perché è vero.

OTTILIA: Che cosa?

EDOARDO: Ci sono cose che succedono anche se non ci sappiamo spiegare perché.

OTTILIA: Sì, ma aiuterebbe.

EDOARDO: Sarebbe solo consolante. Vuoi essere consolata?

OTTILIA: No.

EDOARDO: Vuoi che ti baci?

OTTILIA: Non dovresti.

EDOARDO: Posso darti un bacio?

 

Ottilia distoglie lo sguardo, resta in silenzio a lungo; Edoardo rimane immobile. Poi Ottilia si volta verso di lui, lo guarda negli occhi.

 

OTTILIA: Penso di sì.

 

Edoardo la bacia. Poi Ottilia si stacca da lui e fa per scappare via. Edoardo la segue, l’abbranca poco dopo. Le stringe la vita. Cerca di baciarla. Ottilia si svincola, scappa; Edoardo l’agguanta poco dopo. La stringe. Cerca di baciarla. Ottilia scappa, Edoardo rimane fermo a guardarla. Ottilia si ferma, si volta a cercarlo con gli occhi. Edoardo le sorride. Ottilia si porta una mano alla gola.

 

//

 

Il Capitano e Carlotta ridono.

 

CARLOTTA: Fermiamoci qui un attimo. E’ bellissimo.

CAPITANO: Sì. (Il Capitano senza guardarla le prende la mano; Carlotta chiude gli occhi) Stai bene?

CARLOTTA (apre gli occhi): Sai cosa sta succedendo?

CAPITANO: Camminiamo un altro po’.

 

CAPITANO: Vorrei che fosse tutto come prima.

CARLOTTA: Ormai credo sia tardi.

CAPITANO: Era perfetto, così com’era. Adesso diventa tutto difficile.

CARLOTTA: Siamo adulti.

CAPITANO: Io e Edoardo. Tu e Edoardo. Perché adesso non va più bene?

CARLOTTA: Dimmelo tu.

 

Il Capitano abbassa lo sguardo. Si fermano.

 

CAPITANO: Com’è possibile?

CARLOTTA: Tu come te lo spieghi?

CAPITANO: Ma voi due siete sposati! Vi siete amati aspettati inseguiti per anni!

CARLOTTA: Allora dimmi che non sta succedendo.

CAPITANO: E’ solo una crisi passeggera.

CARLOTTA: Può essere.

CAPITANO: Passerà. Vedrai.

CARLOTTA: Vedremo.

CAPITANO: Non dovremmo parlarne più.

CARLOTTA: Che differenza farebbe?

 

Il Capitano riprende a camminare, Carlotta lo segue. Restano un po’ in silenzio.

 

CARLOTTA: Hai ragione. Non parliamone più.

CAPITANO: Non siamo due ragazzini.

 

Senza guardarlo, Carlotta gli prende la mano.

Il Capitano leva la mano da quella di lei, e la guarda.

 

CAPITANO: Questa cosa non può esistere!

CARLOTTA: Allora lasciamo perdere!

CAPITANO: Passerà, deve passare.

CARLOTTA: Facciamo finta che non sia mai successo.

CAPITANO: Non sarei mai dovuto venire.

CARLOTTA: Ma come facevamo a saperlo?

CAPITANO: Dovevamo smetterla, subito!

CARLOTTA: Di fare cosa?!

CAPITANO: Questa cosa!

CARLOTTA: Sei talmente uomo che neanche la chiami per nome.

CAPITANO: E’ sbagliato!

CARLOTTA: Lo so!

CAPITANO: E allora smettiamola, cristo!

 

Carlotta gli tira uno schiaffo. Il Capitano la prende e la bacia.

Poi si staccano subito. Restano un attimo in silenzio, con gli occhi bassi.

 

CAPITANO: Scusami.

CARLOTTA: Andiamo.

 

Riprendono a camminare, uno a fianco all’altro, senza guardarsi.

 

//

 

Edoardo e il Capitano.

Arriva Edoardo.

 

EDOARDO: Ci avete messo meno voi.

CAPITANO: Dov’è Ottilia?

EDOARDO: E’ rientrata in casa.

CAPITANO: Anche Carlotta.

EDOARDO: Stai bene?

CAPITANO: Dovremmo smettere di chiedercelo, no?

EDOARDO: Hai ragione.

