Lo scherzo.


di Sarah Chiarcos e Carolina De La Calle Casanova

 

 con

federico bonaconza, valentina scuderi, marco ripoldi, elisa bottiglieri / carolina de la calle casanova, paola galli / elisa amore, fabrizio pagella / paolo livolsi

regia

carolina de la calle casanova

musiche originali

marcello gori

photo

alessandro brasile

produzione

compagnia BabyGang

A Carmen Maria, Alberto Alessandra e a tutti i nostri amici.

 

S. e C.

Personaggi:

Luca il festeggiato, 30 anni;

Matteo, Elena, Davide, Anna, Sabrina, Laura invitati alla festa, tra i 25 e i 32 anni;

La scena:

Il salotto della casa del festeggiato.


1. 22 gennaio – ore 13:37

Un cono di luce illumina il festeggiato, in piedi, con un biglietto da visita in mano, sta telefonando. Tutto attorno, buio.

Il festeggiato: (concitato)

Pronto? Ciao. Mi chiamo Luca. Ho avuto il vostro numero da un amico, mi ha detto che vi occupate di…

Ecco. Volevo qualche informazione in più su come funziona, cioé, di solito come fate.

Capisco.

Che cosa avevo in mente? Mah, non saprei. Questo amico mio mi ha detto che siete molto bravi, che curate molto i dettagli. Se magari mi fate voi qualche proposta…

Niente maschere. Nessuna cena con delitto. Guarda, poca gente, solo gli amici più stretti, gente che si conosce da una vita. E infatti avevo pensato di creare una sorta di… Esatto, un diversivo.

No, no, niente di chissà che, solo così, per movimentare un po’ la situazione…

… e rischiamo di non avere niente da dirci. Esatto.

Assolutamente. Anzi, vorrei che loro non sapessero che sono stato io ad organizzare tutto.

Esatto.

Ah, ho capito… Due amici incontrati al lavoro. Sì, tutto deve essere “naturale”, come se fosse vero.

Proprio così.

Sì.

Trenta.

Grazie.

Esatto.

Non saprei, quello che volete… E’ necessario?

Certo, la credibilità.

Una pianta, va bene, come volete.

Questa sera. Per ora di cena, direi. Voi, siete liberi?

Bene. Avevo paura che avendo deciso all’ultimo non si potesse fare…

Sì. Quanto verrà a costare, più o meno?

Benissimo. E per il pagamento come funziona?

Guarda, lo faccio immediatamente. Senti, intanto grazie mille. Sono veramente emozionato. Speriamo bene.

Sì, sì, immagino. Ah, a proposito, scusa, un’ultima cosa: com’è che finisce? Cioè, com’è che si fa a sapere quando finisce lo scherzo?

Beh, certo, capisco. Grazie mille ancora. E se avete bisogno di qualcosa, chiamate quando volete. Ti chiami?

Ok. Ciao.

(riattacca; tra sè)

Non lo si può mai dire.

Buio.


2. 22 gennaio – ore 22:10

 

Dal fondo buio avanzano gli invitati. Anna porta una torta di compleanno con le candeline accese. Intona “Tanti auguri a te” e tutti cantano.

 

ANNA: (al festeggiato)

Esprimi un desiderio.

Il festeggiato soffia sulle candeline. Buio.

Matteo alza una bottiglia di whisky.

 

MATTEO:

Scusate, scusate. Io vorrei fare un brindisi.

Il festeggiato: (un po’ agitato)

Le luci?

Elena gli punta sul viso una torcia accesa.

 

MATTEO:

Vorrei fare un brindisi speciale al festeggiato.

LAURA:

E la torta?

DAVIDE:

Brindisi! Brindisi!

MATTEO: (al festeggiato)

Posso? (Il festeggiato annuisce) Volevo brindare al festeggiato e i suoi trent’anni. Sei arrivato fino a qui, forte, sano, …

ELENA: (al festeggiato).

Toccati le palle.

MATTEO:

… Sano, bello e hai raggiunto parte delle cose che volevi. Ora ti attende la seconda parte della tua vita. E’ adesso che si decide chi sarai e che vita farai, chi saranno le persone che ti terrai vicino, e quelle che perderai. Ti sono concesse poche possibilità. Non devi uscire dalla strada maestra, altrimenti tutto finirà nel parcheggio a ore di coloro che non ce l’hanno fatta. Quindi, non dimenticarti mai da dove arrivi e decidi bene dove vuoi andare. E’ importante che tu ci metta tutto te stesso. Perché tu, oggi, ora, sei forte, sano e bello e hai davanti a te una vita. La tua. Prendila a cuore e non lasciarla andare. Che tutti i tuoi desideri si avverino. Auguri.

Buio.


3. 22 gennaio – ore 22:23

 

Ognuno ha in mano il proprio regalo. Il festeggiato è in piedi in mezzo allo spazio; ai suoi piedi una bottiglia di whisky. Uno a uno come i remagi gli altri gli si avvicinano, porgono il loro dono, e si allontanano.

Quando ognuno ha consegnato il suo pacchetto, il festeggiato inizia ad aprirli uno alla volta. Davide si scosta dal gruppo, ha in mano un piccolo pacchetto regalo. Mentre gli altri parlano, lo scarta.

 

MATTEO:

La cosa più difficile non è innamorarsi.

ELENA:

Non è neanche amare.

LAURA:

Amare spesso finisce per essere solo una logica conseguenza.

SABRINA:

A volte si ama semplicemente perché conviene, per abitudine, per evitare la solitudine.

ANNA:

Non è neanche difficile essere felici.

LAURA:

Non sono i grandi sentimenti, ad essere difficili: sappiamo tutti quali sono.

ELENA:

Non sono gli estremi, né le cose eccezionali, o gli ostacoli insormontabili.

MATTEO:

La cosa più difficile di tutte è avere cura.

SABRINA:

Avere qualcosa di prezioso e prendersene cura, giorno dopo giorno.

LAURA:

Quella è la cosa più difficile.

ANNA:

Avere cura di quel qualcosa e difenderlo, difendere tutte le sue fragilità, vivere la fatica di tenerlo – sempre e comunque – vicino al cuore.

SABRINA:

Non allontanarlo, non abbandonarlo, non distruggerlo, non trascurarlo.

MATTEO:

La cosa più difficile al mondo non è amare, è avere cura di ciò che si ama.

Il festeggiato ha finito di aprire i regali.

Nel pacco di Davide c’è una palla di vetro con la neve e la Tour Eiffel.

 

SABRINA: (guardando il cactus)

Non si regalano spine. Spine vuol dire dolore.

ANNA: (ancora sopra pensiero)

Almeno è qualcosa di vivo.

Davide si fa avanti, mette in mano al festeggiato la palla di vetro, prende la bottiglia di whisky e si mette a fianco del festeggiato; si schiarisce la voce.

DAVIDE: (su di giri)

Amici miei… Oggi inizia il secondo trentennio del nostro festeggiato (indica il festeggiato) e tutto lascia pensare che sarà uguale a quello che l’ha preceduto. Non siamo in grado di dire chi si salverà e chi no da questa vita, ma io non ci vedo bene in classifica. L’unica cosa che mi sento di dirci, a tutti noi, è: teniamoci stretto quel poco che abbiamo, che se lo perderemo non avremo neanche più quel poco, e ci ritroveremmo a rimpiangere le nostre miserie, condizione ben peggiore della miseria stessa. Voi, ne sono certo, non scommetterete nulla su di me ed io in coda all’ippodromo cercherò altri cavalli sui cui puntare, ma saremo tutti certi di una cosa: ci siamo persi perché ci volevamo tanto bene. Auguri, Luca!

Beve. Applausi e fischi dagli altri.

 

Il festeggiato:

Beh… Un cactus, una palla di vetro, un’altra copia di “Gomorra”, un portafogli…

LAURA:

Di coccodrillo.

Il festeggiato:

… di coccodrillo. Grazie mille a tutti.

 

Abbracci e ringraziamenti rituali.

Buio.
4. 23 gennaio – ore 00:00

 

Musica ad alto volume. Luce. La temperatura della festa è molto alta. Tutti ballano e bevono, fanno il trenino, creano delle coreografie da televisione, si rovescia qualche piatto o bicchiere per terra, ridono, c’è anche chi cade a terra e balla da seduto.

Il festeggiato beve in disparte, ride mentre guarda i suoi amici; si stanno tutti divertendo. E’ soddisfatto della festa, dei suoi amici, del momento. Scatta qualche foto.

 

MATTEO: (urlando sopra la musica)

Perché non facciamo qualcosa?

Buio di colpo. La musica si interrompe ma si sente il rumore del nastro che si riavvolge velocemente. Rumore di gente che corre a destra e sinistra.


5. 22 gennaio – ore 19:32

 

Il rumore si interrompe, luce. Davide è fermo in mezzo allo spazio, con delle forchette di plastica in mano, e il festeggiato va avanti e indietro con una bottiglia e un cavatappi. Da soli. Un tavolo con patatine, pop corn, piatti e bicchieri di plastica, e delle sedie.

Silenzio.

 

DAVIDE: (tra sé)

Cosa manca?

Il festeggiato:

Stamattina mi è successa una cosa pazzesca: ho sentito me.

DAVIDE: (guardandosi attorno, commentando lo spazio)

Niente. Perfetto. Dove metto le forchette?

Il festeggiato:

Tutto è partito dal sogno che ho fatto la notte scorsa. Ho sognato che ero morto.

DAVIDE: (ironico).

Patatine e popcorn. Non c’è festa che tenga senza di loro. (preoccupato; guardandosi attorno) Dove metto secondo te le forchette?

Il festeggiato:

Ero morto. Ma non avevo paura. Ero solo lì, disteso, nel mio vestito scuro, con la camicia bianca e la cravatta. Non riuscivo a muovermi. Tutti quegli occhi su di me, che mi guardavano, fisso. Come si aspettassero qualcosa. E io volevo dire: “Non posso. Non è colpa mia. Sono… morto.”

DAVIDE:

Meglio là? (fa una prova) No. Le metto qui con i bicchieri e i piatti, così è tutto vicino.

Il festeggiato:

Poi mi sono svegliato. Ho aperto gli occhi. Immobile, respiravo, guardavo il soffitto e  sentivo perfettamente tutto il mio corpo. Nel mio letto, in camera. Ero fermo e sudavo. Tu dirai che sono pazzo ma ero io, tutto me in quel momento. (guarda il cavatappi che tiene in mano) Proprio io.

DAVIDE:

Che stronzata… Tutto insieme fa un po’ catering delle medie. Io le metto un po’ sparse e che ognuno faccia come vuole. Magari, alla fine, i piatti non li usiamo.

Il festeggiato:

Non so quant’è durata, quella sensazione sotto le lenzuola. Sudato, immobile a guardare il soffitto.

