Prima persona.

con

lara guidetti, francesco pacelli, marcello gori

coreografie

lara guidetti, francesco pacelli

musiche originali eseguite dal vivo

marcello gori

photo

oleandroart

produzione

compagnia Sanpapié

 

 

 

Buio sullo spazio scenico. Entra Marvel, lo attraversa, raggiunge la sua postazione. Accende la lucetta. Musica.

 

CORSA 1 – Arrivare per primo.

 

MARVEL:

Arrivare per primo. Arrivare in tempo. Arrivare anche un attimo prima. Me lo diceva sempre, mio padre: “Meglio un attimo prima che un attimo dopo”. Che se arrivi prima, fai bella figura. E hai anche qualche minuto per tirare fiato, per risistemarti i vestiti che hai scelto con tanta cura. Magari hai anche il tempo per fumarti una sigaretta, per guardarti un po’ in giro. Arrivare in ritardo è da maleducati. Far aspettare la gente. Fuori discussione. (comincia a salire la luce sullo spazio; Lara e Fra stanno correndo) Arrivare per primo. Perché le occasioni non sono molte, sono poche. Altrimenti non sarebbero così speciali, così preziose. E dato che sono poche, bisogna essere pronti. Anche perché non c’è proprio modo di sapere, se e quando arriveranno. E quindi nel dubbio bisogna essere pronti. Sempre.

 

FRA:

Quanto manca?

LARA:

Non molto, credo.

 

Lara e Fra continuano a correre. Il pezzo finisce. La luce scende lentamente a buio.

 

VIVO O MORTO ZIO.

 

MARVEL:

Andare. Lavorare. Produrre. A tutti i costi, accumulare. Siamo quello che facciamo. Siamo quello che abbiamo intorno. Quando siamo un po’ confusi, basta che diamo un’occhiata alle nostre cose, e loro ci ricordano quello che siamo, da dove veniamo, a volte anche dove stiamo andando.

Prendete (ad esempio) i vestiti. Anche quelli che non mettete mai. Prendete la lavatrice, lo stereo. Prendete i libri. La cucina. Il divano di cui state ancora pagando le rate. Stanno fermi lì, ci aspettano, se ci fermiamo a guardarli sembra quasi che sorridano: ci rassicurano. Come a dire: stiamo qui, prendiamo polvere, ti aspettiamo.

Ci circondiamo di cose morte.

Delle cose vive, invece, bisogna avere cura. Perché non stanno ferme lì, a prendere polvere. (sale lentamente la luce) Se ne vanno via.

 

 

 

HO SOGNATO.

Fra è seduto a terra, di spalle. Lara è in piedi in proscenio di spalle al pubblico. Comincia a camminare verso il fondo.

 

FRA:

Ho sognato di aspettarla fino al mattino sotto al suo portone, al freddo.

Ho sognato di scendere dal tram alla sua stessa fermata.

Ho sognato di chiederle una sigaretta, ho sognato di dirle che era bella, ho sognato di chiederle di dormire con lei.

Ho sognato la prima volta che l’ho vista, la prima volta che l’ho baciata, la prima volta che abbiamo fatto l’amore.

Di quando siamo andati al cinema, di quando abbiamo mangiato insieme.

Ho sognato –

Ho sognato –

(Lara esce dalla luce)

Ma era soltanto un sogno.

 

VIVO O MORTO 1.

Lara rientra in scena e si siede vicino a Fra.

 

LARA:

Pesce?

FRA:

Vivo.

LARA:

Gatto?

FRA:

Vivo.

LARA:

Gabbiano.

FRA:

Vivo.

LARA:

Tavolo?

FRA: (ci pensa un attimo, poi risponde)

Morto.

LARA:

Sedia?

FRA:

Morta.

LARA:

Casa?

FRA:

Morta.

LARA:

Quindi le cose che si muovono sono vive, e quelle che stanno ferme sono morte.

FRA: (annuisce)

Mi pare.

LARA: (soddisfatta)

Bene. Segnalo.

 

FRA: (si avvicina a Lara, le si siede a fianco)

Però con le cose che hai visto è facile. Con quelle che non hai visto come fai?

LARA:

Cioè?

FRA:

Anche le cose che non hai mai visto esistono.

LARA: (pensandoci su)

Tipo… l’australopiteco? Dici cose così?

FRA:

L’australopiteco?

LARA:

Sì. Per dire.

FRA:

Beh, l’australopiteco è sicuramente morto.

LARA:

Infatti non si muove. Che io sappia. Io lo segnerei.

FRA:

No, no. L’australopiteco non si muove.

LARA:

E invece… Un missile nucleare?

FRA:

Quello è vivo.

LARA:

Perché si muove. E… il microscopio a scansione?

FRA:

Morto.

LARA:

Una supernova?

FRA:

Viva.

LARA:

La statua della libertà?

FRA:

Morta. Come la Tour Eiffel. Segna tutto.

 

Pausa. Si stendono con la schiena a terra.

 

LARA:

Però. Ci sono un sacco di cose che non abbiamo mai visto.

FRA:

Già. Non è semplice per niente, secondo me.

 

PRIMA DI ANDARE A DORMIRE.

 

MARVEL:

La sera, prima di andare a dormire, fumo l’ultima sigaretta del giorno davanti alla finestra e penso ad almeno dieci cose che potrei fare.

Ho sempre delle buone idee per migliorarmi, per rendere la mia vita migliore, per diventare una persona migliore. Tutta la mia vita è tesa al miglioramento.