CAPITANO: Sono un po’ stanco, comunque.

EDOARDO: Io non ho mai avuto tanta energia in corpo. Mi sento immortale.

CAPITANO: Ti ho già visto così, altre volte.

EDOARDO: Questa volta è diverso. E’ proprio diverso. I sintomi sembrano gli stessi, ma credo di essere diverso io, sai?

CAPITANO: Quindi cos’hai intenzione di fare?

EDOARDO: Non c’è niente che io possa fare.

CAPITANO: Lo sapevo.

EDOARDO: Che cosa?

CAPITANO: Che non ti saresti tirato indietro.

EDOARDO: Anche se lo facessi non cambierebbe niente.

CAPITANO: Io credo di sì.

EDOARDO: Io credo di no. Ormai il grattacielo è crollato.

CAPITANO: Aspetta che si posi la polvere.

EDOARDO: Basta con queste stronzate.

CAPITANO: Come vuoi.

EDOARDO: Sono suo.

CAPITANO: E’ una ragazzina.

EDOARDO: E’ una donna.

CAPITANO: Va bene.

EDOARDO: Ho voglia di sbattere forte la testa contro il muro.

CAPITANO: Dovresti farlo. Magari ti torna un po’ di lucidità.

EDOARDO (guardandolo fisso negli occhi): Mai stato tanto lucido in vita mia.

g77 la festa / la notte

 

Musica ad alto volume. Edoardo e Ottilia, hanno bevuto. Forse indossano mascherine da carnevale.

 

OTTILIA (ad alta voce): E’ la festa di compleanno più bella che abbia mai avuto!

EDOARDO: Ne sono felice.

OTTILIA: Cosa?!

EDOARDO (ad alta voce): Non è ancora finita!

OTTILIA (c.s.): Ma che ora sarà?

EDOARDO (c.s.): Non lo so.

OTTILIA: Credo di aver esagerato…

EDOARDO: Stai male?

OTTILIA: No, ma ho lo stomaco strano.

EDOARDO: Ti va di ballare?

 

//

 

Carlotta e il Capitano, in disparte. Da lontano, la musica della festa.

 

CARLOTTA: Un po’ d’aria fresca.

CAPITANO: Dentro non si respira.

CARLOTTA: E’ venuta un sacco di gente.

CAPITANO: Se c’è una cosa che sa fare Edoardo, è organizzare le feste.

CARLOTTA: Beviamo ancora qualcosa?

CAPITANO: Sicura?

CARLOTTA: E perché no? E’ una festa.

CAPITANO (fa per andare): Cosa ti porto?

CARLOTTA (prendendolo per una manica) Balliamo un po’. (se lo tira vicino, inizia a ballare)

CAPITANO: Qui?

CARLOTTA: Perché no?

 

//

 

Edoardo e Ottilia. Musica distante. Edoardo fa luce con una torcia.

 

OTTILIA: Mi mancava l’aria dentro.

EDOARDO: Dovremmo esserci.

OTTILIA: Dove stiamo andando?

EDOARDO (guardandosi incontro) Ecco, direi che qui va bene.

OTTILIA: E’ buio qui.

EDOARDO: Non ti preoccupare.

OTTILIA: Che cosa vuoi fare?

EDOARDO: Solo darti il mio regalo.

OTTILIA: L’erba è bagnata.

EDOARDO: Senti i grilli? (Edoardo spegna la torcia)

OTTILIA: Perché l’hai spenta?

EDOARDO: Hai paura?

OTTILIA: Forse un po’.

EDOARDO: Ci sono io.

OTTILIA: Riaccendila. (Edoardo riaccende la torcia)

EDOARDO: Va meglio?

OTTILIA: E’ troppo buio. (rabbrividisce)

EDOARDO: Hai freddo?

OTTILIA: Sto bene.

EDOARDO: Tieni la mia giacca.

OTTILIA: E’ solo l’umidità. Non ti preoccupare.

EDOARDO (togliendosi la giacca): Insisto.

OTTILIA (cercando di fermarlo): No, non serve, lascia. (Edoardo le appoggia la giacca sulle spalle)

EDOARDO: Non va meglio così?

OTTILIA: Adesso prenderai freddo tu.

EDOARDO: Non lo sento.

OTTILIA: Rientriamo?

 

Partono i fuochi d’artificio. Ottilia guarda in alto, Edoardo la guarda.