DAVIDE: (con una forchetta in bocca)

Ho deciso! Mangiamo con le mani.

Il festeggiato:

Ero io. Nient’altro che me.

Pausa.

DAVIDE: (sconsolato).

Bene. Dove metto le forchette?

Il festeggiato:

Secondo me vicino ai piatti e i bicchieri.

DAVIDE:

Anche secondo me! (lo guarda) Va tutto bene?

Il festeggiato:

Sarà tutto perfetto, vero?

DAVIDE:

E’ già perfetto.

Il festeggiato:

Sul serio?

DAVIDE:

Certo.

Il festeggiato:

Bene. Gli altri?

DAVIDE: (guardando l’ora)

Arriveranno.

Il festeggiato: (un po’ perso)

Perfetto.

DAVIDE: (gli si avvicina)

Perfetto, perfetto… Tu hai la fortuna di essere un puro, ma a volte è meglio non chiedersi troppe cose.

Il festeggiato:

Sì, ma vedi? (resta per un attimo immobile) Niente. Ora non sento più nulla. Sono come svanito.

DAVIDE: (indicando la bottiglia)

Apro?

Il festeggiato annuisce, si scambiano le forchette per la bottiglia e il cavatappi. Davide stappa la bottiglia.

Il festeggiato:

Ero così me. E ora…

DAVIDE:

E ora sei qui, con me, e sarà una serata bellissima. (Alzando la bottiglia) A te.

Il festeggiato:

A me.

 

Bevono. Buio.

 


6. 22 gennaio – ore 21:20

 

Anna, Davide, Sabrina, Laura e il festeggiato bevono e parlano.

 

ANNA:

Come ti senti?

Il festeggiato:

Sarò più vecchio ma io mi sento in forma. Come quando avevo quindici anni, forse meglio. Sento che posso fare qualunque cosa.

SABRINA:

Meno male. C’è chi soffre quando arriva ai trent’anni.

LAURA:

Perché non sa cosa vuole.

Il festeggiato:

Io sposterò una montagna. Anzi, cambierò la mappa della terra, conquisterò una donna e la farò mia regina. E tutti voi sarete i miei schiavi.

DAVIDE:

Sì, boss.

SABRINA:

Ti capisco. Ieri sono andata a correre. Avevo le cuffie. Non so cosa mi ha preso ma a un certo punto mi sentivo dentro un video-clip e vedevo tutto diverso. Correvo velocissima e cantavo. Una pazza. Un vecchietto mi ha guardato sorridendomi, mi sono fermata e gli ho dato un bacio. E’ arrossito e mi ha detto grazie.

DAVIDE:

Hai baciato un vecchio?

SABRINA:

Ero così contenta, ero fuori di me.

DAVIDE:

A me a volte basta prendere il motorino e farmi un giro. Là attorno è tutto bosco e sembra di essere lontani da tutto. Mi fumo una sigaretta sulla collinetta e torno come nuovo. Mi passa tutto. Quando avrò soldi…

TUTTI:

… andrò a vivere in campagna.

Davide prepara una “barella” di cocaina.

 

LAURA:

E’ lì che ci porti le ragazze?

DAVIDE:

Cannetta, domande emotive, tramonto. Non c’è ragazza che possa resistere.

ANNA:

E’ sabato sera! A me brucia il sangue nelle vene!

LAURA:

Perché sei una ragazza piena di problemi.

 

ANNA:

Sì, mi piace pisciare in piedi all’aria aperta, prendo il tram senza biglietto e mi sveglio tardi tutti i giorni. Vado contro per natura. Però ho trovato un lavoro.

DAVIDE:

Cosa?

Anna:

Pony Express. Me la giro tutto il giorno in motorino per un paio di mesi e mi pago le vacanze quest’estate.

Laura: (sarcastica)

Che piano diabolico.

Squilla il cellullare di Anna.

ANNA:

Meglio di niente. (al telefono, arrabbiata) Ciao vecchio! Dove sei? Bene! Fai conto che tra un’ora sono là.

Sabrina si avvicina a Davide per tirare.

 

DAVIDE: (a Sabrina).

Dove avresti messo tu le forchette?

SABRINA: (guardando Anna)

Sparse in giro. (tira)

DAVIDE:

Lo sapevo.

ANNA: (al telefono)

Si, certo. (tra i denti) Stronzo! (Riattacca)

Davide: (A Anna)

E’ una storia bellissima, unica e piena di sorprese.

Anna:

Sì, piena di tramonti.

Sabrina mette dei soldi in mano a Davide; Laura si avvicina.

 

DAVIDE: (a Laura)

Sicura?

LAURA:

Mi sento un po’ persa e confusa e ho bisogno di qualcosa di diverso, di leggero. Che a parole, non so come spiegare.

Il festeggiato: (tra sè, a tutti)

Alle feste di compleanno si arriva sempre in ritardo, magari indecisi fino all’ultimo se andare o no, ma quello che inizia come una cosa tremendamente noiosa può anche finire per essere… molto divertente. Non lo si può mai dire. Proprio non si può.

Buio.
7. 22 gennaio – ore 22:00

 

Il festeggiato e tutti gli invitati sono seduti in diverse posizioni nello spazio; guardano chi il pubblico, chi il soffitto. Immobili, alcuni fumano una sigaretta. Non si dicono nulla, non fanno nulla.

 

Il festeggiato: (con in mano una bottiglia vuota)

Beh, ne apro un’altra?

Buio.

 


8. 22 gennaio – ore 22:40

 

Al gruppo si sono aggiunti Matteo e Elena. Ora Sabrina è in proscenio a sinistra, parla a Matteo. Laura, in proscenio a destra, parla a Elena. Davide, sul fondo a sinistra, guarda Sabrina. Il festeggiato è da solo in disparte.

Sabrina:

Un giorno le ho detto: vieni con me allo studio di un mio amico pittore, ha bisogno di una modella.

Laura:

A me l’odore della pittura non piace. La trielina, tutto sporco per terra. Faceva molto freddo in quel garage.

Sabrina:

Non sa dire di no a nessuno. Quando è arrivata era eccitatissima all’idea che qualcuno volesse ritrarla.

Laura:

Avrà avuto cinquant’anni. Mi ha baciato la mano e mi ha offerto un bicchiere di whisky. Sabrina non si rendeva conto.

Sabrina:

Secondo me pensava che volesse farle un ritratto del volto. Le ho fatto vedere il quadro che aveva fatto a me e si è messa a ridere dall’imbarazzo.

Laura:

Mostre a Londra, cataloghi delle sue personali, interviste sui giornali… Come se io non me ne intedessi d’arte.

Sabrina:

Poi lui le ha chiesto di togliersi la gonna e la camicia. Lei mi ha guardato dritta negli occhi e si è spogliata.

Laura:

Avevo il culo gelato. Seduta su un’asse di legno coperta da un lenzuolo. Mettiti comoda, pensa quello che vuoi ma guarda me, mi disse lui mentre faceva delle foto.

Sabrina:

Era bravissima. Sembrava fatta per quel lavoro. Si metteva in posizione come se l’avesse fatto altre volte. Lo guardava sfacciata, fiera.

Laura:

Volevo andarmene. Come fa uno a lavorare così? Senza creare un rapporto, senza dire due parole due?

Sabrina:

Quando lei finì per guardarlo veramente lui si fermo e iniziò a dipingerla. Lei non si muoveva. Lo guardava e basta.

Laura:

Sabrina mi disse che potevamo andare. Mi faceva male il collo ma mi sentivo finalmente incazzata.

Sabrina:

Si alzò di scatto e si vestì lentamente. Poi s’avvicinò alla tela.

Laura:

Io non ero così. Non erano quelli i miei colori.

Sabrina:

I suoi occhi erano lucidi. Tratteneva il respiro. Le tremavano le mani. Era innamorata di quel quadro.

Laura:

Non ho più visto il pittore. Ma mi sono fatta fare un ritratto da uno bravo.

Sabrina:

L’ho portata alla mostra. Tra tutti i quadri c’era il suo. Ha fatto finta di niente.

Laura:

So che l’ha venduto. Il mio quadro.

Pausa. Sabrina ed Laura si parlano mantenendo la posizione in cui si trovano.

Sabrina:

In redazione faccio solo lavori di grafica ma non è quello che voglio per me.

Laura:

Capisco.

Sabrina:

Se non guadagnassi bene me ne sarei già andata.

Laura:

Già.

Sabrina:

Mi piacerebbe farti vedere i miei disegni.

Laura:

Li aspettavo tre mesi fa.

Sabrina:

Sono stata molto impegnata. Ho trovato una galleria d’arte underground che vuole fare una collettiva con altra gente. Tanto alla galleria di tuo padre non mancano mai le proposte, no?

Laura:

Certo.

Sabrina:

Mi piacerebbe farti vedere i miei disegni, comunque. Magari ci prendiamo un caffé.

Laura:

D’accordo.

Pausa.

Sabrina:

Tu come stai?

Laura:

Non si vede?

Sabrina:

Si vede che stai bene.

Laura:

Già.

Sabrina: (guardando il festeggiato)

Luca mi sembra felice.

Laura:

E’ un po’ strano. Chissà che cosa gli passa per la testa.

Sabrina si volta; quando incrocia lo sguardo di Davide, lui si volta e si allontana.

 

Sabrina:

E Davide?

Laura:

Quello non diventerà mai nulla. Te lo dico io.

Sabrina:

E perché, scusa?

Laura:

Perché non si prende sul serio. Vive la sua vita come se fosse un gatto. Quando avrà quarant’anni e nulla tra le mani si pentirà.

Sabrina:

Ogni tanto lo invidio.

Laura:

Tu sei un’altra cosa, Sabrina.

Buio.


9. 22 gennaio – ore 23:05

 

Davide è in proscenio.

 

DAVIDE:

A lui piacciono bionde e magre, a me quelle brune e un po’ generose. Lui preferisce le tette piccole ed io quelle grosse. Lui vuole comandare la donna, a me piace sentirmi dire cosa devo fare. Lui le porta al ristorante indiano, io sui tetti dell’università. Lui sa come farle sorride, io come farle piangere. A me non mi lascerebbero mai, a lui dicono addio tutte. In questioni di donne non siamo mai andati d’accordo, e per questo siamo amici.

Poi è arrivata lei. E’ arrivata una che piaceva a tutti e due. Era la donna perfetta per me e per lui. Ci siamo guardati e per un attimo abbiamo visto quello che poteva succedere. Io ho visto il suo odio e lui il mio. Io ho detto: prendila tu. Lui ha detto: provaci tu.

Nessuno dei due ha fatto nulla. Siamo rimasti immobili. Quella sera ci siamo ubriacati e ci siamo picchiati. Alla fine, lui mi ha portato al ristorante ed io sui tetti.