Penso che devo chiamare quella persona che non mi ancora pagato e chiederle di farlo. E quei soldi penso che potrò darli a quell’altra persona che me li ha prestati e anche comprarmi un paio di scarpe nuove.

Penso che già che ci sono chiamerò quell’altra persona ancora per chiederle se ha del lavoro per me questo mese.

Domani chiamerò quell’amico che non sento da tanto tempo, chiamerà anche mia madre per sapere come vanno le cose.

Penso che passerò in tintoria a prendere le cose che ho lasciato lì due mesi fa.

Penso che quest’anno dovrei riprendere a studiare un po’. Magari fare un corso di inglese, che ci vuole sempre, e anche leggere più libri e vedere più film. Almeno un film alla settimana e un libro ogni due.

Penso che ci sono ancora tante strade di questa città che non conosco, dove non sono mai stato. Penso che ci andrò. Così saprei dare meglio anche le indicazioni a chi me le chiede per la strada.

Penso che dovrei fare dello sport, per tenermi in forma, scaricare la tensione. E ascoltare della musica, comprare dei dischi che non conosco, solo così, per sentire qualcosa di nuovo.

La sera penso ad almeno dieci cose che potrei fare. Poi quando mi sveglio non me ne ricordo nemmeno una.

Chissà perché.

 

SECONDO AVVISO BOMBA.

 

QUALCOSA DI SPECIALE.

 

HO CAPITO.

 

LARA:

Ho capito. Che cosa fa girare il mondo.

Ho capito. Che non è l’affetto. Non è l’amore. Non è la vocazione, il bisogno, l’urgenza, l’ambizione, la curiosità. Non è neanche senso del dovere. Non è bisogno di appartenenza.

E’ la paura.

Paura di non essere abbastanza, di non fare abbastanza.

Di non essere pronta, di non essere all’altezza, di non capire.

Paura degli altri, che mi portino via quello che sento come mio, che siano migliori o peggiori di me.

Paura di quello che non so, e di quello che so per come me lo raccontano.

Paura di perdere qualcuno, di perdere il conto, il controllo, il lavoro, di perdere la mia vita per come la conosco.

E’ solo paura.

 

VIVO O MORTO 2.

 

FRA:

Cane.

LARA:

Vivo.

FRA:

Moquette.

LARA:

Morta.

FRA:

Cristallo di Boemia?

LARA:

Morto.

FRA:

Antropologo?

LARA:

Morto.

FRA:

Perché?

LARA:

Perché è noioso.

FRA:

Giusto. Io lo segno.

 

LARA:

Fotografia.

FRA:

Morta.

LARA:

Peritonite?

FRA:

Morta, mi pare.

LARA:

Morta, sì.

FRA:

Gelato?

LARA:

Morto.

FRA:

Pistillo?

LARA:

Morto.

FRA:

Porfido?

LARA:

Morto. Fango?

FRA:

Morto.

LARA:

Film?

FRA:

Vivo.

LARA

Bicicletta?

FRA:

Morta.

LARA:

Però si muove.

 

Pausa. Si guardano imbarazzati per un attimo, poi subito riprendono il gioco.

 

FRA:

Termodinamica.

LARA:

Viva.

FRA:

Camicia.

LARA:

Morta.

FRA:

Panino?

LARA:

Morto.

FRA:

Congiuntivo.

LARA:

Morto.

FRA:

Occhio?

LARA:

Vivo.

FRA:

Cumulonembo?

LARA:

Vivo.

FRA:

Radio?

LARA:

Morta.

FRA:

Però parla.

 

Pausa. Si guardano.

 

LARA:

Stiamo incontrando qualche difficoltà.

FRA:

L’avevo detto, che non sarebbe stato facile.

LARA:

Forse sono le regole che non vanno bene.

FRA:

Ci sono molte eccezioni.

 

Pausa.

 

LARA:

Mi sono persa.

FRA:

Anch’io.

LARA:

Non ci si può perdere in due.

FRA: (alzando le spalle)

Ci sono molte eccezioni.

 

CORSA 2 – Qui l’aria è piena.

 

MARVEL:

Qui l’aria è piena. Piena della delusione di chi ieri ha creduto nel domani.

Della rabbia di chi ha aspettato, di chi ha resistito. Di chi non si è risparmiato. Di chi ha seminato. Di chi ha costruito.

Di chi ha giocato la partita fino in fondo, spaccandosi le ossa per trovare il modo di venirne fuori.

Di chi è arrivato in fondo, e aspetta di vedere il risultato uscire sul tabellone.

Ma domani è oggi, e non c’è nessun premio.

 

CROLLI e CEDIMENTI.

 

L’ANNASPO.

 

IMMOBILE.

 

LA BOMBA.

 

VIA LA PELLE  – nuova nascita – verso l’alto – di nuovo in piedi

 

CORSA 3 – FINALE.

 

MARVEL:

Arrivare per primo. Arrivare in tempo. Me lo diceva sempre mio padre. Andare, dico io. Anche se non sai dove. Vai. Corri. Verso qualcosa di nuovo.Verso qualcosa, qualunque cosa sia quello che sarà, tu vagli incontro. Corri. Togli il lavoro. Togli la casa. Togli la lavatrice e lo stereo. I libri. La cucina. Il divano di cui sto ancora pagando le rate. E ancora mi resterà del fiato per correre. Sempre. Perché sono vivo. Vivo.

 

Buio.

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