 

EDOARDO (sottovoce):Buon compleanno.

 

//

 

Carlotta e il Capitano. Musica della festa in lontananza. Fuochi d’artificio.

 

CAPITANO: Bellissimo.

CARLOTTA (versando a terra il contenuto del bicchiere): Edoardo.

CAPITANO: Bevuto troppo?

CARLOTTA: Stiamo un po’ qui.

CAPITANO: Ci cercheranno.

CARLOTTA: Non credo.

 

Una lunga pausa. Il Capitano fa un respiro profondo, abbassa lo sguardo.

 

CARLOTTA: Che c’è?

CAPITANO: Domattina. Parto domattina. (pausa) I lavori qui ormai sono più che avviati, sarai perfettamente in grado di cavartela anche senza di me.

CARLOTTA: Adesso il punto sono i lavori.

CAPITANO: Rientrerò in Francia. Starò via qualche mese.

CARLOTTA: Ma se quand’eri là non vedevi l’ora di andartene!

CAPITANO:Ho chiesto di tornare. E’ la cosa migliore da fare.

CARLOTTA: Sicuramente.

CAPITANO: Siamo adulti.

CARLOTTA: E non si può essere adulti e felici.

CAPITANO: Non in questo modo.

CARLOTTA: Quindi è così. Dopo la bella lezione sui legami …

CAPITANO: Appunto, i legami.

CARLOTTA: E le affinità elettive?

CAPITANO: La chimica resta chimica. La vita è un’altra cosa.

CARLOTTA: Lo so.

 

//

 

Edoardo e Carlotta, ubriachi. Sono bendati. Carlotta indossa vestaglia e sottoveste.

Edoardo cammina avanti e indietro. Agitato.

Si ferma. Aspetta. Ascolta. Poi riprende a camminare.

Poi si ferma.

A mezza voce.

 

EDOARDO: Hey. (silenzio) Hey.

 

Carlotta fa un passo avanti. Ascolta. Edoardo si allontana di qualche passo. Carlotta tende le orecchie. Fa un passo avanti. Edoardo la sente muoversi, fa qualche passo verso di lei. Poi si ferma.

 

EDOARDO: Sei tu?

 

Carlotta porta le mani al viso.

 

CARLOTTA: Sei tu?

 

Edoardo fa qualche passo verso di lei. Carlotta lo sente, tende un braccio, poi lo ritira subito.

Edoardo muove la testa cercando di capire dove sia lei. Carlotta fa un passo indietro, Edoardo la sente e fa qualche passo veloce verso di lei.

 

CARLOTTA: Sei tu?

 

Edoardo segue la voce e si avvicina a lei.

 

EDOARDO: Sei tu?

 

Carlotta fa un passo verso la voce, poi esita, poi ancora si avvicina. Rimangono fermi in silenzio uno a un passo dall’altro. Avvicinano i visi quasi a respirarsi addosso. Si annusano. Edoardo allunga una mano e gliela appoggia sul fianco. Carlotta ha un brivido, poi gli si fa più vicino.

Entrano il Capitano e Ottilia. Si posizionano l’uno alle spalle di Edoardo, l’altra alle spalle di Carlotta.

Edoardo e Ottilia si levano lentamente la benda l’un l’altro – da adesso in poi Edoardo guarderà solo Ottilia e Carlotta solo il Capitano. Fanno l’amore.

g8

8 partenze

 

Carlotta sta leggendo. Entra Edoardo con una lettera in mano.

 

EDOARDO: Che cosa significa?

CARLOTTA: Buongiorno.

EDOARDO: Che cosa significa questa lettera?

CARLOTTA: L’hai aperta. L’hai letta.

EDOARDO: Sì.

CARLOTTA: Quindi lo sai.

EDOARDO (disperato): Ma perché?

CARLOTTA: E’ la cosa giusta.

EDOARDO: Per chi?

CARLOTTA: Per lei. E poi anche per noi.

EDOARDO: Per noi? Cosa significa per noi?

CARLOTTA: Adesso calmati. E Ascoltami. Per Ottilia è la cosa migliore rientrare in collegio. Farà la sua vita.

EDOARDO: E sarai tu a decidere come sarà questa sua vita?

CARLOTTA: Una volta uscita di lì deciderà cosa fare.