Non avevamo paura di niente. Non abbiamo avuto paura di noi, del nostro odio, del nostro perdono. Abbiamo avuto paura di lei.

 


10. 22 gennaio – ore 23:15

 

Matteo e Elena sono in disparte, parlano. Anna parla con Sabrina; Davide con Laura. Il festeggiato è da solo.

ANNA:Così non posso andare avanti. Sono a pezzi.
DAVIDE:Mi piace, mi piace ancora.
SABRINA:Ti credo.
DAVIDE:Solo che… non posso.
ANNA:E allo stesso tempo mi sento in colpa.
DAVIDE:Devo comportarmi da adulto e rispettare i patti.
SABRINA:In colpa di che? Siamo tutti adulti.
DAVIDE:Ma mi stai ascoltando?
ANNA:Così dicono.
SABRINA:E’ che tu fai quella che non gliene frega niente, e invece non è vero.
LAURA:Dovresti fregartene e portarla sulla collinetta.
ANNA:Certe cose io le tengo per me, tutto qua. Anche tu lo fai.
LAURA:E dirle quali sono i tuoi sentimenti.
SABRINA:Non è quello. Sembra che niente ti tocchi.
DAVIDE:Non mi stai ascoltando.
ANNA:Ho imparato a proteggermi.
LAURA:Tu non mi ascolti. E’ per lui? Capisco l’amicizia, ma una donna è una donna.
SABRINA: Ma non fai mai vedere il limite. E uno si regola di conseguenza.
DAVIDE:Non è solo per lui. E’ anche per lei.
ANNA:Ci sto attenta.
LAURA:Ma che cosa ne sai di quello che pensa lei?
SABRINA:Non ci credo.
LAURA:E se lei non fosse così sicura di sé?
ANNA:Se chiedo di più…
SABRINA:… lui avrà paura e ti dirà che sei troppo per lui.
DAVIDE:Lei sembra non aver paura di niente.
LAURA:E tu? Tu di cosa hai paura?
ANNA:Lui non ha paura di me.
DAVIDE:Io ho paura di ferirlo. E di offenderla.
SABRINA:Ne sei sicura?
LAURA:Amen. Sempre meglio che stare così come stai.
ANNA:No.
  DAVIDE:Su questo hai ragione, ma sono bloccato. Ci conosciamo da una vita.
 SABRINA:Andrà tutto come deve.
  LAURA:Andrà tutto come deve.
ANNA:Se lo dici tu…
  DAVIDE:Se lo dici tu…
SABRINA:Ma tu devi pretendere quello che meriti.
  LAURA:Fai chiarezza. Per il sì o per il no, mettiti il cuore in pace.
ANNA:Tu lo fai?
  DAVIDE: (sarcastico)Facile dare buoni consigli, eh?
SABRINA:Io sono un’altra cosa. Mettilo contro il muro e vedi cosa succede.
  LAURA:Attaccala al muro e dille le cose come stanno.
ANNA:Ci penso su.
  DAVIDE:Ci penso su.

Pausa. Squilla il telefono di Anna. Anna guarda il telefono suonare, non risponde. Il telefono continua a squillare. Anna non risponde. Il telefono smette di squillare.

Buio.

 


11. 22 gennaio – ore 23: 53

 

Elena parla al festeggiato.

 

ELENA:

Chi ha paura di morire muore tutti i giorni e chi non ha paura di morire muore una volta sola. Chi nasce morto… beh, è già morto. Ma chi nasce vecchio vuole morire presto. Molto presto.

Saliamo sui tram, scendiamo dai tram, ci trasciniamo per mano la pasta scondita e la domenica alla tv. E non abbiamo ancora quarant’anni. Vecchi dentro che vorrebbero essere bambini. Mi viene voglia di fare qualcosa di strano per vedere se qualcuno si accorge di me, o mi sorride. “Signora, glielo prendo io quel barattolo…. Signora… Signora?” Nulla. Non che ci siano motivi per sorridere, ma dai, siamo vivi. E abbiamo ancora le carni bianche per scriverci su. Qualsiasi cosa, non so, ti telefono o no, sarà questa la volta che, buongiorno ho portato il mio curriculum, ti ha chiamato tuo padre, ieri ho fatto tardi e mi fa male la testa, vieni al concerto?, mi piace, vai a farti fottere, adesso ti bacio e ti stendo, lo vuoi un passaggio?, mamma non puoi capire, più tardi esco e faccio io la spesa, mi da ancora qualche giorno per pagare l’affitto? Facciamo cose, viviamo vite, andiamo in posti! (scaccia il pensiero con la mano) Vecchi dentro che vorrebbero essere bambini, ma che non sono disposti a sognare. E come si fa?

Medea, Edipo, Elettra, Peter Pan. Peter Pan dovrebbe morire, così uno ha il tempo di crescere e capire se ha paura della morte o no. Peter Pan. Altrimenti, con lui nel cuore, che esce dalla finestra e sogna per conto suo, portandoci sempre alla stessa festa che non c’è, futile e falsa, non si riesce a capire dove è andato a finire il nostro bambino. Peter Pan. Peter Pan dovrebbe morire. E diventare vecchi, veramente, dentro e fuori come natura comanda non sarà più un problema. Perchè continuare a sognare mentre si invecchia non è chiedere troppo, no?

Buio.

 

 


12. 23 gennaio – ore 00:00

 

Musica a palla. Tutti ballano e bevono, ridono a caso, fanno il trenino, creano delle coreografie da televisione, si rovescia qualche piatto o bicchiere per terra, c’è anche chi cade a terra e balla da seduto.

Il festeggiato beve in disparte, ride mentre guarda i suoi amici; si stanno tutti divertendo. E’ soddisfatto della festa, dei suoi amici, del momento. Scatta qualche foto.

 

MATTEO:

Perché non facciamo qualcosa?

DAVIDE:

Tipo? Stiamo già facendo qualcosa, festeggiamo il compleanno del vecchio!

LAURA:

Non sappiamo proprio come far passare il tempo, eh?

SABRINA:

E mentre il tempo passa noi ci lamentiamo.

ANNA:

Siete già ad un passo dalla tomba.

MATTEO: (prendendo il festeggiato per le spalle)

Posso proporvi un gioco prima?

DAVIDE: (a Matteo)

E per passare il tempo a che gioco vorresti giocare?

MATTEO:

Al gioco della bottiglia.

LAURA:

Bacio o penitenza?

MATTEO:

No. Vestito o verità. La bottiglia gira e la bottiglia sceglie la vittima. Uno di voi fa le domande. La vittima o risponde o si spoglia di un vestito che l’altro indica. Ecco, le scarpe non contano. Regola numero uno del gioco: chi inizia a giocare va fino in fondo, non vale tirarsi indietro una volta che il gioco è iniziato.

Il festeggiato:

Non abbiamo quindici anni.

ANNA: (sarcastica)

A parte Davide…

SABRINA: (concitata)

Il problema di crescere non è invecchiare ma dimenticare di saper giocare. Io sono pazza. Perché i cinquantenni si divertono a giocare a pallone con i figli? O le madri vanno matte quando escono in discoteca con le amiche? Perché si torna indietro, per un paio d’ore, e si fa finta che sia tutto come una volta.

MATTEO: (accondiscendente)

Esatto. I giochi servono a crescere.

ELENA:

Tanto dopo si può sempre tornare a come si è tutti i giorni.

DAVIDE:

Mio fratello mi ha raccontato che alle feste loro si gioca ad arcobaleno.

LAURA:

Carini.

DAVIDE:

Le ragazze si dipingono le labbra con il rossetto. Tutte di un colore diverso. Poi spengono le luci e fanno a tutti i ragazzi un pompino. Quando si riaccendono le luci i ragazzi devono indovinare chi è stato dal colore del rossetto. Chi indovina per primo se le fa tutte.

SABRINA:

Alle medie?!

ELENA:

Peccato che manchino i rossetti.

MATTEO:

Chi fa le domande?

ELENA:

Le faccio io.

LAURA:

Ma se non ci conosci neanche!

ELENA:

Meglio. Non mi farò dei problemi a farle.

ANNA:

Ora mi piace il gioco.

DAVIDE: (a Anna)

Almeno non passi la serata attaccata al telefono.

MATTEO:

Allora, giochiamo tutti? (tutti annuiscono) Bene. La bottiglia? (Sabrina prende una bottiglia vuota). Vai Sabrina. Lecca la bottiglia che scivola meglio.

Sabrina esegue e fa girare la bottiglia. Tocca a Anna.

 

ANNA: (a Elena)

Spara.

ELENA:

Vivi da sola o con i tuoi?

ANNA:

Che domanda del cazzo! (Elena indica la maglietta) Ma no, voglio rispondere, è che…

MATTEO:

Hai già risposto. Elena ha scelto la maglietta.

ANNA:

E mi devo togliere la maglietta perché l’ha detto Elena?

ELENA:

No, ti togli la maglietta perché queste sono le regole del gioco e tu hai scelto di giocare invece di stare attaccata al telefono.

 

Il festeggiato:

Ti vergogni?

Anna li guarda tutti che sorridono. Sorride e si toglie la maglietta.

 

MATTEO:

Regola numero due del gioco: misurare le parole quando si risponde. Il gioco continua.

Sabrina lecca di nuovo la bottiglia e la fa girare. Tocca al festeggiato.

 

ANNA: (al festeggiato)

Auguri.

ELENA:

So che adesso non hai una ragazza. Perché?

LAURA: (a Elena)

Lo conosci bene, allora, se hai centrato il suo “problema”.

Il festeggiato:

Non ho nessun “problema”. Solo che non ci penso.

MATTEO:

Pensaci.

Il festeggiato:

… Allora… A volte mi piacciono tutte. A volte non mi piace nessuna.

ELENA:

E poi… ?

Il festeggiato:

La verità?

Matteo:

O ti spogli, Luca.

Il festeggiato:

Quando incontro una ragazza faccio di tutto per farla innamorare, e quando finalmente sono sicuro che è mia e di nessun altro, quando mi fido, quando mia madre mi ha già detto mille volte di portarla a casa la domenica, lei sparisce. Sul più bello! Se ne vanno come sono arrivate. Le mie storie non durano più di qualche mese. E mi dispiace. Davvero. (a Elena) E tu sai perché mi dispiace, Elena?

SABRINA:

Luca, è un gioco.

Il festeggiato:

Perché finisce il gioco, esatto. Perché quello che si stringeva tra le mani, la paura vera, se ne va e tutto torna incredibilmente noioso come prima. La verità vera è che noi cerchiamo qualcuno perché non vogliamo stare da soli. Ecco, cos’è. Perché è più bello avere paura, sentire che puoi perdere in qualsiasi momento. Ci si annoia perché si smette di sentire la paura.