EDOARDO (camminando avanti e indietro): No, no, no, no, no. Non è possibile. Non è possibile. (a Carlotta) Io mi prenderò cura di lei.

CARLOTTA: Devi lasciarla andare.

EDOARDO: No!

CARLOTTA: Edoardo, non essere capriccioso.

EDOARDO: Non è possibile, non è proprio possibile.

CARLOTTA: Basta. Ritorna sulla terra.

EDOARDO: Mi fa schifo.

CARLOTTA: Basta!

EDOARDO: Me la vuoi levare solo perché sei rimasta da sola!

 

Carlotta lo guarda.

 

EDOARDO: Non volevo dirlo.

CARLOTTA: Ma l’hai pensato. (pausa) Non è questo il suo posto, il suo ruolo. E’ così giovane.

EDOARDO: E’ una donna.

CARLOTTA: Quanti uomini credi che abbia avuto fino ad oggi?

EDOARDO: Non lo so.

CARLOTTA: Te lo dico io: nessuno.

EDOARDO: Te l’ha detto lei?

CARLOTTA: Si vede! Quante volte credi che si sia innamorata? Quanti baci ha dato, quante lettere d’amore ha scritto, quante volte ha pianto?

EDOARDO: Non lo puoi sapere.

CARLOTTA: E’ ancora una bambina.

 

Edoardo passeggia avanti e indietro; poi si ferma, rilegge qualche riga della lettera che ha in mano, scuote la testa, si scompiglia i capelli. Poi si ferma, guarda Carlotta, le punta un dito contro.

 

EDOARDO: Se lei se ne andrà, io la cercherò. Là fuori. Da sola. Io la troverò. Facciamo un patto. Se era così sensato che venisse qui da noi, lo sarà ancora. Lei ti vuole molto bene, e tu a lei. Tienila qui con te. Non rimandarla in collegio. Me ne vado io.

CARLOTTA: Ma cosa stai dicendo?

EDOARDO: Se il problema sono io, sarò io ad andarmene.

CARLOTTA: Non sei tu, il problema.

EDOARDO: Farò qualcosa. Un lavoro. O un viaggio. Non lo so. Non importa. Però lei deve stare qui.

CARLOTTA: Così mi spaventi.

EDOARDO: Questo è il patto.

CARLOTTA: E noi?

EDOARDO: Noi?! Come fai a parlare di noi dopo quello che è successo?

CARLOTTA: Lui è partito. Possiamo essere di nuovo io e te. Il tuo posto è qui

EDOARDO: Niente sarà più come prima. E’ successo qualcosa di fondamentale, e ho deciso di viverlo. Adesso ne vivrò anche le conseguenze. Allora, accetti il patto?

CARLOTTA: Ho forse scelta?

 

Edoardo esce.

 g9

9 la lettera

 

Carlotta, da sola. Ha in mano un foglio e una penna.

 

CARLOTTA: Amore mio. Amore mio lontanissimo. Ciao. Ciao amore mio. Tutti i giorni. Tutti i giorni mi chiedo se la scelta che abbiamo fatto sia quella giusta. E questo è il peso che porto infondo al cuore, nascosto, a volte anche a me stessa. Perché una scelta diversa da questa non la so immaginare. Come non l’hai saputa immaginare tu. Amore mio. Questa mancanza di immaginazione è il nostro peccato originale. Il peccato che segna indelebilmente i nostri destini. E la paghiamo. La paghiamo cara, ogni giorno, ogni minuto che sarebbe potuto essere diverso e invece è solo tempo perso, buttato.

Non andremo mai insieme al cinema. Non andremo mai al mare. Non passeggeremo in centro, chiaccherando. Non passeremo la notte a fare l’amore, o a parlare. Non resteremo zitti a guardarci negli occhi. Non canteremo insieme la canzone che danno alla radio. Non ti stirerò mai una camicia. Non tornerai mai a casa in ritardo. Non ti farò il caffè. Non prenderemo la pioggia. Non perderemo treni. Non ci terremo la mano. Non ci scambieremo dei regali. Non parleremo di politica. Non mi porterai dei fiori. Non mi dirai che sono bella quando torno dal parrucchiere. Non avremo mai niente di tutto questo. E questo è il prezzo che paghiamo ogni giorno, ogni minuto per la nostra mancanza di immaginazione.