Pausa.

 

 

 

ELENA:

Ma che bel discorso. E’ bravo a raccontarla e a raccontarsela. Così bravo che finisce per crederci anche lui. Ma quand’è l’ultima volta in cui hai avuto veramente paura di perdere qualcuno? Ma se non vedi l’ora che ti deludano, che ti lascino. Così puoi ricominciare a lamentarti della tua triste ma tanto rassicurante solitudine.

Il festeggiato:

Contenti della risposta?

DAVIDE:

Sì, ma potremmo giocare per divertirci invece che per litigare.

ELENA:

Ma che litigare! Non abbiamo quindici anni.

MATTEO:

Se si gioca, si gioca sul serio, no?

ANNA:

Certo.

Il festeggiato:

A chi tocca?

Sabrina lecca la bottiglia e la fa girare. Tocca a Sabrina, che indossa un vestito completo.

SABRINA:

Io parlo.

MATTEO:

Regola numero tre del gioco: aspettare la domanda prima di decidere.

SABRINA:

Decido di parlare perché non ho le mutande.

ELENA:

Bene. Grazie dell’informazione.

MATTEO:

Regola numero quattro del gioco: man mano che il gioco va avanti, la posta sale.

DAVIDE:
E quindi?

MATTEO:

E quindi le domande diventano più scomode, e chi non risponde si deve togliere un vestito in più.

LAURA:

Ma queste regole te le stai inventando adesso!

MATTEO:

E’ più bello, no?

Il festeggiato:

Certo. E’ la mia festa e deve essere perfetta, vero Sabrina?

SABRINA:

Meravigliosa per i tuoi trent’anni meravigliosi.

 

MATTEO: (a Elena)

Allora? Questa domanda?

ELENA: (a Sabrina)

Come sei diventata lesbica?

LAURA: (al festeggiato)

Glielo hai detto tu?

Il festeggiato:

No.

DAVIDE:

Bugiardo.

ELENA:

Non mi ha detto nulla. Per me era chiaro.

MATTEO:

Sabrina?

Pausa.

 

SABRINA:

Non rispondo.

ANNA:

Ma dai, Sabrina.

MATTEO:

Ha parlato. Ha detto. Ha deciso. Spogliati.

LAURA:

Io dico che può anche non farlo.

ELENA:

Io dico che lo deve fare.

ANNA:

Io dico che lo deve fare, come vuole.

MATTEO:

Io dico che deve stare al gioco.

ELENA:

L’importante per non invecchiare è saper giocare, vero Sabrina?

MATTEO:

Regola numero uno del gioco…

SABRINA:

… chi inizia a giocare va fino infondo, non vale tirarsi indietro una volta che il gioco è iniziato.

Sabrina fa per spogliarsi, Matteo la ferma.

 

MATTEO:

Prima la bottiglia gira.

Sabrina prende la bottiglia e la fa girare. Tocca a Elena. Sabrina si sposta sul fondo e si sfila il vestito. Rimane in disparte.

ELENA:

Ma io faccio le domande.

MATTEO:

Ti farà la domanda Luca, un omaggio per il suo compleanno.

LAURA:

Gliela faccio io!

MATTEO:

Prego.

LAURA:

Qual è la cosa più brutta che hai fatto ultimamente?

ELENA:

Posso dire anche una cosa che coinvolge qualcun altro in questa stanza?

Il Festeggiato:

No. Non vale.

MATTEO: (a Elena)

Decidi tu.

ELENA:

Io e Luca…

Il festeggiato:

Ma che cazzo!

ELENA:

… eravamo appena usciti da un concerto. Una serata bellissima. Ubriachi al punto giusto, ridevamo per qualsiasi cosa.

DAVIDE: (al festeggiato)

Adesso ti piacciono i concerti?

Il festeggiato: (a Davide)

Non tocca a te fare le domande.

ELENA:

Fuori dal Rolling Stone aspettavamo il pullman per tornare a casa. C’erano anche dei ragazzi, più giovani di noi, che litigavano tra loro. A un certo punto ci si è avvicinato un vecchio, ci ha chiesto una sigaretta. Puzzava da far schifo.

ANNA:

Un barbone.

ELENA:

Forse. O magari un nonno, solo come un cane, che non riusciva a dormire. Noi lo abbiamo mandato via. Poi si è avvicinato ai ragazzi e questi hanno iniziato a spingerlo, a prenderlo in giro, fino a che non era a terra e gli toglievano i vestiti. Luca ha chiamato un taxi e siamo andati via.

LAURA:

Non avete fatto nulla?

 

 

 

ELENA:

No. E non abbiamo chiamato né la polizia né nessuno. A volte penso che se gli avessi dato quella sigaretta, invece di mandarlo via con la puzza sotto al naso, forse lui se ne sarebbe tornato a casa tranquillo.

ANNA:

Sono cose che leggi anche sui giornali.

ELENA:

Sono cose che viste da vicino non dimentichi.

ANNA:

Complimenti, Luca.

MATTEO: (ad Elena)

Fai girare la bottiglia.

Elena prende la bottiglia. La lecca e la fa girare. Tocca a Laura.

 

Il festeggiato: (a Laura)

Auguri.

ELENA: (a Laura)

Lo terrai, il bambino?

Pausa.

 

LAURA:

Anche questa l’hai indovinata?

Il festeggiato:

Io non le ho detto nulla.

MATTEO:

Se non rispondi ti devi togliere tre vestiti.

LAURA: (a Matteo)

Stai calmo. Io rispondo. Che sono queste facce? Certo che lo voglio tenere.

ANNA:

Davvero?

Laura:

E perché non dovrei? Ho trent’anni e sono rimasta incinta. E’ una cosa speciale, come trovare un lavoro!

DAVIDE:

Non è proprio la stessa cosa.

Laura:

Dai, ragazzi, mica si rimane incinta tutti i giorni!

SABRINA:

No… E’ una cosa bella. Bellissima. E’ che pensavamo che tu ci stessi pensando, visto come sei messa.

LAURA:

E come sono messa? Guarda come sei messa tu!

SABRINA: (a Matteo, indicando i propri vestiti)

Mi posso vestire ora?

MATTEO:

No, quando finisce il gioco.

Il Festeggiato:

Sei sicura allora?

LAURA:
Non ho mai pensato il contrario. Franco vuole prendere una casa tutta nostra; con il suo lavoro ci pensarà lui nei primi anni.

Il festeggiato:

Se è così…

LAURA:

Ragazzi, sarete zii! Ma non siete contenti?

SABRINA: (preoccupata)

Certo che siamo contenti.

Pausa. Sono tutti un po’ scossi. Davide si mette a preparare dell’altra cocaina.

 

DAVIDE: (rompendo un po’ la situazione)

Ecco qua lo zio. Lascia stare queste mummie! Si deve rischiare nella vita o no? Brava, Laura! Dài, che la vita è come il maiale: non si butta via niente!

Laura prende il cappotto e fa per indossarlo. Anna le s’avvicina.

 

ANNA:

Te ne vai?

LAURA:

Non dovevo pippare.

SABRINA: (inizia a vestirsi)

Me ne vado anch’io.

ELENA: (togliendo il cappotto a Laura)

Non andate da nessuna parte.

LAURA:

Lasciami in pace.

ELENA:

Cos’è, fai la vittima? Domani ti chiameranno tutti per sapere come stai e tu dirai che non è nulla, che eri un po’ su di giri e che, anzi, ti scusi per aver rovinato il clima della festa?

LAURA:

Esatto. Farò così.

Il festeggiato: (a Elena)

Lasciala stare, se non se la sente…

ELENA:

Io non ti chiamerò.

LAURA:

E chi ti conosce?

ELENA:

Neanche loro dovrebbero chiamarti. Non vedi che ora sei un’altra cosa?

 

MATTEO: (a Laura)

Rimani e stai al gioco.

Laura:

Non voglio giocare più.

ELENA:

Non ti interessa sapere cosa ho da dire io, o gli altri?

Laura:

Li conosco, i miei amici.

ELENA:

Sicura? Guardali bene in faccia. Non c’è niente che vorresti sapere, qualcosa che vorresti capire meglio di loro?

MATTEO:

Il gioco non è finito.

LAURA: (guardando tutti)

Se avete qualcosa da dire che per voi è importante me lo direte. Non c’è bisogno di uno stupido gioco.

Pausa.

 

SABRINA:

Io rimango.

Pausa. Laura abbassa gli occhi.

 

MATTEO:

Potrebbe succedere qualcosa di diverso e forse tu ci dovresti essere.

LAURA: (debolmente)

Lasciatemi andare.

ELENA: (buttando a terra il cappotto)

No. Ci sei. E ci resti. E’ la prima volta, vero? E’ la prima volta che non sei così sicura di te, così tremendamente perfetta, con le parole giuste, il sorriso per tutti e il vestito adatto. Guardati ora. Ora sei bellissima. O no?

Pausa.

DAVIDE:

Allora, complimenti alla mamma!

Sabrina ha un pacco regalo chiuso.

 

SABRINA:

Se vuoi ti accompagno io dal dottore. Vedrai che non sarà nulla. E’ solo un periodo un po’ così ma vedrai che non è nulla. Non sentirai più quel pugno nello stomaco.

LAURA:

Io lo voglio tenere il bambino.

SABRINA:

Passerà. E andrà tutto al suo posto, mi diceva. Manderai giù quello che ti è rimasto in gola e i crampi passeranno. Vedrai. Perché ridi? No, certo, non stai ridendo, stai sorridendo.

MATTEO: (a Sabrina)

Cosa stai facendo?

SABRINA: (a Matteo, senza guardarlo)

Sto giocando.

ELENA:

Non toccava a te.

SABRINA:

Ti stanno bene i pantaloni neri. Ti fanno… più grande. Sono nuovi, i tuoi pantaloni neri. Gìrati. Non sto pensando nulla. Ti guardavo.

Cos’è quella faccia triste? Diventi brutta quando fai quella faccia. Ti accompagno io. Vengo io con te dal dottore. Vedrai che poi non è nulla. Se ci vuoi andare da sola ti aspetto fuori. Fuori dal portone, mi diceva..

Perché ridi? No, non stai ridendo, stai sorridendo.  

Nessuno ti ha ancora dato il suo regalo oggi. Allora questo è il primo. Aprilo dopo. Per favore, aprilo dopo. E dopo capirai. Non ti farà sorridere. Morirai dalle risate.

Comincia a scartare il regalo.

 

Quando sono uscita dal portone non c’era nessuno. E per qualche istante ho voluto lui con la sua moto ad aspettarmi e ho voluto andare a casa sua e fare l’amore per ore e  dormire un po’ fino all’ora di cena e mangiare una pizza sul letto aspettando il silenzio. Invece ho mandato giù. I crampi sono andati via. Sono andata da mia madre e le ho detto che ero innamorata… di una ragazza. E poi ci è andata lei, dal dottore.

Nel pacchetto c’è un collare nero di cuoio.

 

Un collare. Lui mi aveva regalato un collare. Era il mio venticinquesimo compleanno. Ed è vero. Sono morta dalle risate quel giorno, fuori dal portone. E mi sono comprata una gonna.

Pausa.

 

ELENA: (a Sabrina)

Brava, sono contenta per te. Ma non hai rispettato le regole.

SABRINA:

Loro hanno risposto e volevo farlo anch’io.

MATTEO:

Le regole servono per fare le cose al momento giusto.

SABRINA:

Me ne frego del gioco! Volevo rispondere.

ELENA: (a Matteo)

Vuole fare di testa sua.

MATTEO:

Non c’è problema. Adesso cambiamo gioco. (A Sabrina) Ora le domande le farai tu.

SABRINA:

Io?

ELENA: (al festeggiato)

Ci dai il tuo consenso?

Il festeggiato:

E’ solo un gioco, no?

MATTEO:

Certo. (a Sabrina) Funziona così: tu fai delle considerazioni su ognuno di noi e noi diciamo “vero” se è vero e “falso” se è falso. Ci sei? Semplice, tu giochi contro il gruppo. Con noi due (indica se stesso e Elena) tiri a indovinare e con i tuoi amici invece devi andare oltre, visto che li conosci.

ELENA:

Qualcuno deve tenere i punti per Sabrina quando azzecca e i punti per il gruppo quando sbaglia.

ANNA:

Li tengo io.

MATTEO: (a Anna)

Mentre giochi.

ANNA:

Sì, signore.

DAVIDE:

E  qual è la posta in gioco?

MATTEO: (a Sabrina)

Se vinci tu, faccio quello che vuoi. Se vince il gruppo, per onore alla festa, farai quello che decideremo io e Elena.

LAURA:

E perché voi?

MATTEO:

Perché noi sappiamo le regole e voi no.

ELENA:

E’ solo un gioco. Mica le chiederemo di buttarsi dalla finestra.

MATTEO:

Se non vi va, possiamo continuare a bere e farci delle righe fino a domani ma sarà meno divertente, no? Queste cose le fate già di solito.

ELENA:

Provate a fare qualcosa di diverso. Noi lo facciamo sempre.

Pausa.

 

ANNA:

Scusate un attimo, come facciamo a capire che nessuno di noi sta mentendo, soprattutto voi due?

LAURA:

Mentiremo tutti. Lo sappiamo già.

 

ELENA:

Allora non ha senso giocare.

MATTEO:

E possiamo continuare la festa così come piace a voi.

Il festeggiato:

Forse sì.

ELENA:

Come vuoi tu. E’ la tua meravigliosa festa di compleanno.

DAVIDE:

Dai, Luca, cosa c’è là sotto che ti fa tanta paura?

Il Festeggiato:

Io non ho paura.

MATTEO:

Avete tutti paura.

LAURA:

Io non più. Sono così fuori che per me possiamo continuare.

ELENA:

Allora, solo la mamma ha i coglioni di giocare?

ANNA:

Io gioco se non c’è nessuna bugia.

DAVIDE:

Ci sto.

SABRINA:

Posso iniziare?

Il festeggiato: (a tutti)

Nessuna bugia.

ELENA:

Finalmente adulti.

MATTEO: (a Sabrina)

Quando vuoi.

Pausa. Sabrina prende la bottiglia di whisky e beve. Il festeggiato la prende e fa lo stesso. Davide prepara dell’altra cocaina. Laura gli si siede accanto.

SABRINA:

Elena conosce Luca da molto poco ma sa cose di lui che noi non sappiamo.

ELENA:

Vero.

ANNA:

Un punto per Sabrina.

SABRINA:

Matteo, invece, è soltanto un amico di Elena. E’ qui con lei.

MATTEO:

Falso.

 

ANNA:

Uno a uno.

SABRINA:

Anna non è contenta del suo lavoro. Vuole soltanto uscire di casa.

ANNA:

Vero.

MATTEO:

Dove siamo? Alle medie? Questo è tutto quello che vuoi sapere di Anna, veramente?

SABRINA:

Io…

ELENA:

Anche tu devi dire la verità.

SABRINA:

Ok. Anna sa che dovrebbe mettere la testa sopra il collo e capire cosa vuole fare della sua vita. Sa che più ritarda nel farlo più sarà difficile dopo trovare veramente la strada giusta. Ma non lo dice, non lo ammette.

ANNA:

Vero.

SABRINA:

Questo la fa sentire a disagio con noi e la allontana.

ANNA:

Due punti per Sabrina e uno per noi.

MATTEO:

Puoi fare di meglio.

SABRINA: (a Matteo)

Datti una calmata.

MATTEO:

Io sono calmissimo. Vedi, Sabrina, io rischio come te di vincere o di perdere un’amicizia, un’affetto. Anche se in questa stanza non ci sono i miei amici tranne Elena e rischio solo con lei. E’ solo un gioco e come in tutti i giochi si rischia. In questo caso non si rischiano i soldi, ma la faccia e il cuore.

ELENA: (al gruppo)

Solo che lei (fa’ un cenno verso Sabrina) non hai il coraggio di risconoscere che ha dei dubbi sui suoi amici. (A Sabrina) Se non vai oltre, li stai già tradendo.

MATTEO: (a Sabrina)

Se loro mentono, tradiscono te.

Pausa.

 

SABRINA: (guarda il gruppo)

Stiamo giocando?

ANNA:

Sì.

DAVIDE:

Sì.

Il festeggiato:

Stiamo giocando.

Laura annuisce.

 

SABRINA:

Allora giochiamo.

LAURA:

Vai con me ora.

Pausa.

SABRINA:

Tu non sei così sicura di tenerlo, questo bambino.

LAURA:

Falso. (a tutti) E’ vero: è falso.

ANNA:

Due a due.

SABRINA:

Però è anche vero che sai che cosa pensiamo tutti: che ti puoi permettere anche questo. Perché la tua famiglia ha i soldi. Perché non hai bisogno di lottare per quello che vuoi. Perché hai tuo padre che espone i tuoi quadri, che altrimenti non si cagherebbe nessuno. E che ogni tanto vorresti essere me, che non ho un cazzo tranne il mio talento. O no?

LAURA:

Sei piena di invidia.

SABRINA:

Anche tu.

LAURA:

Vero.

ANNA:

Tre punti per Sabrina e due per noi.

SABRINA:

Voglio fermarmi, ho vinto.

MATTEO:

Devi finire il giro.

SABRINA:

Bene. (a Matteo) Uno dei tuoi genitori è morto.

MATTEO:

Vero.

ANNA:

Cazzo! Quattro punti per Sabrina e due per noi.

SABRINA: (a Matteo)

E tu, tu non hai fatto in tempo a salutarlo, tu non hai avuto il coraggio di andarlo a trovare all’ospedale.

Pausa.

MATTEO: (al festeggiato)

Hai parlato tu con lei? (a Elena) Glielo hai detto tu?

ELENA:

No.

MATTEO:

Vero.

SABRINA:

Fai quello forte solo per nascondere un gran senso di colpa.

MATTEO:

Adesso basta, no?

SABRINA:

C’è limite alla mia curiosità nel gioco, Elena?

ELENA:

No.

SABRINA: (a Elena)

Guarda, su di te non ho molto da dire. Sei vuota e sai di esserlo. Sei un parassita che si attacca al più forte, a chi sa sognare, a chi vive con passione, per essere qualcosa anche tu.

LAURA:

Sabrina.

SABRINA:

Cosa? Ti scandalizza il mio poco “buon senso borghese” dell’ipocrisia? Ora che ho preso gusto al gioco…

LAURA:

Dovrà pur finire.

SABRINA: (guardando Elena)

Non ho sentito la risposta di Elena. Poi ho una cosa da dire a Luca e ho finito. Tanto ho già vinto.

ELENA:

Vero.

ANNA:

Cinque punti per Sabrina e due per noi.

Il festeggiato:

Allora? Cosa vuoi sapere? Se ancora sono innamorato di te?

SABRINA:

No. Tu non sei mai stato innamorato di me. Hai detto e agito così per Davide. Ti sei convinto a tal punto di questo tuo sentimento da crederci, pur di non lasciare a Davide la possibilità di provarci. Per invidia, per paura della competizione con lui, per orgoglio.

Pausa.

 

Il Festeggiato:

Vero.

ANNA:

Sei a due. Ha vinto Sabrina.

SABRINA:

Mi dispiace.

DAVIDE:

Perché? Era il gioco.

Il festeggiato:

Non ti dispiace. Sei solo imbarazzata.

LAURA:

Ha vinto perché siamo stati sinceri. Tutti.

ELENA: (a Sabrina, indicando Matteo)

Ora devi decidere cosa fargli fare.

MATTEO:

Sinceramente, Sabrina, cosa vuoi da me ora?

Pausa. Sabrina beve. Tutti la guardano.

 

MATTEO:

Tu non mi conosci. Puoi solo dire di sentire a pelle che sono falso. Più falso di Elena.

ELENA:

Noi abbiamo giocato come tutti loro.

DAVIDE:

No. Voi siete due semplici ospiti che noi non vedremo mai più.

SABRINA: (a Elena)

E per giocare come noi, ora, il gioco lo dovresti chiudere tu.

ELENA:

Io?

MATTEO:

Più facile di così.

ELENA:

Questo lo dici tu.

SABRINA: (a Elena)

Tu conosci meglio di me Matteo e ci sarà qualcosa che vorresti sapere di lui, qualcosa che non ti torna, qualcosa che ogni tanto ti fa venire il dubbio di non conoscerlo come credi. Può essere anche una cosa piccola. A volte sono i piccoli dubbi a rompere le dighe della ragione. Io sono pazza.

MATTEO:

In ognuno di noi ci sono dei segreti che gli altri non sapranno mai.

ELENA:

Tu sei un unico segreto.

MATTEO:

Sei solo invidiosa della mia discrezione.

LAURA:

Tu sei tutto tranne che discreto.

SABRINA:

Voglio che Elena chieda a Matteo di fare qualcosa, qualcosa che a pelle posso riconoscere come vero. Ho scelto il mio trofeo.

MATTEO: (a Elena)

Quando vuoi.

Pausa. Elena beve. Prende il festeggiato per mano.

ELENA: (a Matteo)

Perché non dici a tutti cosa pensi di Sabrina?

MATTEO:

E’ una bella ragazza.

SABRINA: (facendogli il verso)

Puoi fare di meglio.