 

Rimane immobile per un attimo, poi infila il foglio nella busta e la chiude. Entra il Capitano, ha in mano una busta. La apre, tira fuori un foglio. Legge.

 

CAPITANO: Scusa se ti scrivo. So che sei tornato in città. Spero tu stia bene.Hai sicuramente saputo di Edoardo. Sono mesi che non si fa sentire. Ho saputo che lavora, fa lo spazzino. Vive in periferia. Non vede nessuno. Credo che sia completamente impazzito. Vai a cercarlo. Parla con lui, convincilo a tornare. Non è solo per lui che te lo chiedo, è anche per me. Aspetto un figlio. Carlotta.

g1

10 ritorni

 

Il Capitano e Edoardo.

 

CAPITANO: Sei pronto a entrare?

EDOARDO: Sì.

CAPITANO: Che cosa le dirai?

EDOARDO: Non lo so.

CAPITANO: E si che di tempo per pensare ne hai avuto.

EDOARDO: Non è a lei che pensavo quand’ero là.

CAPITANO: Adesso siamo qui. Sistemiamo le cose.

EDOARDO: E’ impossibile. Non tutto si può aggiustare.

CAPITANO: Tu sei impazzito.

EDOARDO: Può darsi, ma è così. Facciamola finita.

CAPITANO: Ma di cosa stai parlando?

EDOARDO: Abbiamo la possibilità di essere felici e la stiamo buttando via!

CAPITANO: Non puoi sempre e solo pensare a te!

EDOARDO: Penso anche a Ottilia. Mi ama. Soffre senza di me.

CAPITANO: Supposizioni.

EDOARDO: Io lo so! E tu?

CAPITANO: Io cosa?

EDOARDO: Tu sei innamorato di Carlotta!

CAPITANO (distoglie lo sguardo): Smettila.

EDOARDO: Ma che senso ha?! Che senso ha lasciare morire le cose? Anzi, peggio, stare lì a guardare aspettando che muoiano per poi dire cosa? “Ah ecco fatto”? “Per un pelo”? “Uh, che fortuna, per un pelo correvo il rischio di essere felice”?!

CAPITANO: Questo non puoi saperlo.

EDOARDO: Neanche tu! Ma io almeno il santo giorno in cui morirò non avrò il rimpianto di non averci creduto.

CAPITANO: Ci sono volte in cui è necessario fare la cosa giusta.

EDOARDO: Fare la cosa giusta è un alibi perfetto per le nostre paure. Mi sarò sbagliato? Amen! Solo che sbagliare facendo qualcosa è diverso che sbagliare nel decidere di NON fare qualcosa. Vero? Pesa meno. Rode meno. Vero? Sembra meno grave. Vero?

CAPITANO: Ma tu hai un figlio adesso! Un figlio tuo! Di cosa stai parlando?!

EDOARDO: Lo so che ho un figlio. E come voglio che cresca, questo figlio? Tu, se avessi un figlio, dove gli augureresti di crescere? Nella frustrazione? Nella bugia? Che cosa gli insegneresti, a tuo figlio? Che padre saresti?

CAPITANO (quasi urlando): Non lo so! Non lo so perché non ho un figlio, e probabilmente non ce l’avrò mai!

EDOARDO: Saresti un padre perfetto, se solo non fossi così vigliacco. Non vorresti vederlo crescere forte, e sicuro di sé? Non vorresti che fosse padrone della propria vita, e rispettasse i propri sentimenti?

CAPITANO: Sì, ma anche quelli degli altri!

EDOARDO: Ma Carlotta ama te!

 

Silenzio. Si guardano negli occhi, poi il Capitano distoglie lo sguardo e inizia a camminare avanti e indietro, poi si ferma.

 

CAPITANO: Adesso tu entrerai da quella porta, e dietro quella porta troverai tua moglie, e tuo figlio. Che cosa le dirai?

EDOARDO: Adesso tu entrerai da quella porta. E vedrai Carlotta. Che cosa le dirai?

 

 

EDOARDO: Te lo dico io. Le dirai che la ami, e che passerai il resto della vita con lei, e con suo figlio, che le starai accanto e l’aiuterai a crescerlo. Che la sposerai, non appena lei mi avrà concesso il divorzio. Io aspetterò la sua risposta qui, poi entrerò.

 

Silenzio. Si guardano.