MATTEO:

Perché è lesbica, dici? Non ho niente contro gli omosessuali, solo che non li capisco. Comprendo che possano vivere male la loro ambiguità in una società come questa.

SABRINA:

Dire che mi piacciono le donne non mi sembra lasci molto spazio all’ambiguità.

MATTEO:

Io mi faccio i cazzi miei. Che ognuno viva la propria vita come meglio crede.

ELENA:

Però non hai amici omosessuali.

MATTEO:

E’ solo un caso. Abbiamo poco in comune. Ma dove vuoi andare a parare?

ELENA:

Non ti sei mai eccitato al pensiero?

MATTEO:

Di due donne che si baciano? Sempre. E’ l’immagine più ricorrente tra noi maschietti quando ci facciamo le seghe.

ELENA:

E due uomini che si baciano?

MATTEO:

No. (sputa a terra)

Il festeggiato:

Ma dai!

ELENA: (al festeggiato)

Aspetta. (a Matteo) Non hai mai provato?

MATTEO:

Non bacerò il festeggiato.

ELENA: (al festeggiato)

Ci stai?

Il festeggiato:

So già che me ne pentirò.

SABRINA:

C’è una regola non scritta che stuzzica molto gli omosessuali. Convertire l’opposizione. E’ una punto di vista molto logico, in verità: non puoi dire che non ti piace se non hai mai provato.

Il festeggiato: (ridendo)

Ed io cosa ci guadagno in tutto questo?

ELENA:

Se non ti piace, ti togli il dubbio. Se ti piace…

Il festeggiato:

Ok, ok…

ELENA: (mette il festeggiato al centro della stanza)

Matteo bacia il festeggiato. Qui.

DAVIDE: (eccitato)

Con la lingua!

ELENA:

Ti eccita? Vuoi baciare tu Matteo?

DAVIDE:

No.

ELENA:

Allora stai zitto. E’ un momento delicato. E’ una prova. Quasi scientifica. Matteo poi ce lo deve dire, se gli è piaciuto o no.

Matteo fulmina Elena con lo sguardo.

 

SABRINA:

Se non  si baciano sul serio non vale.

MATTEO:

Posso bere prima?

Il festeggiato:

Beviamo tutte e due.

Bevono. Matteo e il festeggiato s’avvicinano e si baciano. Dura poco ma è intenso. E’ un bacio vero. Si separano. Il festeggiato rimane immobile. Matteo si allontana, si ferma di spalle. Silenzio.

 

SABRINA:

A me sembrava vero.

ELENA:

Non vuoi sapere cos’ha da dire Matteo?

LAURA:

Io sì.

MATTEO: (voltandosi)

Mi è piaciuto.

Matteo alza lo sguardo verso il festeggiato. Per un attimo si guardano in silenzio, poi scoppiano a ridere tutti e due. Matteo si avvicina al festeggiato; guardando Sabrina gli circonda le spalle con un braccio.

MATTEO: (al festeggiato)

E’ la tua festa. Farei qualunque cosa per te. (agli altri) Portiamo il tavolo qui. (indica il proscenio) Dai, coraggio. (spostando il tavolo con Davide) Via tutto, solo le bottiglie e un bicchiere ciascuno.

Le ragazze eseguono; si mettono tutti in piedi attorno al tavolo, tranne Laura che rimane indietro.

 

ANNA:

Cos’è, un altro brindisi?

MATTEO:

Non proprio. Questo giochino si chiama “beviamo sulla nostra triste condizione”. (al festeggiato) E’ dedicato a te. Che ne dici, tesoro? Inizi tu?

Il festeggiato e Matteo si guardano fisso negli occhi per un attimo. Pausa.

Il festeggiato: (guardando Matteo)

Volentieri. (agli altri) Riempite i bicchieri.

Il festeggiato solleva il proprio bicchiere. Gli altri lo imitano.

MATTEO: (guardando il festeggiato)

E adesso chi beve?

Il festeggiato:

Beve chi…

MATTEO: (al festeggiato)

Non mi deludere.

Il festeggiato:

Beve chi è arrabbiato. (bevono tutti) Beve chi ne ha le palle piene. (bevono tutti)

ELENA:

Dai dai dai, è solo un gioco. Riempiamo, riempiamo questi bicchieri.

Riempiono tutti i bicchieri, e d’ora in poi continueranno a farlo man mano che li svuotano.

ANNA: (a Davide)

Non sono sicura di aver capito come funziona.

DAVIDE:

Questa festa me la ricorderò per tutta la vita!

MATTEO: (al festeggiato)

Puoi fare di meglio, caro.

Il festeggiato:

Beve chi ha svelato un proprio segreto. (bevono tutti)

Il festeggiato:

Beve chi ha svelato il segreto di qualcun altro. (bevono tutti.)

Il festeggiato:

Beve chi non dice quello che pensa. (bevono tutti)

 

Il festeggiato:

Beve chi fa finta di essere diverso da quello che è. (bevono tutti)

SABRINA:

Di questo passo finiamo in coma etilico…

MATTEO:

Questo perché il nostro festeggiato non sta centrando il bersaglio. Può essere molto, molto più preciso.

Il festeggiato:

Beve chi non è contento del suo lavoro. (Sabrina e Anna si guardano; bevono)

MATTEO:

Meglio. (guardando il festeggiato, fa un cenno in direzione di Anna) Continua.

Il festeggiato: (guardando Anna)

Beve chi è “una facile”.

Anna lo guarda e beve.

MATTEO:

E poi?

Il festeggiato:

Chi ha sempre fatto di testa sua.

Anna, guardando il festeggiato, beve.

MATTEO:

Ancora. Cos’è che non ti va giù?

Il festeggiato: (guardando Anna)

Beve chi sta vivendo una storia difficile che non sa né salvare né troncare.

Anna beve.

MATTEO:

Più preciso. Cosa non le perdoni?

Il festeggiato:

Beve chi starebbe con chiunque pur di non stare sola. Beve chi sta con uno stronzo che si approfitta di lei perché pensa di non valere abbastanza.

Anna e il festeggiato si guardano.

ELENA: (a Anna)

Che cosa fai? Bevi o rispondi?

Guardando il festeggiato, Anna beve.

MATTEO: (al festeggiato)

Diglielo, che cosa pensi di loro. Digli tutta la verità. Sono i tuoi amici, se lo meritano.

Il festeggiato:

Beve chi non ha un buon rapporto con i suoi.

Bevono Davide e Anna; appena bevuto, Anna ha un conato di vomito, si allontana. A un cenno di Matteo, Elena la segue.

MATTEO: (al festeggiato)

A chi stai parlando?

Il festeggiato:

Beve chi si fa mantenere. (Davide beve) Chi non sa ancora che ne sarà della sua vita. E aspetta che le risposte cadano dal cielo. Perché alla fine gli va bene così.

Elena si riunisce al gruppo, fa un cenno a Matteo come a dire che è tutto a posto. Anna rimane in disparte.

MATTEO: (a Davide)

Perché non bevi?

DAVIDE: (a Matteo)

Ma tu che ne sai?

MATTEO:

Infatti non lo sto guidando io, il gioco.

ELENA:

O bevi o rispondi.

DAVIDE:

E chi l’ha deciso?

ELENA:

Mi sembrava che fossi d’accordo anche tu, quando toccava agli altri.

SABRINA:

Una volta che il gioco è iniziato, non ci si tira indietro.

ELENA:
Non sarebbe carino nei confronti dei tuoi amici, no?

MATTEO:

Quindi?

Il festeggiato:

Bevi o rispondi?

DAVIDE:

A che cosa vuoi che risponda? Ai tuoi pregiudizi?

Il festeggiato:

Io ti conosco.

ELENA:

Lui ti conosce.

DAVIDE: (controllando la rabbia, guardando il festeggiato)

Lui crede di conoscermi. Mi conosceva, forse. Prima di accontentarsi di quello che sapeva, e decidere che sarebbe stato così per sempre. Ma è stato tanto tempo fa. (beve)

MATTEO: (a Laura)

Tu non giochi?

LAURA: (avvicinandosi al gruppo)

Gioco ma non bevo.

ELENA:

Puoi giocare anche se non bevi.

MATTEO:

Riempitevi i bicchieri.

Il festeggiato, Davide, Sabrina, Elena e Matteo si riempiono i bicchieri.

ELENA:

Beve chi è sinceramente felice per Laura.

Il festeggiato, Sabrina e Davide bevono.

ELENA: (a Laura)

Tu gli credi?

LAURA:

Non lo so.

MATTEO:

Sì che lo sai.

ELENA:

Qui la verità la stiamo dicendo tutti. O no?

LAURA:

Non siete felici per me. E allora abbiate almeno il coraggio di dirmelo.

ELENA:

Chi è che ha il coraggio di dirglielo?

Silenzio. Anna si riunisce al gruppo. Il festeggiato si riempie un bicchiere, beve.

Il festeggiato:

Io non ho molto da dire. In realtà ti capisco. Se io fossi nei panni di Franco, farei esattamente quello che sta facendo.

LAURA:
Cioè?

Il festeggiato:

Sarei pronto a fare il mio dovere, a occuparmi di te, a prendermi le mie responsabilità.

LAURA:

Per tua informazione, Franco è pazzo di gioia. Tanto quanto me.

Il festeggiato:

E nasconderei tutti i miei dubbi e i miei rimpianti in un posto abbastanza lontano da non permetterti di trovarli. Così lontano da dimenticarmene io stesso. Questo farei. (beve)

DAVIDE: (tra i denti)

Sei bravo a fare questi giochetti, tu.

MATTEO: (al festeggiato)

Vogliamo dare anche a questo giochetto una degna conclusione?

Il festeggiato:

Perché no? (si scuote) Signori e signore, riempitemi per l’ultima volta il calice.

Matteo riempie il bicchiere al festeggiato. Il festeggiato lo alza.

Il festeggiato: (molto ubriaco)

Facciamo che beve chi oggi compie trent’anni. (beve) Chi ha deciso di festeggiare con i suoi amici più cari, anche perché non ne ha altri. Beve chi lavora fino a tardi, e finito di lavorare non ha niente da fare. Beve chi non esce con qualcuno da mesi, chi non incontra nessuno da mesi, chi non scopa da mesi. Beve chi non sa chi chiamare. Beve chi va a farsi gli aperitivi da solo perché non ha voglia di mangiare davanti alla tivù. Beve chi poi rimane al bar fino alla chiusura, perché non ha voglia di tornare a casa. Beve chi beve a pranzo davanti al suo panino, beve chi beve all’aperitivo, beve chi beve la sera. Beve chi beve a metà mattina, beve chi beve a metà pomeriggio, beve chi beve… praticamente sempre. (svuota d’un sorso il bicchiere; guardando tutti) Beh? Amici miei, non brindate con me? E’ la mia festa!

DAVIDE:

Maledetto stronzo.

Davide gli si butta addosso e gli tira un pugno che lo stende. Fa per buttarsi su di lui ma Matteo lo blocca.

 

MATTEO:

Hey hey hey. Calmo. Stai calmo. Ognuno ha diritto al suo quarto d’ora di celebrità.

LAURA: (tra sè)

Quando ero piccola mia madre mi organizzava le feste di compleanno. Ricordo che si pranzava davanti alla tv in silenzio, e si sentiva già nell’aria l’attesa degli ospiti. Non riuscivo a fare il riposino tanto ero agitata. Invitava lei i miei amici e, mentre seduta sul divano mi pettinava e mi vestiva, io pensavo a chi dei miei compagni di classe lei avesse potuto invitare. L’avevo vista il giorno prima fuori dalla scuola parlare con le madri ma io non sapevo mai chi fosse madre di chi. Guardavo la tv mentre lei preparava il tavolo con i dolci, la coca-cola e i succhi di frutta. Metteva le sedie in giro. Gonfiava i palloncini e li appendeva ai muri, ai quadri, alle porte. In un attimo il salone di casa era perfetto. Mi chiedeva: ti piace? Io sorridevo, un po’ imbarazzata, perché non sapevo chi venisse alla mia festa. A volte piangevo e facevo i capricci. A volte non la volevo, la festa, e mia madre mi diceva che dovevo essere carina il giorno del mio compleanno, che ormai ero grande un anno in più. Poi suonava il campanello ed io nascondevo tutti i miei giocattoli sotto al letto perché nessuno li toccasse. Ci tenevo alle mie cose. Erano solo mie. Delle feste, poi, non ricordo molto. La torta, i regali, i giochi in camera mia. Ho guardato le foto nell’album di mia madre: io sorridevo sempre. Ero molto bella da piccola. Il mio desiderio alle candeline era… – seduta sul divano, mi vestiva, mi pettinava, e domandarmi chi dei miei amici sarebbe venuto alla festa… -poter ricominciare da capo.

ELENA: (a Matteo)

Vuole ricominciare da capo.

LAURA: (a Elena)

Non hai capito.

MATTEO:

Per ricominiciare da capo bisogna fare un giro di boa molto speciale.

 

ELENA: (a Matteo)

Ora non ti seguo.

LAURA:

Non voglio rifare nessun gioco.

Il festeggiato:

Neanch’io.

ELENA: (al festeggiato)

Vuoi che ci fermiamo?

DAVIDE: (al festeggiato)

Prima non volevi fermarti.

MATTEO:

Giocare qui dentro, in questa stanza, protetti da voi stessi, nella fiducia che certe cose non usciranno mai di qui, che nessuno di voi andrà a raccontare in giro ciò che è accaduto, è rassicurante.

SABRINA:

Fino ad un certo punto.

MATTEO:

Il punto cambia se il gioco decide di uscire da questa stanza.

Il festeggiato:

Mai.

MATTEO:

E quindi il giro di boa, il punto dove tutto si punta e tutto si vince o si perde, è il telefono. ELENA:

Sei un genio. Volete giocare?

Il gruppo rimane in silenzio.

 

MATTEO: (al festeggiato)

Abbiamo il tuo consenso?

DAVIDE: (al festeggiato)

Abbiamo fatto trenta. Facciamo trentuno. No, Luca?

Il festeggiato:

Giochiamo.

Elena prende il telefono e lo mette sul tavolo. Guarda il gruppo e sorride.

 

MATTEO:

Il gioco del telefono funziona così: un punto quando squilla, uno quando rispondono. Tre se dite chi siete, e cinque se dite la verità.

ELENA:

E se risponde qualcun altro?

MATTEO:

Dovete farvi passare la persona che state cercando. E avete tre punti di bonus.

Elena alza la cornetta. Matteo la prende e compone il numero. Indica a Elena che è libero.

 

ELENA:

Un punto.

Matteo attende. Qualcuno dall’altra parte risponde.

 

MATTEO: (al telefono)

Pronto?

ELENA:

Due punti.

MATTEO: (al telefono)

Ciao amore, sono io.

ELENA:

Tre punti.

MATTEO: (al telefono)

Scusa l’ora. No, tutto bene. Volevo dirti una cosa. Ascoltami. Stasera ho baciato un uomo e mi è piaciuto. No, non è uno scherzo. Sto parlando sul serio. Non lo so… Non lo so. So solo che mi è piaciuto. Pronto? Amore?

Riattacca il telefono.

 

ELENA:

Tre più cinque fanno otto punti per Matteo.

MATTEO:

Avete capito il gioco?

LAURA:

Era la tua fidanzata?

MATTEO:

Sì. Anna? Credo che tocchi a te.

Elena alza la cornetta e aspetta Anna che li guarda, seria.

Prende la cornetta.

ANNA: (compone il numero, si porta il telefono all’orecchio; a Elena)

Sta squillando.

ELENA:

Un punto.

ANNA: (al telefono)

Pronto? Buonasera. Scusi per l’ora, ma ho bisogno di parlare urgentemente con il dottor Pezza.

ELENA:

Due più il bonus siamo a cinque punti.

ANNA: (al telefono)

Una sua paziente.

Silenzio. Tutti guardano Anna col fiato sospeso.

 

ANNA: (al telefono)

Ciao, vecchio. Sono io.

ELENA:

Otto punti.

ANNA: (al telefono)

Disturbo? A me al cellulare non rispondi. Dove sei? Vai alla scrivania. E tu rispondile. Aspetto. Dille chi sono. DILLE CHI SONO! Cosa le hai detto, che sto morendo? No, non sono incazzata. No, amore mio. Vai alla scrivania. Perfetto. La vedi la foto di tua moglie in montagna con le bambine? Sono belle in quella foto. Erano altri tempi, vecchio. Ti ho chiamato perché io quella foto ce l’ho stampata in testa. Amore mio, io quella foto ce l’avevo in faccia mentre tu mi scopavi sulla scrivania. Le tue bambine mi sorridevano e tua moglie molto teneramente mi salutava con la mano. Ho tenuto gli occhi aperti tutto il tempo per ricordarmela bene, quella foto. Non tornerai indietro, né alla montagna, né a quei sorrisi. Perché ogni volta che entrerai nello studio e ti siederai a quella scrivania, vedrai la mia schiena muoversi violentemente. L’ho capito stasera e volevo dirtelo: questo non è un gioco. Règolati di conseguenza. Di’ a tua moglie che la saluto anch’io.

Riattacca. Silenzio. Anna prende la bottiglia di whisky e beve a collo.

 

ELENA:

Tredici punti per Anna. A chi tocca?

MATTEO:

Tocca a Davide.

Il festeggiato:

No. Lui no.

DAVIDE: (al festeggiato)

E chi sei, mio padre?

Elena prende la cornetta e la passa a Davide. Davide compone il numero.

 

DAVIDE: (con il telefono all’orecchio)

Squilla.

ELENA:

Un punto.

Pausa. Tutti lo guardano col fiato sospeso.

DAVIDE: (fa un cenno agli altri)

Pronto?

ELENA:

Due punti.

DAVIDE: (al telefono)

Scusa, sono io.

ELENA:

Cinque punti.

DAVIDE: (al telefono)

Stavi dormendo? Scusa. No, no, tutto ok. Non è successo niente. Devo dirti una cosa, importante.

Pausa.

DAVIDE: (al telefono)

Io non sono felice. Di come vanno le cose. Dell’università. Della mia vita in generale. Non so se sto facendo la cosa giusta. Fammi parlare. Io non lo so. Potrebbe essere tutto sbagliato. O tutto giusto. Stai zitto e ascoltami. Io adesso proprio non lo so. Non so chi sono, e non so dove sto andando. E sono stanco di sentirmi in colpa. Ognuno fa le sue scelte e ognuno raccoglie quello che semina, come dici tu. Ecco, adesso te lo dico io. Tira fuori il tuo coraggio e raccogli quello che hai seminato: senso di colpa, senso del dovere, e tanta buona educazione. Come mi hai insegnato tu. Chiedi sempre “per favore” prima di prendere, e di’ sempre “grazie”, dopo aver preso. Anche qualcosa che non hai chiesto. Anche qualcosa che non volevi. Prendere, e dire “grazie”. Sempre.

Per non avermi mai fatto una domanda, per aver sempre detto di sì, io ti odio, papà. Riattacca. Pausa. Tutti guardano Davide. Anna si scuote, gli passa la bottiglia di whisky. Davide beve.

 

Il festeggiato: (a Davide)

Ma tu chi sei? Non sei felice?

DAVIDE:

No!

Il festeggiato:

E quando volevi dirmelo, tra una riga e un’altra? O una volta finita l’università, se mai la finirai? Vergognati di dire che sei mio amico. Vergognati.

DAVIDE:

Tu parli?! Ma guarda come cazzo ti sei ridotto. Alcolizzato di merda. Quanti aperitivi pensavi di farti ancora prima di alzare il telefono e dire che avevi bisogno di una mano?

Il festeggiato:

Ma quello che c’entra? Io per te ci sarò sempre, questo lo devi sapere!

DAVIDE:

Era vero una volta, adesso sono rimaste solo le buone maniere. Tu non sei migliore di me. Sei come mio padre.

Il festeggiato:

Che cosa stai dicendo?

DAVIDE:

La laurea, poi è diventato il tuo lavoro, la tua casa, la tua vita… Sei sparito, e non so che fine hai fatto. Perché io qui davanti a me vedo solo un fantasma.

Il festeggiato:

E’ stata dura, sono cambiate tante cose, sono successe cose che non sai.

DAVIDE:
E perché non le so? Perché sei un orgoglioso del cazzo, ecco perché, e non sei proprio capace di chiedere aiuto. Meglio annegare in un mare di merda che chiedere una mano a qualcuno. E per il tuo cazzo di orgoglio te ne sei andato, e mi hai lasciato da solo!

Il festeggiato:

Ma non è vero!

 

 

DAVIDE:

“Ci sono tre domande alle quali tu dovrai rispondere quando te le farò.” Questo dicevi! “Tra amici queste sono le domande che bisogna farsi”, dicevi!

Il festeggiato:

E’ così!

DAVIDE:

Non me le hai mai fatte, quelle domande! Dove sei finito? Cosa fai ogni giorno? Lavori, bevi, dormi, sei occupato, sei diventato adulto, tu!

Il festeggiato:

E va bene! Ecco le tre domande del cazzo! Come stai?

DAVIDE:

Spesso mi annoio.

Il festeggiato:

Cosa vuoi?

DAVIDE:

Non lo so.

Il festeggiato:

Cosa ti serve?