 

EDOARDO: Scegli. Scegli da che parte vuoi stare. Scegli con che rimpianto vuoi morire. Scegli.

 

Il Capitano esce.

Edoardo rimane solo, fa qualche passo. Si guarda in giro. Aspetta.

Poco dopo arriva Ottilia; porta in braccio il bambino infagottato, non vede subito Edoardo.

Edoardo la vede e si blocca. Ottilia lo vede e si ferma, lo guarda, schiude le labbra ma non dice niente.

Edoardo fa un passo verso di lei, poi si ferma.

 

EDOARDO: Sei tu.

 

Ottilia rimane immobile. Edoardo le fa un cenno. Poi lentamente le si avvicina. Lei non si muove. Le arriva di fronte. Alza lentamente una mano, Ottilia ha uno scatto ma non si muove. Edoardo le appoggia la mano sul viso. Lei chiude gli occhi. Lui le si avvicina, con uno scatto lei si allontana. Lei è molto tesa. Rimangono immobili.

Si guardano negli occhi.

Lui abbassa lo sguardo al bambino.

 

EDOARDO: Vediamo un po’. Dio, è piccolissimo.

OTTILIA: E’ tuo figlio.

EDOARDO: Mi somiglia?

OTTILIA: Non ti ha mai visto.

EDOARDO: Sembra così indifeso.

OTTILIA: E’ molto forte.

EDOARDO: Dorme?

OTTILIA: Ha solo gli occhi chiusi.

EDOARDO: Come fai a saperlo?

OTTILIA: Vuoi prenderlo?

EDOARDO: Tienilo tu. Sembra stare benissimo.

OTTILIA: Lo porto sempre a fare una passeggiata nel parco. Gli parlo.

EDOARDO: E di che cosa?

OTTILIA: Di tutto quello che mi viene in mente. Degli alberi. Delle cose che vedo. Anche di quelle che penso. Non ci sono segreti tra noi.

EDOARDO: E tra noi?

OTTILIA: Sei tornato per lui?

EDOARDO: Per te.

OTTILIA: Speravo di non vederti mai più.

EDOARDO: Perché?

OTTILIA: Perché se fossi tornato non avrei avuto scelta.

EDOARDO (le appoggia piano una mano su una guancia, lei ha uno scatto): Abbiamo già scelto. (le da un bacio sulla fronte) Adesso vai. Ci vediamo presto. Te lo prometto. Tra poco sarà tutto finito. Te lo prometto.

 

Edoardo si allontana, con un cenno della mano.

 g211 Ottilia sola

 

Ottilia resta sola, con il bambino in braccio.

 

OTTILIA: Mantenere le promesse. Questo mi hanno insegnato.

Ma io a te voglio dire una cosa. Voglio dirti una cosa mentre siamo qui io e te soli, e tu sei talmente piccolo che per te le mie parole sono solo un suono familiare.

Non fare promesse. Neanche a te stesso. Adesso non puoi capire, ma cerca di ricordare.

Adesso non lo puoi sapere, ma ci sono momenti nella vita in cui il cuore, la volontà volano lontano, come i palloncini con l’elio. Ma tu tieni stretto lo spago, e non promettere mai. Che se allenti la presa, voleranno troppo lontano, e non li potrai raggiungere più.

Non fare promesse. Che le promesse sono un lancio, il lancio più forte che puoi fare. Lanci il sasso, ma non sai quando il sasso cadrà. Cadrà lontano da te, lontano da questa sponda del lago.

E quello che hai promesso, ed era così vicino a te, quando cade, cade lontano da quello che sarai diventato.

Non promettere amore, perché dove cadrà il sasso potrebbe non essercene più. Non promettere verità, perché il sasso potrebbe cadere tra le bugie. Non promettere cose che possiedi, perché potresti non possederle più. Non promettere parole, perché potresti non averne.

Non promettere. Perché chi riceve una promessa, ci crede. Non pensa al sasso. Non pensa ai palloncini, al lago, al lancio. Non pensa alle cose giuste o sbagliate. Pensa che sarà vero. Pensa che sarà tutto finito.

 

Ottilia lentamente lascia cadere le braccia lungo il corpo, il fagotto si disfa. Ottilia corre via.

 g312 l’incidente

 

Edoardo. Il Capitano lo raggiunge.

 

EDOARDO: Beh? Allora?