DAVIDE:

Restituiscimi il pugno.

Il festeggiato gli tira un pugno nello stomaco che lo piega in due.

 

Davide:

Adesso siamo pari. Non mi devi più niente. Ora sento me. Proprio me. Tu invece sei svanito.

Il festeggiato: (tra sè)

Non è vero.

Pausa.

 

ELENA:

Siamo a dieci punti in tutto per Davide. Otto per Matteo e tredici per la nostra Anna. (prende in mano la cornetta) A chi tocca?

LAURA:

Chi vince cosa guadagna?

MATTEO:

Il grande sollievo di dire o sentirsi dire la verità.

LAURA:

Chiamo io.

MATTEO:

Chiami il paparino?

LAURA: (a Elena)

Dammi quel cazzo di telefono!

Le strappa il telefono di mano; compone il numero. Indica a Elena che è libero.

 

ELENA:

Un punto.

Laura attende.

 

LAURA: (al telefono)

Pronto?

ELENA:

Due punti.

LAURA: (al telefono)

Franco, ascoltami. Stai zitto. Sì, sono a casa di Luca.

ELENA:

Tre punti.

LAURA: (al telefono)

No, non sto bene. Se ti faccio una domanda tu mi dici la verità? RISPONDI! Se io ti faccio una domanda tu mi dici la verità? Tu… Franco, tu lo vuoi tenere il bambino? NON MI DIRE CHE E’ LA COSA MIGLIORE CHE CI SIA MAI SUCCESSA! STO FACENDO LA DOMANDA A TE! Che cosa vuoi tu? Tu lo vuoi tenere il bambino? Franco, rispondimi!

Il festeggiato prende la cornetta a Laura e mette giù.

 

Il festeggiato:

Adesso basta!

LAURA:

Non aveva risposto! (a Matteo) Questo non lo doveva fare! Non era nei patti!

Il festeggiato:

Stai calma adesso, per favore.

Squilla il fisso della casa del festeggiato. Pausa.

 

LAURA: (al festeggiato)

Fammi rispondere. E’ Franco. (Il festeggiato tiene la cornetta premuta contro il telefono) Luca!

 

Il festeggiato:

Stai calma. Adesso è finita.

 


13. 23 gennaio – ore 2:15

 

Il telefono squilla. Laura piange. Elena fa per abbracciarla. Laura si scosta. Il telefono smette di squillare. Il festeggiato stacca la cornetta e l’appoggia sul tavolo. Si sente il suono di linea libera del telefono. Non si sente altro. Ora si parlano, lentamente, come se le parole facessero fatica ad uscire.

 

Il festeggiato:

Adesso è finita.

ANNA:

Sei una merda. Dovevi lasciarla finire.

Il festeggiato:

I giochi sono finiti.

MATTEO:

Si chiude qui la serata?

Pausa.

 

Il festeggiato:

Sì, potete andare.

ELENA:

Oddio, meno male, non ce la facevo più.

MATTEO:

Prendi il cappotto. Adesso andiamo.

Matteo e Elena cercano le loro cose nello spazio. Pausa.

 

MATTEO:

Non mi sento bene. (a Elena) Ci sei?

ELENA:

Sì. Chiamo un taxi.

MATTEO: (a tutti)

Io… Io vi chiedo scusa.

Il festeggiato: (a Matteo)

Ti chiami veramente Matteo?

ELENA:

Si chiama Giovanni.

Il festeggiato:

E tu?

ELENA:

Che te ne frega?

ANNA:

Giovanni?! Cos’è, ora? Indovina chi?

ELENA:

No, i giochi sono finiti. Noi stiamo andando a casa. (a tutti) Giocate da soli, ora.

 

Il festeggiato:

Non era questa la festa che volevo. (scatta) NON ERANO QUESTI I NOSTRI ACCORDI!

MATTEO: (scatta)

Non era questa la festa di cui mi avevi parlato al telefono! Pochi amici, gente tranquilla… Noi abbiamo fatto quello che potevamo. Abbiamo seguito voi!

SABRINA:

Avete seguito chi?

ELENA: (a tutti)

Ragazzi, mi dispiace, noi non siamo così. Siamo stati chiamati per fare un’altra cosa ma poi ci è scappata di mano la situazione.

DAVIDE:

Scusate. E’ un altro gioco? Perché non sto capendo cosa sta succendo.

Il festeggiato:

Vi è scappata di mano la situazione?! E cosa fate ai matrimoni, ammazzate il padre della sposa?

MATTEO:

E cosa potevamo fare? Noi facciamo il nostro lavoro a seconda della festa che ci troviamo davanti.

DAVIDE:

Qualcuno mi vuole spiegare?

ELENA: (al festeggiato)

Pensi che sia stato facile con tutto questo alcool, e la cocaina? Noi mentre lavoriamo non possiamo!

MATTEO: (a Elena)

Lascia stare.

ELENA:

Questi giochi sono pericolosi.

ANNA:

Ce li avete proposti voi!

MATTEO:

Nessuno vi ha costretto. Avete giocato perché volevate giocare. Non avevate nulla di meglio da fare! E’ per questo motivo che il vostro festeggiato ci ha chiamato! Perché si annoiava a morte!

Pausa.

 

LAURA:

Luca, chi sono loro?

ELENA: (quasi sul punto di piangere)

Mi dispiace, Laura. Credo che avere un bambino sia la cosa più bella al mondo. Sul serio. Sarai una mamma stupenda.

LAURA: (piangendo, al festeggiato)

Chi sono loro?

 

Il festeggiato:

Non so come spiegarvelo…

ANNA:

Provaci.

Il festeggiato: (a Matteo e Elena)

Siete stati bravi.

ELENA:

Vaffanculo.

DAVIDE: (al festeggiato)

Cosa stai dicendo?

Il festeggiato:

Loro sono… due attori. Due attori. Li ho chiamato io per farvi una sorpresa, uno scherzo.

SABRINA:

Uno scherzo?

Il festeggiato:

Volevo fare qualcosa di diverso da tutti i compleanni che abbiamo fatto insieme. Volevo che fosse speciale.

ANNA: (ridendo)

Tu hai chiamato due attori per fare questi giochi di merda?

Il festeggiato:

No! Io ho chiamato due attori che… Non so neanche io perché li ho chiamati.

MATTEO:

Perché avevi paura di annoiarti.

LAURA:

E quindi hai chiamato due estranei perché giocassero con le nostre debolezze?

Il festeggiato:

No!

ELENA:

Guardate che avete fatto tutto da soli. Avevate talmente tante belle cose da dirvi che non vedevate l’ora. Non abbiamo neanche fatto in tempo a partire con il primo gioco che già vi stavate vomitando tutto addosso! (al festeggiato) Ma lo sai che cosa non è stato tenere sotto controllo la situazione?

Il festeggiato:

E questo lo chiami tenere sotto controllo?

MATTEO:

Noi ti abbiamo chiesto ad ogni passo se volevi andare avanti. E tu non ci hai mai fermato!

Il festeggiato:

E come facevo?

ELENA:

Dicevi basta come hai fatto adesso! Non mi sembrava così difficile.

ANNA: (sarcastica)

Io non ci posso credere.

LAURA:

Io ho chiamato Franco.

DAVIDE:

Io ho chiamato mio padre, se è per questo.

MATTEO:

Tutto quello che è successo è successo perché doveva succedere.

SABRINA: (a Matteo)

Aspetta un attimo. (al festeggiato) Avevi paura che la festa andasse male e quindi hai chiamato due attori perché – diciamo – mettessero un po’ di pepe.

ANNA:

A me sembra assurdo.

SABRINA:

Solo che la serata ha superato di gran lunga ogni possibile e perversa fantasia ed è andata come tutti sappiamo bene.

DAVIDE:

Io non ci credo. Cazzo, non ci credo! Tu ti chiami Matteo e basta! Adesso la smettete, perché se è uno scherzo non fa ridere nessuno.

ELENA:

Evidentemente doveva andare così. Non so cosa dirvi.

Il festeggiato:

Doveva andare così? Non ci foste stati voi tutto questo non sarebbe mai successo!

Pausa.

MATTEO:

Ecco, appunto. Pensa a quello che hai detto.

Tutti restano immobili, in silenzio. Davide si avvicina al festeggiato.

DAVIDE:

Non è uno scherzo. Vero, Luca?

Buio.


14. 22 gennaio – ore 7:15

 

Il festeggiato è da solo. Tutto è pulito. Non c’è traccia di festa. In mezzo alla stanza, la bottiglia di whisky. 

 

Il festeggiato:

Il giorno che sono nato nevicava e in città c’era lo sciopero dei mezzi. Mia madre aveva molti dolori e le era preso una sorta di blocco maternale per cui non voleva partorire. Venivo al mondo di culo e dopo pochi ragionamenti hanno fatto il cesareo.

Io dormivo quando mi hanno sculacciato e hanno avuto paura per qualche istante che io non respirassi. Poi ho visto la luce e ho urlato forte sollevando medici, infermiere e, credo, mia madre. Mio padre non mi ha visto nascere perché facendo il commesso viaggiatore è arrivato in ritardo, causa traffico, neve e altre cose che secondo me nessuno poi ha chiarito.

Tutto questo me l’hanno raccontato, perché uno mica si ricorda come è nato e cosa ha fatto al primo vagito. So di avere la testa in perfetta forma perché nessuno mi ha tirato dal cranio per farmi venire al mondo. So anche di essere un po’ pigro perché sono nato di cesareo mentre dormivo.

Ma queste sono sempre cose che ti raccontano per via che da come si nasce si capiscono molte cose su una persona.

La mia prima parola è stata “papà”. La prima persona che ho nominato e riconosciuto come tale. Forse è stata “pappa”, ma mio padre si è sentito subito chiamato in causa. Dicono che la prima persona che un bambino riconosce è la persona con cui si sentirà in competizione dopo, con cui avrà più conflitti.

La mia materia preferita era la matematica. Ho saputo sempre cosa fare con i numeri e le formule. Dicono che se una persona preferisce la matematica a italiano, alla grammatica, è più propensa ad essere una persona scettica, lineare, che cercherà risposte scientifiche a ciò che non si può spiegare.

Ma queste sono sempre cose che ti raccontano per via che da come si cresce si capiscono molte cose su una persona.

Forse dovrei uscire e lasciare tutto così come è. Spegnere il telefono, fare una piccola valigia e prendere il primo treno che capita. Forse dovrei montare su un tram e fare qualche giro. Forse dovrei accendere la tv e non rispondere al citofono. Forse dovrei uscire dalla finestra e vedere che succede.

In un giorno come questo dovrei fare qualcosa di speciale, di diverso, di sorprendente per me, che segni l’inizio di una fase nuova.

Oggi è il mio trentesimo compleanno.

Buio.

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