CAPITANO: Sei libero.

EDOARDO: Sono libero.

CAPITANO: Non vuoi sapere di lei?

EDOARDO: Sarai stato adorabile. Grazie amico. Adesso non ho più bisogno di te. Adesso vado da lei.

CAPITANO: E Carlotta?

EDOARDO: Vai da lei.

 

Entra Ottilia, ha la faccia sconvolta. Edoardo le sorride, il Capitano la guarda.

 

EDOARDO (a Ottilia, aprendo le braccia): Libero.

CAPITANO (a Ottilia): E il bambino?

 

Edoardo si acciglia.

 

EDOARDO (a Ottilia): Il bambino… ?

OTTILIA: Non è stata colpa mia.

 

Il Capitano corre fuori nella direzione da cui è arrivata la ragazza.

 

EDOARDO (andando verso Ottilia): Il bambino? Tesoro, dov’è il bambino?

OTTILIA: E’… Un incidente.

 

Edoardo la raggiunge, e la abbraccia, guardando in direzione del Capitano. Il Capitano rientra. Edoardo lascia Ottilia e gli va incontro. Si parlano piano. Poi Edoardo corre via e Edoardo va verso la casa. Ottilia resta da sola, si guarda in giro. Poi rientra Edoardo, trafelato. Arriva anche Carlotta accompagnata dal Capitano. Si incontrano, scostati da Ottilia. Parlano, Carlotta ha un mancamento, i due uomini la sostengono, Carlotta scaccia Edoardo e si lascia abbracciare dal Capitano. Poi scoppia a piangere scuotendo la testa.

Guardando Carlotta, Edoardo si allontana di qualche passo.

 g913 ultima partenza

 

Carlotta e il Capitano. Il Capitano ha una valigia.

 

CAPITANO: Posso restare. Posso prendere il prossimo treno.

CARLOTTA: Adesso o tra una settimana sarebbe lo stesso.

CAPITANO: Posso restare anche più di una settimana.

CARLOTTA: E’ tardi.

CAPITANO: Non è colpa tua.

CARLOTTA: E allora di chi?

CAPITANO: Sono successe tante cose… Non è colpa di nessuno.

CARLOTTA: Le cose non succedono da sole. Siamo noi a causarle. O siamo noi a non impedirle. In ogni caso non succedono da sole.

CAPITANO: Abbiamo fatto la cosa giusta.

CARLOTTA: A cosa è servito, fare la cosa giusta?

CAPITANO: Non è colpa di nessuno.

CARLOTTA: Mio figlio. Mio figlio è annegato. Di chi è la colpa?

CAPITANO: E’ stato un incidente.

CARLOTTA: Questo non lo sappiamo.

CAPITANO (avvicinandosi a lei): Andiamo…

CARLOTTA (scostandosi): Mio figlio. Solo mio. Come fa a non essere colpa di nessuno?

CAPITANO: Non tua, in ogni caso. Tu non c’eri.

CARLOTTA: E allora è colpa mia perché non c’ero. Perché ero troppo ferita. E troppo stupida. E non c’ero.

CAPITANO: Smettila.

CARLOTTA: E Ottilia? Non riesco a non pensarci.

CAPITANO: Anch’io ce l’ho davanti agli occhi. Com’era dimagrita. Sfinita.

CARLOTTA: Noi dov’eravamo?

CAPITANO: Non puoi darci la colpa anche di quello.

CARLOTTA: Edoardo se n’è andato. Io do a noi la colpa di tutto e la colpa di niente, perché siamo rimasti solo io te.

CAPITANO: Siamo due sopravvissuti.

CARLOTTA: E quale sarebbe la bella notizia?

CAPITANO: Che siamo qui, io e te.

CARLOTTA: Tu te ne stai andando. Io poi sistemerò qui un po’ di cose, chiuderò questa casa e non ci tornerò mai più.

CAPITANO: Perché non mi vuoi con te?

CARLOTTA: Perché non l’hai mai voluto.

CAPITANO: Avrei voluto, ma non ho potuto.

 

Carlotta lo guarda, e gli fa un piccolo sorriso.

 

CARLOTTA: Vai, vai a prendere il tuo treno.

CAPITANO: Allora addio.

CARLOTTA: Addio.

 

Si guardano. Il Capitano le si avvicina, le da un bacio sulla fronte. Se ne va.

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